Il lampo di Pascoli: testo, parafrasi e parole difficili

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Un lampo dura un attimo, e Pascoli prova a fermarlo in sette endecasillabi. La poesia è nella sezione Tristezze di Myricae, subito prima di Il tuono. Le due liriche hanno lo stesso schema, quello di una ballata piccola (A BCBCCA), e cominciano tutte e due con «E», come se riprendessero un discorso già avviato. Nella luce improvvisa compare per un istante una casa bianca; poi torna il buio.

Il testo di Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:

la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto; 5
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.

Testo: Wikisource, Giovanni Pascoli, Myricae, R. Giusti, Livorno 1905, licenza CC BY-SA 4.0.

Parafrasi di Il lampo

Il primo verso annuncia la visione, i due punti la aprono e i sei versi successivi la descrivono. Tra parentesi trovi il numero dei versi.

Versi 1: cielo e terra

E il cielo e la terra si mostrarono per quello che erano davvero (1):

Parole e passaggi difficili. «Qual era» = com’era, nel suo vero aspetto. Il verbo è al singolare anche se i soggetti sono due, cielo e terra: è come se apparissero insieme, in una sola visione. I due punti alla fine del verso aprono la descrizione.

Versi 2-7: la casa nella luce

la terra sembrava affannata, di un colore smorto, scossa da sussulti (2); il cielo era pieno di nuvole, cupo, sconvolto (3); in quello sconvolgimento senza rumore una casa bianchissima apparve e sparì all’improvviso (4-5), come un occhio spalancato e atterrito che si aprì e si richiuse nella notte nera (6-7).

Parole e passaggi difficili. «Ansante» = che respira con fatica, ansimante (Treccani): la terra è vista come un corpo vivo, che trema. «Livida» = di un colore smorto, tra il plumbeo e il verdastro (Treccani). «Ingombro» = pieno, carico: Treccani porta proprio l’esempio «il cielo era ingombro di nuvole». «Disfatto» = rovinato, quasi a pezzi (Treccani). Su «tragico» c’è un giudizio curioso: Giovanni Cena, nel 1912, apprezzava tutta la poesia «toltone quel tragico letterario, tecnico e non pascoliano» (lo riporta Capelli). «Bianca bianca» = bianchissima. «Tacito tumulto»: «tacito» vuol dire silenzioso, «tumulto» un grande rumore confuso (Treccani). Le due parole si contraddicono, è un ossimoro: la natura è sconvolta, ma il tuono ancora non si sente. «Apparì sparì», senza congiunzione, è rapido come il lampo. «Largo» = spalancato. «Esterrefatto» = atterrito, spaventato (Treccani). Il paragone con l’occhio funziona in due modi: la casa si accende e si spegne come un occhio che si apre e si chiude, e quell’occhio è pieno di paura.

Da ricordare

  • Il lampo è nella sezione Tristezze di Myricae, subito prima di Il tuono: sette endecasillabi, schema A BCBCCA.
  • Tutta la poesia è una sola visione, che dura quanto il lampo. Il primo verso la annuncia, gli altri la descrivono.
  • Terra e cielo sono descritti con aggettivi accumulati (ansante, livida; ingombro, tragico, disfatto), come se fossero esseri vivi e sofferenti.
  • Al centro c’è la casa, «bianca bianca», che appare e sparisce; il paragone finale la trasforma in un occhio spaventato.
  • Due critici del primo Novecento, riportati da Capelli, la leggono in modo diverso. Per Rabizzani (1911) è una rappresentazione così semplice ed evidente che «si potrebbe dire obbiettiva»: il mondo interiore del poeta coincide con il mondo di fuori. Cena (1912) insiste invece sulla violenza del chiaroscuro, che a suo parere non era propria del temperamento di Pascoli e che proprio la brevità rende così intensa.

Collegamenti utili

Fonti e approfondimenti

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L'autore

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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