Le Catilinarie (In Catilinam) sono le quattro orazioni che Cicerone, console nel 63 a.C., pronunciò per smascherare e combattere la congiura di Lucio Sergio Catilina. La prima, con il celebre attacco Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?, fu pronunciata in senato alla presenza dello stesso Catilina; le altre davanti al popolo e di nuovo in senato, fino al dibattito sulla condanna a morte dei congiurati. Sono il capolavoro dell’eloquenza politica ciceroniana e anche il fondamento della sua immagine di salvatore della patria. Qui trovi il contenuto di ciascuna orazione, il contesto, le tecniche retoriche e i collegamenti con Sallustio.
Dati essenziali
- Autore: Marco Tullio Cicerone, console nel 63 a.C.
- Genere: orazioni politiche (deliberative e d’informazione).
- Numero: quattro.
- Date: 8 novembre (I, senato), 9 novembre (II, popolo), 3 dicembre (III, popolo), 5 dicembre 63 a.C. (IV, senato).
- Pubblicazione: Cicerone pubblicò le orazioni consolari nel 60 a.C., probabilmente rielaborandole.
Il contesto
Catilina, nobile decaduto e più volte sconfitto nelle elezioni consolari, raccoglieva intorno a sé indebitati, veterani e giovani aristocratici promettendo la cancellazione dei debiti. Dopo l’ultima sconfitta elettorale preparava un colpo di mano, con un esercito in Etruria guidato da Manlio. Cicerone, informato da una rete di spie, era riuscito a sventare un attentato contro di sé, ma non aveva ancora prove sufficienti per un arresto.
Le quattro orazioni
Prima Catilinaria (8 novembre)
Cicerone convoca il senato nel tempio di Giove Statore. Catilina si presenta, e i senatori si allontanano dai banchi vicini a lui. L’esordio è un attacco a sorpresa: fino a quando Catilina abuserà della pazienza del senato? Segue l’esclamazione O tempora, o mores!, lo sdegno per un senato che sa tutto e tace. Cicerone mostra di conoscere ogni dettaglio dei piani del nemico e lo invita a lasciare Roma, per portare con sé la feccia della congiura. In una celebre prosopopea, fa parlare la Patria stessa, che si rivolge a Catilina. L’obiettivo è costringerlo a uscire allo scoperto: la notte stessa Catilina parte per raggiungere l’esercito di Manlio.
Seconda Catilinaria (9 novembre)
Davanti al popolo, Cicerone annuncia la partenza di Catilina come una vittoria: il nemico è uscito dalla città. Descrive le categorie di congiurati, dai debitori ricchi ai giovani viziosi, e rassicura i cittadini sulla sua vigilanza.
Terza Catilinaria (3 dicembre)
Cicerone riferisce al popolo come sono state ottenute le prove: gli ambasciatori degli Allobrogi, avvicinati dai congiurati rimasti a Roma, hanno collaborato con il console, e le lettere firmate da Lentulo, Cetego e altri sono state sequestrate al ponte Milvio. I capi sono stati arrestati. Cicerone attribuisce la salvezza di Roma anche al favore degli dèi.
Quarta Catilinaria (5 dicembre)
In senato si discute la pena per i congiurati arrestati. Silano propone la morte, Cesare la detenzione perpetua e la confisca dei beni. Cicerone, pur dichiarandosi pronto ad accettare ogni decisione, fa capire di preferire la linea severa e si dice disposto ad assumersene la responsabilità. Dopo l’intervento di Catone, il senato vota la pena capitale, eseguita la sera stessa.
Personaggi
- Cicerone: console homo novus, difensore della concordia fra senato e cavalieri.
- Catilina: descritto come un mostro di vizi e un nemico pubblico.
- Lentulo e Cetego: i capi rimasti a Roma.
- Cesare, Silano, Catone: i protagonisti del dibattito finale.
Tecniche retoriche
- L’esordio ex abrupto: la prima orazione comincia senza introduzione, con una serie di domande incalzanti.
- Le interrogative retoriche e le anafore: ritmo martellante e crescente.
- La prosopopea: la Patria che parla.
- L’adattamento al pubblico: più emotivo e rassicurante davanti al popolo, più tecnico in senato.
Le conseguenze
Cicerone ottenne il titolo di padre della patria, ma l’esecuzione di cittadini romani senza processo davanti al popolo gli costò cara: nel 58 a.C. una legge del tribuno Clodio lo costrinse all’esilio. Il ricordo del consolato rimase per tutta la vita il centro della sua autorappresentazione.
Cicerone e Sallustio
Il De Catilinae coniuratione di Sallustio racconta gli stessi fatti con un punto di vista diverso: il ruolo di Cicerone è ridimensionato, mentre grande spazio hanno Cesare e Catone. Confrontare le due fonti è un esercizio classico per capire come si costruisce il racconto storico.
Tradurre le Catilinarie
L’esordio della prima orazione è tradotto e analizzato nella versione di In Catilinam I 1, Quo usque tandem. Confrontalo con la versione del proemio di Sallustio e con la Pro Archia, esempio di un Cicerone più pacato.
Come studiarle
Per ogni orazione ricorda luogo, pubblico e scopo: la prima, in senato, serve a far uscire Catilina da Roma; la seconda, al popolo, a rassicurare; la terza, al popolo, a presentare le prove; la quarta, in senato, a orientare la decisione sulla pena. Poi analizza l’esordio della prima, individuando interrogative, anafore e climax: è il passo più richiesto in classe e all’esame. Infine rifletti sul problema giuridico della condanna senza appello al popolo, che spiega il successivo esilio di Cicerone e il giudizio ambiguo dei contemporanei sul suo consolato.
Domande frequenti
Quante sono le Catilinarie?
Quattro, pronunciate tra l’8 novembre e il 5 dicembre del 63 a.C.
Qual è l’incipit della prima Catilinaria?
Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? (Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?).
Che cosa succede dopo la quarta orazione?
Il senato condanna a morte i congiurati arrestati, e la sentenza viene eseguita subito.
Per lo studio
Fonti e approfondimenti
- «Cicerone», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
- Gian Biagio Conte, Letteratura latina. Manuale storico dalle origini alla fine dell’impero romano, Le Monnier, Firenze 1987.
- Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, Principato, Milano-Messina.
Join the discussion
Fai una domanda, lascia un commento o suggerisci un argomento per le prossime pagine.