La Lupa di Verga: riassunto, analisi e personaggi

Antonio Garofano Antonio Garofano 10 min di lettura

La Lupa è una delle novelle di Vita dei campi, la raccolta del 1880 con cui Giovanni Verga entra nel verismo. Sono poche pagine, un quarto d’ora di lettura. Eppure in classe lascia il segno, per la protagonista e per quel finale. Cominciamo dalla trama; dopo passiamo ai personaggi, ai temi e al modo in cui Verga racconta.

In breve: la gnà Pina, che tutti chiamano la Lupa, si invaghisce di Nanni, il quale però le chiede la figlia Maricchia; lei acconsente alle nozze pur di averlo in casa, e continua a insidiarlo. Nanni, roso dal rimorso, ricorre al brigadiere e al parroco, minaccia di ucciderla se tornerà a cercarlo e nell’ultima scena le va incontro con la scure: lei non si ferma.

Riassunto

Il ritratto. Verga comincia da un ritratto fisico, asciutto come un verbale: alta, magra, pallida «come se avesse sempre addosso la malaria», occhi enormi, labbra rosse. Il soprannome se l’è guadagnato in paese, dove la ritengono insaziabile in tutto; le comari si segnano quando passa, persuase che le basti un’occhiata per trascinarsi dietro figli e mariti. In chiesa, del resto, non mette piede. Maricchia, la figlia, piange di nascosto: con una madre simile, chi se la piglia?

La passione per Nanni. Durante la mietitura la Lupa si incapriccia di Nanni, un bel giovanotto da poco congedato, e per stargli accanto sgobba nel campo senza mai concedersi una pausa. Una sera, senza giri di parole, glielo dice: «Te voglio!». Nanni ride, e ribatte che a lui interessa la figlia.

Il matrimonio. Arriva ottobre, la stagione dell’olio, e la Lupa si ripresenta con un baratto bell’e pronto: Maricchia in moglie, più la roba del padre e la casa di lei; a sé lascia giusto un cantuccio in cucina. La figlia recalcitra, ma la madre l’acciuffa per i capelli: «Se non lo pigli ti ammazzo!».

La tentazione. Sposati i ragazzi, la Lupa pare rinsavita, e in paese si mormora che il diavolo, invecchiando, si sia fatto eremita. Invece nelle ore più torride, «fra vespero e nona», quando una donna perbene non gira per le strade, lei va a stanare Nanni nei campi. Lui dapprima la scaccia, poi cede, infine la attende; e dopo, ogni volta, disperato, la caccia via.

Maricchia, il brigadiere, il parroco. Ormai innamorata del marito che le è stato imposto, Maricchia denuncia la madre al brigadiere. Nanni, in lacrime, implora la galera pur di non rivederla, mentre la Lupa ribatte che quella casa le appartiene e da lì non si schioda. Quando un calcio di mulo lo riduce in fin di vita, il parroco gli nega i sacramenti finché la donna resta sotto quel tetto. Guarito, Nanni ricade: fa dire messe, si confessa, si sottopone a una penitenza pubblica sul sagrato.

La scure. L’ultimatum arriva infine: se lei tornerà a cercarlo, lui la ammazzerà. Lei risponde che non le importa. Vedendola avanzare tra i seminati, Nanni stacca la scure dall’olmo e le si fa incontro; lei non rallenta, le mani piene di papaveri rossi e lo sguardo inchiodato su di lui. Nanni balbetta un’ultima imprecazione, e la novella si interrompe.

Personaggi

  • La Lupa (gnà Pina). Verga non la spiega. La presenta con il corpo, gli occhi, il pallore, e con quello che dice il paese. Non ha un’evoluzione: è la stessa dalla prima riga all’ultima, e nell’ultima scena va incontro alla scure come andava incontro a Nanni nell’aia.
  • Nanni. È il personaggio che cambia di più. All’inizio ride di lei; poi sposa Maricchia, anche per la roba; poi non riesce a sottrarsi. Vive la passione come una colpa e cerca fuori di sé chi lo salvi: il brigadiere, il parroco, le messe, perfino la galera.
  • Maricchia. Prima vittima della madre, poi sua rivale. Verga la descrive alla fine «come una lupacchiotta anch’essa»: la gelosia la rende simile a chi odia.
  • Il paese. Anonimo, eppure loquacissimo: sono sue le comari che si segnano, le chiacchiere sul diavolo fatto eremita, i vicini in lacrime accanto al letto di Nanni. Funziona come un coro, e il coro emette sentenze.

Temi

La passione come forza naturale. La Lupa non sceglie di amare Nanni: lo desidera come si ha sete «nelle ore calde di giugno». Il paragone con la lupa affamata, la cagnaccia randagia, gli occhi «da satanasso» la tirano fuori dall’umano. Verga non la condanna e non la assolve; mostra una forza che nessuno, né lei né Nanni, riesce a fermare.

Il giudizio del paese. Della Lupa sappiamo soltanto ciò che filtra dagli occhi altrui. Succede lo stesso in Rosso Malpelo: il soprannome vale come una condanna, e a forza di sentirselo ripetere il personaggio diventa ciò che il paese racconta di lui.

La roba. Anche dentro una storia di passione contano i beni. Nanni accetta Maricchia solo quando sa che cosa le darà la madre; la Lupa si difende davanti al brigadiere con la casa data in dote e il cantuccio che si è riservata. È un motivo che Verga svilupperà nelle Novelle rusticane.

La religione come rimedio. Contro la tentazione Nanni usa quello che ha: l’abitino della Madonna per segnarsi, le messe per le anime del Purgatorio, la confessione, la penitenza pubblica sul sagrato. Niente funziona. Il sacro, in questa novella, è un gesto di difesa più che una fede.

Il paesaggio. Le scene decisive avvengono nelle ore più calde, tra stoppie riarse e sassi infuocati, «verso l’Etna nebbioso». Fateci caso: il caldo torna ogni volta che la passione prende il sopravvento.

Come racconta Verga

La novella è un buon esempio delle tecniche del verismo, spiegate con altri esempi in Impersonalità in Verga.

  • Il narratore popolare. Chi racconta sembra uno del paese, e ne usa le parole e i pregiudizi. Frasi come «il diavolo quando invecchia si fa eremita» o il nome stesso di Lupa vengono dalla comunità, non da un autore che commenta.
  • I dialoghi secchi. Si parla pochissimo, e a strattoni. Lo scambio tra Maricchia e la madre è fatto di battute di una o due parole: «Scellerata!», «Taci!», «Ladra!», «Vacci!».
  • Le formule che tornano. L’ora «fra vespero e nona», in cui non va in giro «femmina buona», ritorna più volte, come in un racconto popolare. Lo stesso vale per gli occhi neri «come il carbone» e per l’«Andatevene! non ci venite più nell’aia!» di Nanni.
  • Il ritmo. Il racconto copre anni (la mietitura, l’olio, le nozze, i figli di Maricchia, la malattia di Nanni) ma procede per scene staccate. Verga salta tutto quello che non serve.

Il finale

La Lupa lo vide venire, pallido e stralunato, colla scure che luccicava al sole, e non si arretrò di un sol passo, non chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro, con le mani piene di manipoli di papaveri rossi, e, mangiandoselo con gli occhi neri. — Ah! malanno all’anima vostra! balbettò Nanni.

Verga non scrive se Nanni la uccide. Il racconto si ferma un attimo prima, e quello che resta sono le immagini: la scure che luccica, i papaveri rossi, gli occhi neri. Il rosso dei papaveri fa pensare al sangue, ma è un’immagine, non un fatto narrato. In verifica è meglio dirlo così: il finale è aperto, ma tutta la novella prepara una conclusione tragica.

Guardate poi a chi tocca l’ultima parola. Non alla Lupa, che avanza muta, bensì a Nanni, capace appena di balbettare una maledizione: stringe la scure, eppure il prigioniero resta lui.

Verga riprese la storia per il teatro: il dramma La Lupa è del 1896.

Per la verifica

  • Raccolta e anno: Vita dei campi, 1880.
  • Ambiente: un villaggio della campagna siciliana, verso l’Etna, nel mondo del lavoro agricolo (mietitura, olio, vigne).
  • Tema centrale: la passione che non si può dominare, dentro una comunità che giudica.
  • Tecnica: narratore popolare, nessun commento dell’autore, finale sospeso.
  • Collegamenti: Rosso Malpelo per il soprannome e lo sguardo del paese; I Malavoglia per la coralità; il verismo per il quadro generale.

Domande frequenti

Di che cosa parla La Lupa di Verga?

Di gnà Pina, una donna del paese che tutti chiamano la Lupa, e della sua passione per Nanni, un giovane tornato da soldato. Lui la respinge e chiede la figlia, Maricchia; la Lupa gliela dà in sposa pur di averlo vicino e continua a cercarlo. Nanni cede, si pente, chiede aiuto al brigadiere e al parroco, la minaccia di morte. Nell’ultima scena le va incontro con la scure, e lei non si ferma.

Come finisce La Lupa?

Nanni, che ha giurato di ammazzarla se tornerà a cercarlo, la vede arrivare tra i campi, stacca la scure dall’olmo e le va incontro. La Lupa non si ferma e non abbassa gli occhi, con le mani piene di papaveri rossi. Nanni balbetta «Ah! malanno all’anima vostra!» e il racconto finisce lì. Verga non dice se la uccide: il finale resta sospeso.

Perché la protagonista è chiamata la Lupa?

Lo dice il narratore nelle prime righe: «perchè non era sazia giammai — di nulla». È un soprannome dato dal paese, come la cagnaccia randagia a cui la paragonano le donne. Il nome vero, gnà Pina, compare poche volte, soprattutto quando le parla Nanni: per il paese lei è la Lupa, e il soprannome è già un giudizio.

Quali sono i temi della Lupa?

La passione come forza che non si può controllare, il peso del giudizio del paese, la roba (la casa data in dote, il cantuccio in cucina), la religione vissuta come superstizione e penitenza. Sullo sfondo c’è il caldo della campagna siciliana, che accompagna ogni momento in cui la passione prende il sopravvento.

Fonti e approfondimenti

  • Giovanni Verga, La Lupa, in Vita dei campi, edizione del 1881, pp. 141-152, testo su Wikisource (CC BY-SA).
  • «Verga, Giovanni», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
  • Romano Luperini, Verga moderno, Laterza, Roma-Bari 2005.
  • Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Einaudi Scuola, Milano 1991 (4 voll.).
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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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