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Testo e parafrasi dei passi chiave
In breve: da ricordare
- Novella delle Novelle rusticane (1883).
- Mazzarò, nato povero, accumula terre fino a possedere tutta la campagna.
- Vecchio, non accetta di doverle lasciare.
Il passo chiave
La roba, finale
Spiegazione
Spiegazione. Quando gli dicono che è tempo di pensare all’anima, Mazzarò esce nel cortile e ammazza a bastonate anatre e tacchini gridando queste parole. La roba, che ha riempito tutta la sua vita, è l’unica cosa che vorrebbe portare con sé.
RIASSUNTO
La novella in breve
Novella delle Novelle rusticane (1883).
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TESTO INTEGRALE
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La roba è il ritratto di un uomo che vive solo per accumulare terra. Verga lo costruisce prima attraverso il paesaggio, poi attraverso le chiacchiere della gente, infine con il gesto disperato del finale.
Per l’autore vedi Giovanni Verga: biografia e opere; per il movimento Verga e il Verismo.
Scheda dell’opera
| Autore | Giovanni Verga (Catania 1840-1922) |
|---|---|
| Raccolta | Novelle rusticane, Torino, Casanova, 1883 |
| Genere | Novella |
| Protagonista | Mazzarò |
| Testo | Pubblico dominio, su Wikisource |
Contenuto
Un viandante attraversa la campagna fra il Biviere di Lentini, la Piana di Catania e gli aranceti di Francofonte; a ogni domanda, «Qui di chi è?», la risposta è sempre la stessa: «Di Mazzarò». Mazzarò era un povero bracciante raccolto per carità dal barone; con il lavoro e la furbizia si è preso tutte le terre del suo vecchio padrone. Non ha moglie né figli, non spende per sé, non beve, non gioca. Il denaro non gli interessa: appena mette insieme una somma compra un pezzo di terra, perché vuole averne quanta ne ha il re. Invecchiando, si accorge che la terra dovrà lasciarla dov’è, e la chiama un’ingiustizia di Dio.
Temi
I temi sono la roba come ragione di vita, l’ascesa sociale, la morte che rende vano l’accumulo.
Stile e lingua
Apertura per accumulo di luoghi e domande ripetute; discorso indiretto libero che fa parlare la voce del paese; finale grottesco.
Contesto
Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che le Novelle rusticane uscirono presso Casanova di Torino nel 1883, con illustrazioni di Alfredo Montalti, e che in queste novelle «il mito della roba» comincia a mostrare il suo volto dominante. La roba è citata fra i testi in cui religione, giustizia, politica ed economia sono analizzate a fondo e crudamente.
Poetica e pensiero
Mazzarò anticipa Gesualdo Motta, il protagonista di Mastro-don Gesualdo. La voce Treccani online osserva che nelle Novelle rusticane si continuano o si preannunciano motivi dei due romanzi maggiori.
Analisi stilistica
Il grido finale è un imperativo rivolto alle cose, come se fossero persone. È l’ultimo segno di una vita in cui la roba ha preso il posto degli affetti.
Critica letteraria
Il Dizionario Biografico vede nelle Novelle rusticane una nuova direzione rispetto a Vita dei campi: l’idillio con il mondo siciliano è finito e i protagonisti non sono più eroi delle passioni primitive. La voce Treccani online parla di racconti «non di rado un po’ secchi o slegati».
Domande frequenti
Chi è Mazzarò?
Un ex bracciante diventato il più grande proprietario della zona.
Che cosa gli importa?
Solo la terra; il denaro gli serve per comprarne altra.
Come finisce?
Con Mazzarò che ammazza le sue bestie gridando «Roba mia, vientene con me!».
Vedi anche: Novelle rusticane · Mastro-don Gesualdo · Giovanni Verga: biografia e opere · tutte le opere italiane
Fonti e approfondimenti
- Testo: La roba di Verga, su Wikisource (pubblico dominio; pagina con licenza CC BY-SA).
- «VERGA, Giovanni», in Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- «Verga, Giovanni», voce dell’Enciclopedia Treccani online.
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