Trieste di Saba: parafrasi e analisi della poesia

La scontrosa grazia di una città che somiglia al poeta: parafrasi guidata e temi di Trieste, chiari e veloci da ripassare. Leggi.

Antonio Garofano Antonio Garofano 6 min di lettura



Indice della pagina

Che cosa trovi in ogni sezione

  1. 1. Parafrasi guidata di Trieste
  2. 2. La città come persona
  3. 3. Il poeta e il suo cantuccio
  4. 4. La Trieste di Saba
  5. 5. Tre movimenti
  6. 6. Una città da amare con fatica
  7. 7. Trieste nella letteratura
  8. 8. Per lo studio
  9. 9. Stile


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Trieste appartiene alla sezione Trieste e una donna, che raccoglie testi scritti tra il 1910 e il 1912 e che fa parte del Canzoniere di Umberto Saba. Il poeta descrive la sua città, ma in realtà parla anche di sé. È una delle poesie più amate del Novecento, e una delle più semplici in apparenza.

Parafrasi guidata di Trieste

La salita. Il poeta racconta di aver attraversato tutta la città e poi di aver salito un’erta, una strada in salita, popolata all’inizio e poi deserta, chiusa da un muretto. Lì c’è un angolo dove si siede da solo, e gli sembra che dove finisce quel muretto finisca la città.

Il ritratto. Da lassù guarda Trieste e la descrive: ha una grazia scontrosa. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e le mani troppo grandi per regalare un fiore. È come un amore accompagnato dalla gelosia.

Il paesaggio. Dalla salita vede ogni chiesa, ogni via: alcune portano alla spiaggia affollata, altre alla collina, dove sulla cima sassosa finisce l’ultima casa. Intorno a ogni cosa circola un’aria strana, tormentosa: l’aria natia, quella della sua terra.

La chiusa. La sua città, che in ogni parte è viva, ha un cantuccio fatto per lui, per la sua vita pensosa e schiva.

La città come persona

L’immagine più bella è la similitudine del ragazzaccio. Trieste non ha una bellezza facile, armoniosa, da cartolina. È ruvida, difficile, piena di contraddizioni, ma proprio per questo affascina. Le mani troppo grandi per regalare un fiore dicono una tenerezza goffa, un affetto che non sa esprimersi con dolcezza. È un ritratto pieno di simpatia.

Bisogna ricordare che la Trieste di quegli anni era una città di confine, ancora parte dell’Impero austro-ungarico, abitata da italiani, sloveni, tedeschi, ebrei, greci. Un porto, una città commerciale, lontana dai centri della cultura italiana. Saba la ama per questa sua natura mescolata e un po’ selvatica.

Il poeta e il suo cantuccio

Nella chiusa il ritratto della città si trasforma in autoritratto. La città è viva, rumorosa, piena di gente; il poeta ha bisogno di un angolo appartato. La sua vita è “pensosa e schiva”: riflessiva, solitaria, timida. Saba si sente parte della città e insieme in disparte, come chi osserva. È lo stesso atteggiamento di tante sue poesie, in cui il poeta cerca di essere “tra gli altri uomini”, ma sempre con una distanza.

La Trieste di Saba

Per leggere bene la poesia aiuta sapere qualcosa del rapporto tra Saba e la sua città. Umberto Poli, questo il suo vero nome, nasce a Trieste nel 1883 e ci vive quasi tutta la vita. La madre era ebrea, il padre aveva lasciato la famiglia prima che lui nascesse. Sull’origine dello pseudonimo Saba, scelto più tardi, ci sono due spiegazioni: un omaggio alla balia slovena Peppa Sabaz, che lo crebbe nei primi anni, o la parola ebraica che significa nonno.

Dopo la Prima guerra mondiale Saba apre a Trieste una libreria antiquaria, in via San Nicolò. Diventa il suo luogo di lavoro e di incontro con amici e scrittori. Trieste, insomma, non è solo un paesaggio: è la sua casa, il suo mestiere, la sua comunità.

Quando scrive questa poesia, tra il 1910 e il 1912, la città fa ancora parte dell’Impero austro-ungarico. Passerà all’Italia solo dopo la guerra. È una città di mare e di commerci, con una cultura mitteleuropea e italiana insieme. Saba ne coglie la natura ibrida, inquieta, che si rispecchia nella “aria strana” e “tormentosa” dei versi.

Tre movimenti

La poesia procede come una camminata, e conviene seguirla così. C’è prima il movimento del corpo: attraversare la città, salire, sedersi. Poi lo sguardo: dall’alto il poeta vede chiese, strade, la spiaggia, la collina. Infine il ritorno a sé: il cantuccio, la vita pensosa e schiva. Dallo spazio esterno si passa allo spazio interiore, ma senza nessuno stacco brusco. È la naturalezza tipica di Saba.

Una città da amare con fatica

La similitudine centrale merita un’attenzione in più. Trieste piace come un ragazzaccio, e ancora come un amore con gelosia. Due paragoni che dicono la stessa cosa: questo affetto non è tranquillo. C’è attrazione, ma anche inquietudine, possesso, timore di perdere. Saba non idealizza la sua città: la ama così com’è, con le sue asprezze.

Non è un caso che in un’altra poesia della stessa sezione, Città vecchia, il poeta racconti le strade popolari del porto, con prostitute, marinai, bottegai, e dica di trovare proprio lì, tra gli umili, il senso dell’infinito. Trieste è il luogo in cui Saba impara a guardare la vita degli altri senza giudicarla.

Trieste nella letteratura

Trieste è stata la città di altri grandi scrittori del primo Novecento, come Italo Svevo, che proprio lì ambienta la Coscienza di Zeno, e lo scrittore irlandese James Joyce, che ci visse per diversi anni. Era un luogo di confine dove arrivavano prima che altrove le novità europee, come la psicoanalisi. Leggere Trieste accanto a Svevo è un ottimo modo per capire l’atmosfera culturale della città.

Per lo studio

All’orale porta tre elementi: la struttura in tre movimenti, la similitudine del ragazzaccio, il passaggio finale dal ritratto della città all’autoritratto. Se vuoi un collegamento, la scelta di parole semplici rimanda a Amai, dove Saba difende apertamente le parole trite.

Stile

Versi di misura varia, endecasillabi, settenari e versi brevi, con rime e assonanze libere. Il lessico è quotidiano, il ritmo da passeggiata. La semplicità è voluta: è la poesia onesta che Saba contrappone all’oscurità di molti contemporanei. Per altri testi vedi La capra e Amai.

Per orientarti tra autori e opere del secolo apri l’indice del Novecento e di oggi.


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