Una prova di Tipologia B svolta per intero sul tema dell’ambiente. La domanda di fondo è una di quelle che dividono: bastano i comportamenti dei singoli, la borraccia, la raccolta differenziata, la bici, o servono scelte collettive? Come in ogni prova B, prima si analizza il testo proposto, poi si prende posizione. La traccia è originale, costruita sul modello ministeriale.
I testi
Nel 2022 la Costituzione italiana è stata modificata in due punti. All’articolo 9 è stato aggiunto un comma:
«[La Repubblica] Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni».
E all’articolo 41, quello sulla libertà di impresa, si legge ora che l’iniziativa economica privata
«non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana».
Già nel 1979 il filosofo Hans Jonas, nel Principio responsabilità, aveva proposto un nuovo imperativo morale: «Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra».
La traccia
- Comprensione e analisi. Che cosa aggiungono le due modifiche costituzionali? Chi sono i soggetti chiamati in causa? Che cosa c’è di nuovo nell’espressione «future generazioni»? In che cosa l’imperativo di Jonas è diverso da una regola morale tradizionale?
- Produzione. Partendo dai testi, scrivete un testo argomentativo sul rapporto tra responsabilità individuale e scelte collettive nella tutela dell’ambiente, con riferimenti alle vostre conoscenze e alla vostra esperienza.
Svolgimento
1. Comprensione e analisi
Le modifiche del 2022 fanno entrare l’ambiente tra i principi essenziali della Costituzione. Prima l’articolo 9 parlava di «paesaggio», cioè di un bene soprattutto estetico e culturale; ora nomina l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, cioè sistemi viventi. Il soggetto è la Repubblica, quindi lo Stato, le regioni, i comuni. L’articolo 41 riguarda invece le imprese: la libertà economica resta, ma incontra un limite in più, il danno alla salute e all’ambiente.
La vera novità è l’espressione «nell’interesse delle future generazioni». La Costituzione protegge di solito i diritti di persone che esistono; qui tutela persone che non sono ancora nate e che quindi non possono votare né protestare. È lo stesso spostamento che proponeva Jonas. Le morali tradizionali regolano i rapporti tra persone vicine, nello spazio e nel tempo: non uccidere, non mentire. Jonas osserva che la tecnica moderna ha effetti a lunghissimo termine e chiede di giudicare le azioni anche dalle loro conseguenze sul futuro dell’umanità.
2. Produzione
Quando si parla di ambiente, la discussione finisce spesso in una contrapposizione: da una parte chi dice che «ognuno deve fare la sua parte», dall’altra chi risponde che le scelte dei singoli sono irrilevanti di fronte a quelle degli Stati e delle grandi aziende. La mia tesi è che entrambe le posizioni contengono una parte di verità, ma che i gesti individuali hanno senso solo se non diventano un alibi per evitare le scelte collettive.
Il primo argomento è la scala del problema. Le emissioni dipendono in gran parte da come si produce energia, da come si costruiscono le città, da come sono organizzati i trasporti. Chi vive in un paese senza treni né autobus frequenti può avere la migliore volontà del mondo, ma per andare a scuola o al lavoro userà l’auto. La libertà di scegliere comportamenti sostenibili esiste davvero solo se esistono le alternative, e le alternative le costruiscono le politiche pubbliche. È proprio quello che la Costituzione ora chiede alla Repubblica.
C’è però un’obiezione seria: se tutto dipende dalle istituzioni, i singoli sono liberi di non fare nulla. Non è così, per almeno due ragioni. La prima è che le politiche pubbliche nascono da cittadini che le chiedono: nessun governo investe sui trasporti o sulle energie rinnovabili se gli elettori non lo considerano importante. Il secondo motivo è educativo. I gesti quotidiani non salvano il pianeta da soli, ma costruiscono un’abitudine e una sensibilità, e la scuola è il luogo in cui questa sensibilità diventa competenza, cioè capacità di leggere un dato, di distinguere una notizia scientifica da una falsa, di valutare un programma politico.
Anche la letteratura aveva già intuito qualcosa di simile. Nel Dialogo della Natura e di un Islandese Leopardi mette l’uomo davanti a una natura indifferente, che non è né madre né nemica e segue le sue leggi senza curarsi di noi. Oggi sappiamo che anche l’uomo è diventato una forza capace di cambiare il clima: proprio per questo non può più contare sulla natura per rimediare ai suoi errori.
In conclusione, la domanda «singolo o Stato?» è mal posta. Il singolo da solo non basta, ma senza cittadini consapevoli lo Stato non si muove. La modifica costituzionale del 2022 indica una direzione; perché diventi realtà serve che qualcuno la prenda sul serio, a cominciare da chi, come la mia generazione, quelle conseguenze dovrà viverle.
Che cosa guarda chi corregge
- Che nella prima parte rispondiate alle domande sui testi, citandoli, senza anticipare la vostra opinione.
- Che la tesi sia formulata in una frase chiara, all’inizio della produzione.
- Che ci sia almeno un’obiezione con una risposta, non solo argomenti a favore.
- Che i riferimenti culturali, qui la Costituzione, Jonas e Leopardi, siano usati come argomenti e non elencati.
Sullo stesso tema: il tema sulla responsabilità ambientale e il collegamento sulla natura. Per il metodo: guida operativa alle tipologie A, B e C.
Ambiente: Tipologia B
Nello svolgimento portate un dato o un caso locale accanto alla tesi. Senza concreto, l’argomentazione ambientale resta manifesto.
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