Tipologia B svolta: fake news e memoria pubblica

Svolgimento Tipologia B su fake news, verità e memoria collettiva.

Antonio Garofano Antonio Garofano 6 min di lettura

Traccia originale, costruita sul modello delle prove dell’Esame di Stato; non è una consegna ministeriale.

Una Tipologia B svolta per intero sul tema delle notizie false e della memoria pubblica. Al posto dell’articolo inventato che c’era prima su questa pagina, il testo di partenza è un saggio vero e sorprendentemente attuale: le riflessioni dello storico francese Marc Bloch sulle false notizie nate durante la Prima guerra mondiale.

Il testo

La falsa notizia non si propaga, non si amplifica, non vive insomma che a una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un brodo di coltura favorevole. In essa, inconsapevolmente, gli uomini esprimono i loro pregiudizi, i loro odi, i loro timori, tutte le loro emozioni forti. […] La falsa notizia è lo specchio in cui la «coscienza collettiva» contempla i propri lineamenti.

Marc Bloch, Réflexions d’un historien sur les fausses nouvelles de la guerre, «Revue de synthèse historique», 1921 (nostra traduzione)

Bloch aveva combattuto nelle trincee come ufficiale e aveva visto nascere e circolare decine di voci false tra i soldati. Storico del Medioevo, fondatore con Lucien Febvre della rivista «Annales», fu poi resistente durante la Seconda guerra mondiale e venne fucilato dai nazisti nel 1944.

Comprensione e analisi

  1. Secondo Bloch, qual è la condizione perché una falsa notizia si diffonda?
  2. Che cosa significa la metafora del «brodo di coltura»? Da quale ambito è presa?
  3. Spiegate l’immagine finale dello specchio: che cosa vede la «coscienza collettiva» in una falsa notizia?
  4. Bloch si interessa più a chi inventa le notizie false o a chi le crede? Motivate la risposta.

Produzione

Partendo dal testo di Bloch, scrivete un testo argomentativo sul rapporto tra notizie false e memoria collettiva. Come cambia il ricordo pubblico di un evento quando circolano versioni false? Di chi è la responsabilità: di chi le produce, di chi le condivide, delle piattaforme? Sostenete la vostra tesi con argomenti tratti dalle vostre conoscenze e dalla vostra esperienza.

Svolgimento

Comprensione e analisi

Per Bloch una falsa notizia non sopravvive per la sua forza, ma perché trova un ambiente pronto ad accoglierla. La metafora del «brodo di coltura» viene dalla biologia: è il liquido in cui si fanno crescere i batteri in laboratorio. Allo stesso modo, una voce falsa cresce soltanto in una società che le offre nutrimento, cioè pregiudizi, paure, odi. Per questo l’immagine finale dello specchio è così efficace: in una falsa notizia una collettività non scopre qualcosa sul mondo, ma vede riflessa se stessa, quello che temeva o desiderava già. L’attenzione di Bloch, quindi, va meno a chi inventa la notizia e più a chi la crede e la ripete. Non gli interessa smascherare un bugiardo, ma capire perché tanti sono disposti a credergli.

Produzione

Credo che Bloch abbia individuato il punto decisivo: una notizia falsa diventa memoria collettiva non perché è ben costruita, ma perché conferma qualcosa che pensavamo già. Per questo combatterla richiede più della semplice smentita: richiede di educare il modo in cui riceviamo e condividiamo le informazioni.

Il primo argomento riguarda la velocità. Ai tempi di Bloch una voce passava di trincea in trincea, di bocca in bocca, e impiegava giorni per diffondersi. Oggi un’immagine manipolata o una citazione fuori contesto fanno il giro del mondo in poche ore. La smentita arriva quasi sempre dopo, e raggiunge meno persone. Così, quando di un evento pubblico si parla di nuovo dopo qualche anno, molti ricordano la versione falsa, perché era quella più emozionante e più condivisa.

Il secondo argomento riguarda proprio la memoria. Il passato non è un deposito fisso: lo ricostruiamo continuamente, e una comunità lo ricostruisce attraverso ciò che racconta. George Orwell, in 1984, aveva immaginato un regime che riscrive ogni giorno i giornali del passato, perché chi controlla il passato controlla anche il presente. Non occorre arrivare a quell’incubo per vedere il rischio: basta che una versione falsa venga ripetuta abbastanza a lungo perché diventi «quello che tutti sanno».

Il terzo argomento riguarda la responsabilità. È comodo dare tutta la colpa a chi fabbrica le notizie false, o alle piattaforme che le diffondono. Entrambi hanno responsabilità precise, e le piattaforme dovrebbero essere più trasparenti sui criteri con cui scelgono che cosa mostrarci. Ma la lezione di Bloch è che il terreno lo prepariamo noi: ogni volta che condividiamo una notizia perché ci indigna o ci dà ragione, senza controllarla, aggiungiamo un po’ di nutrimento a quel brodo di coltura.

Si potrebbe obiettare che la verità, alla lunga, viene sempre a galla, e che il confronto libero tra opinioni basta a correggere gli errori. In parte è vero, e sarebbe pericoloso affidare a qualcuno il potere di decidere che cosa è vero e che cosa no. Ma il confronto funziona solo se ci sono criteri comuni per valutare le prove: distinguere un fatto da un’opinione, una fonte primaria da un sentito dire, una foto originale da una manipolata. Senza questi criteri, il confronto diventa solo uno scontro tra emozioni.

Per questo la risposta più efficace non è la censura, ma l’educazione. La scuola può insegnare a risalire alla fonte di una notizia, a confrontare più testate, a diffidare di ciò che ci emoziona troppo. E ciascuno di noi può darsi una regola semplice: prima di condividere, chiedersi da dove viene ciò che stiamo leggendo. Se la falsa notizia, come scrive Bloch, è uno specchio, allora il modo migliore per combatterla è guardarsi con un po’ più di sincerità.

Che cosa osservare in questo svolgimento

  • Nella parte di analisi le risposte sono date in un testo continuo, ma seguono l’ordine delle domande. Alla prova potete scegliere anche la forma a punti, se la traccia lo consente.
  • La tesi è dichiarata nel primo paragrafo della produzione e ripresa nell’ultima frase con l’immagine dello specchio, che viene dal testo.
  • Gli argomenti sono tre e distinti: la velocità, la memoria, la responsabilità. Ognuno ha il suo paragrafo.
  • Il riferimento a Orwell è breve e serve a un argomento preciso. Un esempio culturale ben scelto vale più di cinque nomi citati di passaggio.
  • L’obiezione (la verità viene sempre a galla) viene presa sul serio e in parte accolta: questo rende la risposta più credibile.

Per il metodo sulle tre tipologie vedete la guida operativa A/B/C; sullo stesso tema c’è anche la traccia su come informarsi senza diventare spettatori passivi.

Fake news: Tip. B

Nello svolgimento portate un titolo inventato ma verosimile e dite come lo smontereste. Senza caso, l’argomentazione resta generica.

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