“Il fait beau” e “il faisait beau”: stessa frase, una lettera di differenza nello scritto, un mondo di differenza nella grammatica. Il francese è la lingua che gli italiani credono di capire al primo colpo e che poi li tradisce sui dettagli: un accento, una liaison, un participio che si accorda quando non te lo aspetti.
Questo insegnamento unisce tre cose: la lingua (le esercitazioni con i lettori, lo scritto), la linguistica (la descrizione scientifica del francese: fonetica, morfologia, sintassi, lessico) e la civilisation, cioè la storia della lingua e le istituzioni della Francia contemporanea. Si sostiene al primo anno in molti corsi di Lettere e Lingue, vale tra 6 e 9 crediti, e prevede di solito uno scritto di lingua e un orale, spesso in parte in francese.
| Esame | Langue, linguistique et civilisation française I |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere, Lingue e letterature straniere, Beni culturali |
| Crediti | di solito 6-9 CFU |
| SSD | area di lingua e traduzione francese (ex L-LIN/04) |
| Prova | scritto di lingua (spesso livello B1-B2) e orale, anche in francese |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Ho scritto gli appunti in italiano, perché il punto è capire i meccanismi, ma tutti gli esempi sono in francese. Leggili ad alta voce. La parte di fonetica, in particolare, si impara con l’orecchio e con la bocca, non con gli occhi. Ascolta ogni giorno dieci minuti di francese vero, una radio, un podcast, un notiziario, e ripeti le frasi che senti. Il mio consiglio, dato a generazioni di matricole, è sempre lo stesso: meglio poco tutti i giorni che un pomeriggio intero la settimana prima dello scritto.
Le sezioni seguono l’ordine dei programmi più comuni: suoni, scrittura, morfologia, verbi, sintassi, lessico, storia della lingua, civilisation. Alla fine di ognuna trovi due domande come quelle che si fanno all’orale.
Fonetica e fonologia
L’alfabeto fonetico
Per descrivere i suoni del francese si usa l’Alfabeto fonetico internazionale (API in francese, IPA in inglese). Le trascrizioni si mettono tra parentesi quadre per la pronuncia concreta, tra barre oblique per i fonemi. Il francese standard ha un sistema vocalico molto più ricco dell’italiano, che di vocali ne ha sette. Le vocali orali del francese di riferimento sono, nella descrizione classica, una dozzina, a cui si aggiungono le nasali.
Le vocali difficili per un italiano
- Le vocali anteriori arrotondate: [y] di tu, [ø] di peu, [œ] di peur. Si pronunciano con la lingua in posizione di [i] o [e] e le labbra arrotondate come per [u] o [o]. Per un italiano sono la prima vera difficoltà: “tu” e “tout” [tu] sono due parole diverse.
- Le vocali nasali: [ɑ̃] di temps, [ɔ̃] di bon, [ɛ̃] di vin, e [œ̃] di un, che nella pronuncia parigina contemporanea tende a confondersi con [ɛ̃]. Nella nasale la consonante “n” scritta non si pronuncia: “bon” è [bɔ̃], non [bon].
- La e caduca (o e muet, schwa), [ə], che si pronuncia o cade secondo il contesto: “samedi” si dice spesso [samdi]. La regola dei tre consonanti, formulata da Maurice Grammont, aiuta a prevederne il comportamento: la e si mantiene se la sua caduta metterebbe a contatto tre consonanti.
Consonanti e accento
Le consonanti sono più vicine all’italiano, con alcune differenze: la r standard è uvulare [ʁ], non vibrante alveolare; [ʒ] di jour e [ʃ] di chat sono distinte; non esistono consonanti doppie distintive come in italiano (“fatto” e “fato”). L’accento francese è fisso: cade sull’ultima sillaba pronunciata del gruppo ritmico, non della singola parola. “Je ne sais pas” ha un solo accento, su “pas”.
Liaison ed enchaînement
L’enchaînement è il legame di una consonante finale pronunciata con la vocale iniziale della parola seguente: “il arrive” [i-la-ʁiv]. La liaison è diversa: una consonante finale normalmente muta si pronuncia davanti a vocale. “Les” è [le], ma “les amis” è [le-za-mi]. La liaison è:
- obbligatoria tra determinante e nome (“les enfants”, “un ami”), tra pronome e verbo (“nous avons”, “ils ont”);
- vietata dopo “et” (“et / alors”), davanti all’h aspiré (“les / héros”), dopo un nome singolare (“un enfant / adorable”);
- facoltativa in molti altri casi, ed è lì che si vede il registro: più liaisons, più formalità.
L’h aspiré non si pronuncia, ma impedisce liaison ed elisione: “le héros”, non “l’héros”. È una traccia dell’origine germanica di molte di queste parole.
Un esercizio di trascrizione
All’esame scritto capita spesso una trascrizione fonetica. Prendiamo una frase semplice: “Les enfants ont mangé du pain.” Procedi per gruppi ritmici, non parola per parola. “Les enfants” ha una liaison obbligatoria tra determinante e nome: [lezɑ̃fɑ̃]. Nota che la t finale di “enfants” non si pronuncia e che entrambe le nasali sono [ɑ̃]. “Ont mangé”: la liaison dopo “enfants” davanti a “ont” è facoltativa, perché dopo un nome plurale non è obbligatoria, e nel registro corrente di solito non si fa (dopo un nome singolare sarebbe invece vietata); dopo “ont” davanti a consonante non c’è liaison: [ɔ̃mɑ̃ʒe]. “Du pain”: [dypɛ̃], con la [y] arrotondata e la nasale [ɛ̃]. Risultato: [lezɑ̃fɑ̃ ɔ̃ mɑ̃ʒe dy pɛ̃].
Gli errori tipici degli italiani in questo esercizio sono tre: pronunciare la n delle nasali, dimenticare le liaisons obbligatorie e confondere [y] con [u]. Un quarto errore, più sottile, è mettere un accento su ogni parola, come faremmo in italiano. In francese l’accento cade solo alla fine del gruppo, su “pain”, e le altre sillabe hanno tutte più o meno la stessa durata.
Ti consiglio di esercitarti ogni giorno con frasi brevi, controllando la pronuncia sui dizionari in rete che offrono la trascrizione e l’audio. Dopo un paio di settimane la trascrizione diventa quasi automatica.
Cosa ti chiedono all’orale (fonetica)
Che differenza c’è tra liaison ed enchaînement? Nell’enchaînement una consonante finale che si pronuncia sempre si lega alla vocale iniziale della parola successiva, come in “il arrive”. Nella liaison una consonante finale che normalmente è muta viene pronunciata davanti a vocale, come la s di “les” in “les amis”. La liaison può essere obbligatoria, vietata o facoltativa; quella facoltativa dipende dal registro.
Quali sono le vocali nasali del francese? Nella descrizione tradizionale sono quattro: [ɑ̃] come in “temps”, [ɔ̃] come in “bon”, [ɛ̃] come in “vin” e [œ̃] come in “un”. Nella pronuncia parigina attuale [œ̃] tende a confondersi con [ɛ̃]. Sono vocali in cui l’aria passa anche dal naso, e la consonante nasale scritta non si pronuncia.
Ortografia e scrittura
Uno scritto lontano dall’orale
L’ortografia francese è tra le meno fonetiche d’Europa. Lo stesso suono [o] si scrive o, au, eau, ô; il suono [ɛ̃] si scrive in, ain, ein, un, yn. Molte lettere finali sono mute (“petit”, “grand”, “ils chantent”). La ragione è storica: l’ortografia è stata fissata quando la pronuncia era diversa, e in parte è stata costruita su modelli latini (il “p” di “temps” ricorda tempus).
La linguista Nina Catach ha descritto l’ortografia francese come un plurisistema: lettere che trascrivono suoni (fonogrammi), lettere che indicano informazioni grammaticali (morfogrammi, come la -s del plurale o la -nt della terza plurale), e lettere che servono a distinguere parole omofone (logogrammi: “vert”, “verre”, “vers”, “ver”, “vair”).
Gli accenti
- L’accent aigu si trova solo su é ([e]: “été”).
- L’accent grave su è ([ɛ]: “père”), e su à e où per distinguere omografi (“a”/”à”, “ou”/”où”).
- L’accent circonflexe su tutte le vocali; spesso ricorda una s scomparsa (“forêt” accanto a “forestier”, “hôpital” accanto a “hospitalier”).
- La cédille (“ça”, “garçon”) indica la pronuncia [s] davanti ad a, o, u.
- Il tréma indica che una vocale va pronunciata separatamente (“naïf”, “Noël”).
Le riforme
Nel 1990 il Consiglio superiore della lingua francese ha proposto delle rectifications de l’orthographe, approvate dall’Académie française, che semplificano alcuni casi: la soppressione del circonflesso su i e u quando non serve a distinguere (“paraitre”, “cout”), la saldatura di alcuni composti, la regolarizzazione di alcuni plurali. Le due grafie sono entrambe accettate. Lo sapranno anche i tuoi docenti, che però ti chiederanno di essere coerente.
Cosa ti chiedono all’orale (ortografia)
Perché si dice che l’ortografia francese è un plurisistema? La definizione è di Nina Catach: l’ortografia combina diversi tipi di segni. Alcune lettere trascrivono suoni, altre portano informazioni grammaticali che spesso non si sentono, come le desinenze del plurale, altre ancora distinguono parole che si pronunciano allo stesso modo. L’ortografia non è quindi solo la trascrizione della pronuncia, ma un sistema con funzioni diverse.
Che cosa indica spesso l’accento circonflesso? In molti casi la scomparsa di una s che esisteva in francese antico e che si conserva in parole dotte o nelle lingue sorelle: “forêt” e l’italiano “foresta”, “fête” e “festa”, “hôpital” e “ospedale”. In altri casi distingue omografi, come “sur” e “sûr”, oppure segnala una vocale lunga. Le rettifiche del 1990 lo hanno reso facoltativo su i e u in molte parole.
Morfologia del nome e del determinante
Genere e numero
Il francese ha due generi, come l’italiano, ma molte parole cambiano genere tra le due lingue: “la mer” (il mare), “le lait” (il latte), “la dent” (il dente), “le sel” (il sale), “la fleur” (il fiore). Fai una lista e ripetila. Ti assicuro che “le lait” e “la mer” sbagliati all’orale sono tra gli errori che i lettori madrelingua notano per primi, e che ti costano più di quanto pensi. Il plurale scritto si fa di solito con -s, ma nell’orale spesso non si sente: “le livre” [lə livʁ] e “les livres” [le livʁ] si distinguono solo dall’articolo. È uno dei tratti più importanti del francese parlato: il numero è segnalato soprattutto dai determinanti.
Gli articoli
Oltre agli articoli determinativi (le, la, l’, les) e indeterminativi (un, une, des), il francese ha l’article partitif: du, de la, de l’, des. Indica una quantità non precisata: “je bois du café”, “elle mange de la soupe”. In italiano possiamo dire “bevo caffè” senza articolo; in francese no. Dopo la negazione il partitivo diventa de: “je ne bois pas de café”. E dopo le espressioni di quantità: “beaucoup de café”, “un peu de lait”.
Gli articoli si contraggono con à e de: au, aux, du, des. “Je vais au cinéma”, “le livre du professeur”.
Pronomi
I pronomi personali soggetto sono obbligatori: il francese non è una lingua a soggetto nullo come l’italiano. “Mangio” si dice “je mange”, mai solo “mange”. Questo dipende dal fatto che nell’orale molte forme verbali sono identiche (“je mange”, “tu manges”, “il mange” si pronunciano allo stesso modo).
I pronomi en e y non hanno un equivalente perfetto in italiano. En sostituisce un complemento introdotto da de o un partitivo (“j’en veux”, ne voglio; “j’en viens”, vengo da lì). Y sostituisce un complemento introdotto da à o un luogo (“j’y pense”, ci penso; “j’y vais”, ci vado).
Cosa ti chiedono all’orale (nome e determinante)
Come si usa l’articolo partitivo? Il partitivo du, de la, de l’, des indica una quantità indeterminata di qualcosa che non si conta: “du pain”, “de l’eau”. In francese è necessario dove l’italiano può fare a meno dell’articolo. Dopo una negazione assoluta diventa de (“pas de pain”) e così pure dopo gli avverbi di quantità (“beaucoup de pain”).
Perché nel francese parlato il plurale si sente poco? Perché le desinenze del plurale, come la -s, sono quasi sempre mute. La distinzione tra singolare e plurale passa quindi dai determinanti (“le”/”les”) o dalla liaison (“les amis”), e nei verbi dalle forme di prima e seconda plurale. È un esempio della distanza tra il francese scritto e quello orale.
Il sistema verbale
I gruppi e le forme
La grammatica scolastica francese distingue tre gruppi: il primo in -er (parler), il secondo in -ir con participio presente in -issant (finir, finissant), il terzo che raccoglie i verbi irregolari (prendre, venir, faire, aller, che pur finendo in -er è irregolare). I verbi del primo gruppo sono di gran lunga i più numerosi e sono l’unico gruppo davvero produttivo: i neologismi entrano qui (“googler”, “liker”).
Passé composé, imparfait, passé simple
Il passé composé indica un’azione compiuta, vista nel suo risultato. Si forma con avoir o être e il participio passato. Prendono être i verbi di movimento e cambiamento di stato di una lista ristretta (aller, venir, arriver, partir, naître, mourir, rester, tomber…, con i composti) e tutti i verbi pronominali.
L’imparfait indica un’azione in svolgimento o abituale nel passato, come l’imperfetto italiano. La differenza con il passé composé è aspettuale: “il pleuvait quand je suis sorti”, pioveva (sfondo) quando sono uscito (evento).
Il passé simple corrisponde in parte al nostro passato remoto, ma nel francese contemporaneo è quasi scomparso dall’orale ed è usato solo nello scritto narrativo e letterario. In italiano, al Sud, il passato remoto è vivo nel parlato; in francese no, in nessuna regione. Il linguista Émile Benveniste ha descritto questa opposizione distinguendo il piano del discours (passé composé, legato alla situazione di enunciazione) da quello dell’histoire (passé simple, il racconto distaccato).
L’accordo del participio passato
Ecco la regola che tutti temono. Con être il participio si accorda con il soggetto: “elle est partie”, “ils sont arrivés”. Con avoir non si accorda con il soggetto, ma si accorda con il complemento oggetto diretto se questo precede il verbo: “j’ai acheté des pommes”, ma “les pommes que j’ai achetées”, “je les ai achetées”. Con i verbi pronominali le cose si complicano, e i manuali dedicano pagine intere ai casi particolari. Per il primo anno, impara bene i due casi base e la regola del complemento anteposto.
Il congiuntivo
Il subjonctif si usa dopo verbi ed espressioni di volontà, sentimento, dubbio, necessità (“il faut que tu viennes”, “je veux qu’il parte”) e dopo alcune congiunzioni (“bien que”, “pour que”, “avant que”). Rispetto all’italiano, ci sono differenze importanti: dopo “penser que” e “croire que” in forma affermativa il francese usa l’indicativo (“je pense qu’il vient”), mentre l’italiano preferisce il congiuntivo (“penso che venga”). Nella lingua corrente si usano soprattutto il congiuntivo presente e il passato; l’imperfetto e il trapassato del congiuntivo sono letterari.
Il periodo ipotetico
Altra trappola per gli italiani. Il francese dice “si j’avais de l’argent, j’achèterais une maison”, con l’imperfetto indicativo dopo si, mai il condizionale né il congiuntivo. “Si j’aurais” è un errore. Per l’irrealtà nel passato: “si j’avais su, je serais venu”.
Cosa ti chiedono all’orale (verbi)
Quando si accorda il participio passato con avoir? Con l’ausiliare avoir il participio non si accorda con il soggetto. Si accorda in genere e numero con il complemento oggetto diretto quando questo precede il verbo, per esempio con un pronome (“je les ai vues”) o in una relativa (“la lettre que j’ai écrite”). Se il complemento segue il verbo il participio resta invariabile (“j’ai écrit une lettre”).
Che differenza c’è tra passé composé e passé simple nel francese di oggi? Il passé composé è il tempo del passato compiuto nella lingua parlata e nello scritto non letterario. Il passé simple è limitato allo scritto narrativo, soprattutto letterario e giornalistico, e quasi assente nell’orale. Benveniste lo spiega con la distinzione tra discorso, legato al presente di chi parla, e storia, il racconto oggettivo in cui il narratore si cancella.
Sintassi: negazione, interrogazione, pronomi
La negazione
La negazione standard ha due elementi: ne prima del verbo e pas (o plus, jamais, rien, personne) dopo. “Je ne sais pas.” Nel francese parlato il ne cade spesso: “je sais pas”, “c’est pas vrai”. È uno dei tratti più tipici della variazione di registro. C’è poi il ne explétif, un ne che non nega, presente in registro sostenuto dopo certe espressioni: “je crains qu’il ne vienne” significa “temo che venga”.
Storicamente, pas era un nome: “passo”. “Je ne marche pas” voleva dire “non cammino (neanche) un passo”. Poi l’elemento rafforzativo è diventato il vero portatore della negazione. È un esempio classico del cosiddetto ciclo di Jespersen, dal nome del linguista danese che lo descrisse.
L’interrogazione
Il francese ha tre modi di fare una domanda totale (sì/no):
- con l’intonazione ascendente, nel registro familiare: “Tu viens ?”;
- con est-ce que, nel registro standard: “Est-ce que tu viens ?”;
- con l’inversione del soggetto pronome, nel registro sostenuto: “Viens-tu ?”. Se il verbo finisce in vocale si inserisce una -t- eufonica: “A-t-il fini ?”.
Nelle domande parziali si aggiungono le parole interrogative: “Où vas-tu ?”, “Où est-ce que tu vas ?”, “Tu vas où ?”. Le tre forme coesistono, e scegliere quella giusta per il contesto fa parte della competenza comunicativa.
L’ordine dei pronomi clitici
Quando due pronomi complemento si combinano, l’ordine è fisso: me/te/se/nous/vous, poi le/la/les, poi lui/leur, poi y, poi en. “Il me le donne”, “je le lui donne”, “il y en a”. All’imperativo affermativo l’ordine cambia: “donne-le-moi”.
La messa in rilievo
Il francese usa molto le strutture di messa in rilievo. La frase scissa con c’est… qui / que: “C’est Marie qui a téléphoné.” La dislocazione, a sinistra o a destra, con ripresa pronominale: “Marie, je l’ai vue hier”, “Je l’ai vue hier, Marie”. Sono frequentissime nel parlato, e dimostrano che anche il francese, apparentemente rigido nell’ordine soggetto-verbo-oggetto, ha strumenti per mettere in evidenza il tema e il rema.
Cosa ti chiedono all’orale (sintassi)
Quali sono le tre forme dell’interrogazione totale? L’interrogazione intonativa (“Tu viens ?”), tipica del parlato familiare; quella con est-ce que (“Est-ce que tu viens ?”), neutra e molto usata; quella con inversione del pronome soggetto (“Viens-tu ?”), di registro sostenuto, con l’inserimento di -t- tra due vocali (“Parle-t-il ?”). La scelta dipende dal registro e dalla situazione comunicativa.
Che cos’è il ne explétif? È un ne che non ha valore negativo e compare, in registro sostenuto, dopo verbi di timore (“je crains qu’il ne vienne”), dopo “avant que”, “à moins que” e nei comparativi di disuguaglianza (“il est plus grand que je ne pensais”). Si può omettere senza cambiare il senso, e nel parlato è raro. Va distinto dalla negazione vera, che richiede il secondo elemento come pas.
Lessico e formazione delle parole
Origini del lessico
Il lessico del francese è in gran parte di origine latina, ma con due strati diversi. Le parole popolari derivano dal latino parlato, trasformato in secoli di evoluzione fonetica: fragilem diventa “frêle”. Le parole dotte sono state riprese più tardi dal latino scritto, con poche modifiche: dallo stesso fragilem viene “fragile”. Queste coppie si chiamano doublets: “hôtel” e “hôpital”, “frêle” e “fragile”, “loyal” e “légal”, “écouter” e “ausculter”.
Ci sono poi gli apporti germanici, soprattutto francone (guerre, jardin, blanc, e molte parole con h aspiré come “haïr”, “honte”), gli italianismi del Rinascimento (“balcon”, “soldat”, “banque”, “sonnet”), e oggi gli anglicismi.
Falsi amici
Per un italiano sono la trappola più insidiosa. Alcuni esempi da tenere a mente:
- la fermeture è la chiusura; la fermata dell’autobus è “l’arrêt”;
- le salon è il soggiorno, non solo il salone;
- la cantine è la mensa, non la cantina (“la cave”);
- subir significa subire; ma subito non ha corrispondente: si dice “tout de suite”;
- la crème è la panna in cucina;
- le bureau è la scrivania o l’ufficio, non il burro (“le beurre”);
- la caméra è la videocamera; la camera da letto è “la chambre”.
Formazione delle parole
Il francese forma parole nuove con derivazione (suffissi -age, -ment, -tion, -eur), composizione (“porte-monnaie”, “chemin de fer”), riduzione (“prof”, “ciné”, “resto”) e verlan, il gergo che inverte le sillabe (“chelou” da “louche”, “meuf” da “femme”). Il verlan è un fenomeno sociolinguistico interessante, nato nelle periferie urbane e passato in parte alla lingua comune.
Cosa ti chiedono all’orale (lessico)
Che cosa sono i doublets? Coppie di parole che derivano dallo stesso etimo latino, una per via popolare, trasformata dall’evoluzione fonetica, l’altra per via dotta, ripresa più tardi dal latino scritto. Esempi sono “frêle” e “fragile”, “hôtel” e “hôpital”, “loyal” e “légal”. Mostrano i due canali attraverso cui il latino è passato al francese e la diversa distanza delle parole dal loro etimo.
Che cos’è il verlan? Un procedimento gergale che inverte l’ordine delle sillabe di una parola: “l’envers” diventa “verlan”, “femme” diventa “meuf”, “fou” diventa “ouf”. Nato in ambienti giovanili e periferici, ha una funzione identitaria e in parte criptica, ma diverse parole sono passate alla lingua comune. È un ottimo esempio di variazione diastratica.
Registri e variazione
I registri
I manuali francesi distinguono di solito tre o quattro registres de langue: soutenu (sostenuto), courant (corrente), familier (familiare), e a volte populaire o argotique. La stessa idea si può dire in modi diversi: “je ne sais pas” (corrente), “je sais pas” o “chais pas” (familiare); “une voiture” (corrente), “une bagnole” (familiare); “un livre”, “un bouquin”. L’esame di lingua ti chiederà di riconoscere il registro di un testo e di riscrivere frasi da un registro all’altro.
Il registro non riguarda solo il lessico. Riguarda la negazione (con o senza ne), l’interrogazione (intonazione, est-ce que, inversione), l’uso di on al posto di nous (“on y va” per “nous y allons”), che nel parlato è ormai la norma. Anche la scelta tra tu e vous è una questione di registro e di relazione sociale: il vouvoiement è molto più esteso che in italiano, e dare del tu a un docente francese senza invito è un passo falso.
Code oral e code écrit
La linguistica francese insiste molto sulla distanza tra code oral e code écrit. Lo hai visto con il plurale e con le persone verbali. Facciamo un conto: nel presente di “parler”, lo scritto ha cinque forme diverse (parle, parles, parlons, parlez, parlent), l’orale ne ha solo tre ([paʁl], [paʁlɔ̃], [paʁle]). La linguista Claire Blanche-Benveniste ha studiato a lungo la grammatica del francese parlato mostrando che ha regole proprie, non è uno scritto “sbagliato”.
Le varietà geografiche
All’interno della Francia ci sono differenze di pronuncia notevoli. Nel Sud, per esempio, la e caduca si pronuncia molto più spesso, e le vocali nasali hanno spesso un’appendice consonantica. Al di là della pronuncia, le lingue regionali (bretone, occitano, alsaziano, basco, corso, catalano) sopravvivono con fatica. La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è stata firmata dalla Francia nel 1999 ma non ratificata, anche per il contrasto con l’articolo 2 della costituzione, che dal 1992 dichiara che “la langue de la République est le français”.
Cosa ti chiedono all’orale (registri)
Quali tratti distinguono il registro familiare da quello corrente? Nel familiare cade spesso il ne della negazione (“je sais pas”), si usa on al posto di nous, l’interrogazione è affidata all’intonazione (“tu viens ?”), il lessico è più colloquiale (“bagnole”, “bouquin”, “boulot”), e la pronuncia riduce molte forme (“chais pas” per “je ne sais pas”). Il corrente mantiene la grammatica standard senza le forme ricercate del sostenuto, come l’inversione o il passé simple.
In che senso il francese orale e quello scritto sono due codici? Perché la differenza non è solo di stile: molte informazioni grammaticali presenti nello scritto, come le desinenze del plurale e delle persone verbali, nell’orale non si sentono. L’orale segnala il numero con i determinanti e con la liaison, la persona con il pronome soggetto obbligatorio. Per questo gli studiosi descrivono due sistemi con regole proprie.
Storia della lingua francese
Dal latino al francese antico
Il francese nasce dal latino parlato in Gallia, con un sostrato celtico (gallico) e un forte superstrato germanico portato dai Franchi, che danno anche il nome al paese. Il primo documento in una lingua che si può considerare francese sono i Giuramenti di Strasburgo (Serments de Strasbourg), dell’842, con cui due nipoti di Carlo Magno, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, si giurano alleanza. Ludovico giura in lingua romanza perché lo capiscano i soldati del fratello, Carlo in lingua germanica. Il testo ci è conservato nella storia di Nitardo.
Poco dopo, verso l’880, la Séquence de sainte Eulalie è il primo testo letterario conservato. Il francese medievale era diviso in molti dialetti: la langue d’oïl al Nord, la langue d’oc (occitano) al Sud, dal modo di dire “sì”. La varietà dell’Île-de-France, il francien secondo un termine ottocentesco oggi discusso, si impone gradualmente con il potere dei re capetingi.
Le tappe dell’affermazione
- 1539: l’Ordonnance de Villers-Cotterêts di Francesco I impone il francese (“langage maternel françois”) negli atti giudiziari e amministrativi, al posto del latino.
- 1549: Joachim du Bellay pubblica la Défense et illustration de la langue française, manifesto della Pléiade, che rivendica la dignità letteraria del francese.
- 1635: Richelieu fonda l’Académie française. La prima edizione del suo dizionario esce nel 1694.
- Ancora oggi l’Académie, con i suoi quaranta membri detti “immortels”, pubblica il suo dizionario (la nona edizione è stata completata nel 2024) ed emette raccomandazioni sull’uso, per esempio contro certi anglicismi. Il suo peso reale sulla lingua parlata è però limitato, e molte decisioni terminologiche passano oggi per commissioni ministeriali, che hanno proposto termini come “logiciel” e, sull’esempio del Québec, “courriel”.
- 1647: Claude Favre de Vaugelas pubblica le Remarques sur la langue française, che fondano il “bon usage” sulla “façon de parler de la plus saine partie de la Cour”.
- 1794: l’abate Grégoire presenta alla Convenzione un rapporto sulla necessità di distruggere i dialetti (“patois”) e diffondere il francese. Dalla sua inchiesta emergeva che solo una minoranza dei francesi parlava correntemente il francese.
- 1881-1882: le leggi di Jules Ferry rendono la scuola elementare gratuita, obbligatoria e laica, con un forte ruolo nella diffusione del francese.
- 1994: la loi Toubon rende obbligatorio l’uso del francese in vari ambiti (lavoro, pubblicità, insegnamento, servizi pubblici).
La francofonia
Il francese è lingua ufficiale o co-ufficiale in molti paesi, dal Belgio alla Svizzera, dal Québec a gran parte dell’Africa occidentale e centrale. L’Organisation internationale de la Francophonie riunisce gli stati che lo usano. Le varietà sono numerose: il francese del Québec, con le sue particolarità fonetiche e lessicali (“char” per macchina, “magasiner” per fare shopping, “courriel” per e-mail), il francese belga e svizzero (che contano “septante” e “nonante” invece di “soixante-dix” e “quatre-vingt-dix”), i francesi d’Africa.
Cosa ti chiedono all’orale (storia della lingua)
Perché i Giuramenti di Strasburgo sono importanti? Perché, nell’842, sono il primo documento conservato in una lingua romanza del territorio francese, distinta dal latino. Ludovico il Germanico giura in volgare romanzo per farsi capire dai soldati del fratello Carlo il Calvo, e Carlo in lingua germanica. Il testo è riportato dal cronista Nitardo e mostra che le lingue parlate erano ormai riconosciute come diverse dal latino.
Che cosa stabilisce l’ordinanza di Villers-Cotterêts? Emanata da Francesco I nel 1539, impone che gli atti giudiziari e amministrativi siano redatti in “langage maternel françois”, non più in latino. È considerata l’atto fondativo dell’uso ufficiale del francese. Non riguardava però la lingua parlata dalla popolazione, che per secoli continuò a usare dialetti e lingue regionali.
Civilisation: le istituzioni della Francia contemporanea
La Quinta Repubblica
La Francia è una repubblica semipresidenziale. L’attuale costituzione è quella della Ve République, approvata con referendum nel settembre 1958 e promulgata il 4 ottobre 1958, voluta da Charles de Gaulle dopo la crisi algerina. Dal 1962, dopo un altro referendum, il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto. Con il referendum del 2000 il mandato è passato da sette a cinque anni (il quinquennat).
Gli organi principali:
- il Président de la République, che nomina il primo ministro, presiede il consiglio dei ministri, può sciogliere l’Assemblea nazionale e indire referendum;
- il Premier ministre e il governo, responsabili davanti all’Assemblea nazionale;
- il Parlamento, bicamerale: l’Assemblée nationale, eletta a suffragio universale diretto, e il Sénat, eletto a suffragio indiretto;
- il Conseil constitutionnel, che controlla la conformità delle leggi alla costituzione.
Quando presidente e maggioranza parlamentare sono di schieramenti opposti si parla di cohabitation: è successo per la prima volta nel 1986, con Mitterrand presidente e Chirac primo ministro.
Laicità e scuola
Un principio cardine della Repubblica è la laïcité. La legge del 9 dicembre 1905 sulla separazione delle Chiese e dello Stato stabilisce che la Repubblica garantisce il libero esercizio dei culti ma non ne riconosce né finanzia alcuno. Fa eccezione, per ragioni storiche, l’Alsazia-Mosella, che era tedesca nel 1905. Il dibattito sulla laicità è tornato centrale con la legge del 2004 sui simboli religiosi nelle scuole pubbliche.
Il territorio
La Francia è divisa in regioni, dipartimenti e comuni. I dipartimenti nascono con la Rivoluzione (1790). Con la riforma del 2015 le regioni metropolitane sono diventate 13. Ci sono poi i territori d’oltremare. L’organizzazione resta fortemente centralizzata, anche se dagli anni Ottanta (leggi Defferre, 1982) è iniziato un processo di decentramento.
Cosa ti chiedono all’orale (civilisation)
Che cos’è la cohabitation? È la situazione in cui il presidente della Repubblica e la maggioranza dell’Assemblea nazionale appartengono a schieramenti politici opposti, così che il presidente deve nominare un primo ministro dell’altra parte. È accaduto per la prima volta nel 1986, con Mitterrand e Chirac, poi nel 1993 e nel 1997. Il passaggio al quinquennato nel 2000, con le elezioni legislative subito dopo le presidenziali, ha reso questa situazione meno probabile.
Che cosa stabilisce la legge del 1905? La separazione delle Chiese e dello Stato: la Repubblica garantisce la libertà di coscienza e di culto, ma non riconosce, non stipendia e non sovvenziona alcun culto. È il fondamento giuridico della laicità francese. Per ragioni storiche non si applica in Alsazia-Mosella, che allora apparteneva alla Germania e ha conservato il regime concordatario.
Fonti e approfondimenti
Grammatiche e descrizioni
- Maurice Grevisse, André Goosse, Le Bon Usage, De Boeck / Duculot.
- Martin Riegel, Jean-Christophe Pellat, René Rioul, Grammaire méthodique du français, PUF.
- Nina Catach, L’orthographe, PUF, collana “Que sais-je ?”.
Storia della lingua
- Henriette Walter, Le français dans tous les sens, Robert Laffont.
Dizionari
- Le Petit Robert e il Trésor de la langue française informatisé (TLFi), consultabile in rete.
Se vuoi allargare lo sguardo alle altre lingue romanze, trovi gli appunti di Filologia e linguistica romanza e di Lengua, lingüística y cultura española I.