La roba di Verga: riassunto e analisi

La roba di Verga: riassunto della novella delle Novelle rusticane, Mazzarò e la sua terra, il finale «Roba mia, vientene con me!». Analisi e critica.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura



Indice della pagina

Che cosa trovi in ogni sezione

  1. 1. Scheda dell’opera
  2. 2. Contenuto
  3. 3. Temi
  4. 4. Stile e lingua
  5. 5. Contesto
  6. 6. Poetica e pensiero
  7. 7. Analisi stilistica
  8. 8. Critica letteraria
  9. 9. Domande frequenti


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Testo e parafrasi dei passi chiave

In breve: da ricordare

  • Novella delle Novelle rusticane (1883).
  • Mazzarò, nato povero, accumula terre fino a possedere tutta la campagna.
  • Vecchio, non accetta di doverle lasciare.

Il passo chiave

Roba mia, vientene con me!

La roba, finale

Spiegazione

Spiegazione. Quando gli dicono che è tempo di pensare all’anima, Mazzarò esce nel cortile e ammazza a bastonate anatre e tacchini gridando queste parole. La roba, che ha riempito tutta la sua vita, è l’unica cosa che vorrebbe portare con sé.

La roba è il ritratto di un uomo che vive solo per accumulare terra. Verga lo costruisce prima attraverso il paesaggio, poi attraverso le chiacchiere della gente, infine con il gesto disperato del finale.

Per l’autore vedi Giovanni Verga: biografia e opere; per il movimento Verga e il Verismo.

Scheda dell’opera

Autore Giovanni Verga (Catania 1840-1922)
Raccolta Novelle rusticane, Torino, Casanova, 1883
Genere Novella
Protagonista Mazzarò
Testo Pubblico dominio, su Wikisource

Contenuto

Un viandante attraversa la campagna fra il Biviere di Lentini, la Piana di Catania e gli aranceti di Francofonte; a ogni domanda, «Qui di chi è?», la risposta è sempre la stessa: «Di Mazzarò». Mazzarò era un povero bracciante raccolto per carità dal barone; con il lavoro e la furbizia si è preso tutte le terre del suo vecchio padrone. Non ha moglie né figli, non spende per sé, non beve, non gioca. Il denaro non gli interessa: appena mette insieme una somma compra un pezzo di terra, perché vuole averne quanta ne ha il re. Invecchiando, si accorge che la terra dovrà lasciarla dov’è, e la chiama un’ingiustizia di Dio.

Temi

I temi sono la roba come ragione di vita, l’ascesa sociale, la morte che rende vano l’accumulo.

Stile e lingua

Apertura per accumulo di luoghi e domande ripetute; discorso indiretto libero che fa parlare la voce del paese; finale grottesco.

Contesto

Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che le Novelle rusticane uscirono presso Casanova di Torino nel 1883, con illustrazioni di Alfredo Montalti, e che in queste novelle «il mito della roba» comincia a mostrare il suo volto dominante. La roba è citata fra i testi in cui religione, giustizia, politica ed economia sono analizzate a fondo e crudamente.

Poetica e pensiero

Mazzarò anticipa Gesualdo Motta, il protagonista di Mastro-don Gesualdo. La voce Treccani online osserva che nelle Novelle rusticane si continuano o si preannunciano motivi dei due romanzi maggiori.

Analisi stilistica

Il grido finale è un imperativo rivolto alle cose, come se fossero persone. È l’ultimo segno di una vita in cui la roba ha preso il posto degli affetti.

Critica letteraria

Il Dizionario Biografico vede nelle Novelle rusticane una nuova direzione rispetto a Vita dei campi: l’idillio con il mondo siciliano è finito e i protagonisti non sono più eroi delle passioni primitive. La voce Treccani online parla di racconti «non di rado un po’ secchi o slegati».

Domande frequenti

Chi è Mazzarò?

Un ex bracciante diventato il più grande proprietario della zona.

Che cosa gli importa?

Solo la terra; il denaro gli serve per comprarne altra.

Come finisce?

Con Mazzarò che ammazza le sue bestie gridando «Roba mia, vientene con me!».

Vedi anche: Novelle rusticane · Mastro-don Gesualdo · Giovanni Verga: biografia e opere · tutte le opere italiane



Fonti e approfondimenti

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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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