Arruffare · Pronuncia: /arrufˈfaːre/ · Sillabazione: ar-ruf-fà-re
Che cosa vuol dire
Arruffare significa scompigliare, mettere in disordine qualcosa che dovrebbe essere liscio e ordinato: i capelli, il pelo di un gatto, una matassa di lana.
Origine
L’etimologia è incerta; la parola ha un suono quasi imitativo, che fa pensare proprio a qualcosa che si gonfia e si ingarbuglia.
In senso figurato
Si può arruffare anche una questione, un discorso, una situazione: «ha arruffato talmente il racconto che nessuno ha capito come fossero andate le cose». Da qui viene anche arruffone, la persona confusionaria che fa le cose in fretta e male.
Le espressioni da conoscere
La forma che sentirete più spesso è il participio: capelli arruffati, pelo arruffato, un gatto tutto arruffato dopo la pioggia. Esiste anche il riflessivo arruffarsi, che si dice degli animali quando gonfiano il pelo o le piume, per il freddo o per spaventare un avversario. Chiunque abbia visto un gatto arrabbiato sa di cosa si parla.
C’è poi un’espressione proverbiale che vale la pena conoscere: arruffare la matassa, cioè complicare una situazione già confusa, a volte di proposito, per trarne vantaggio. È un’immagine presa dal lavoro domestico di un tempo, quando la lana si avvolgeva in matasse e bastava un attimo di distrazione per ingarbugliarla. Nei testi argomentativi può servire per descrivere chi confonde le acque invece di chiarirle. Il contrario, naturalmente, è districare o sbrogliare. Altre parole della rubrica le trovate nella pagina Parola del giorno.
In un tema descrittivo il verbo è prezioso perché è visivo: dice subito l’aspetto delle cose. Un personaggio con i capelli arruffati entra in scena e il lettore capisce che ha dormito male, che è di corsa, che non si cura dell’aspetto. Una parola sola fa il lavoro di una frase intera. Il suono stesso della parola, con quelle due erre e due effe, sembra imitare lo scompiglio.
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