Storia contemporanea: appunti di studio per l’esame

Appunti di Storia contemporanea: Ottocento, guerre mondiali, totalitarismi, guerra fredda, Italia repubblicana. Date, dibattiti e domande d’orale.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Storia contemporanea ha un problema che le altre storie non hanno: credi di saperla già. Hai visto i documentari, conosci Hitler e Mussolini, hai sentito parlare di muro di Berlino. Poi all’orale arriva la domanda “Perché nel 1914 l’Italia resta neutrale?” e ti accorgi che sai le immagini, non i nessi.

L’esame si sostiene in molti corsi di laurea: Lettere, Storia, Scienze politiche, Beni culturali. Vale di solito da 6 a 12 crediti. Il periodo coperto varia: alcuni corsi partono dalla Rivoluzione francese, altri dal 1815 o dal 1870, e quasi tutti arrivano alla fine della guerra fredda o ai giorni nostri. In genere c’è un manuale e uno o due saggi monografici. La prova è orale.

Esame Storia contemporanea
Corsi di laurea Lettere (L-10), Storia, Scienze politiche, Beni culturali
Crediti di solito 6-12 CFU
SSD HIST-03/A (ex M-STO/04)
Prova orale, a volte con uno scritto a domande aperte

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Ho scelto di partire dal 1815 e di arrivare al 1991, con qualche cenno oltre. Ho dato più spazio al Novecento, perché è lì che si concentrano le domande. Ogni sezione mette insieme quadro internazionale e storia italiana, come fanno i manuali più usati.

Una cosa la ripeto ogni anno. In questa materia la data non basta: devi saper dire cosa viene prima e cosa dopo, e perché. Prova a ripetere ad alta voce la sequenza 25 luglio – 8 settembre – 12 settembre 1943 senza guardare. Se ci riesci, hai capito il metodo.

L’Ottocento: dalla Restaurazione all’unificazione

Il congresso di Vienna

Dopo la sconfitta di Napoleone le potenze vincitrici si riuniscono a Vienna (1814-1815). Il principio cardine è la legittimità dei sovrani spodestati, insieme all’equilibrio tra le potenze. Protagonista è il ministro austriaco Metternich. Nasce la Santa Alleanza tra Russia, Austria e Prussia (1815), cui si affianca la Quadruplice alleanza con la Gran Bretagna. L’Italia, secondo una frase attribuita a Metternich, è soltanto “un’espressione geografica”.

La storia della prima metà del secolo è la storia della contestazione di quell’ordine: i moti del 1820-21 (Napoli, Piemonte, Spagna), quelli del 1830-31 (la rivoluzione di luglio a Parigi, il Belgio indipendente, i moti in Italia centrale) e infine il 1848, la “primavera dei popoli”. Nel 1848 insorgono Palermo, Parigi, Vienna, Berlino, Milano (le Cinque giornate), Venezia; Carlo Alberto concede lo Statuto il 4 marzo, che diventerà la costituzione del Regno d’Italia fino al 1948. La prima guerra d’indipendenza si chiude con la sconfitta piemontese a Novara (1849). Nello stesso anno cadono la Repubblica romana e la Repubblica di San Marco.

Liberalismo, democrazia, nazione

Prima delle date, i concetti. Il liberalismo chiede costituzione, diritti individuali, governo rappresentativo, ma spesso con suffragio ristretto per censo. La democrazia chiede il suffragio universale (maschile) e la sovranità popolare: Mazzini, con la Giovine Italia (1831), è il democratico per eccellenza in Italia. Il nazionalismo nasce come principio di libertà dei popoli e diventerà, alla fine del secolo, ideologia aggressiva. Il socialismo, con il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels (1848), pone la questione della classe operaia.

L’unificazione italiana e quella tedesca

Il percorso italiano va saputo per tappe. Cavour, presidente del consiglio piemontese dal 1852, porta il regno nella guerra di Crimea e stringe con Napoleone III gli accordi di Plombières (1858). La seconda guerra d’indipendenza (1859) dà la Lombardia al Piemonte. Nel 1860 l’Italia centrale si annette per plebiscito e Garibaldi, con la spedizione dei Mille, conquista il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 nasce il Regno d’Italia. Il Veneto arriva nel 1866, Roma il 20 settembre 1870.

I problemi del nuovo stato sono enormi: debito pubblico, analfabetismo diffuso, la scelta di un modello amministrativo accentrato, la questione romana con il papa che si considera prigioniero, il “brigantaggio” nel Mezzogiorno, represso con l’esercito. La “questione meridionale” diventa un tema di studio già con le inchieste di Franchetti e Sonnino (1876).

In Germania l’unità si fa con la Prussia di Bismarck, con tre guerre: contro la Danimarca (1864), l’Austria (1866), la Francia (1870-71). L’impero tedesco è proclamato a Versailles il 18 gennaio 1871. La Francia perde Alsazia e Lorena, una ferita che peserà fino al 1914.

Cosa ti chiedono all’orale (Ottocento)

Quali erano i principi del congresso di Vienna? La legittimità, cioè il ritorno dei sovrani spodestati dalla rivoluzione e da Napoleone, e l’equilibrio tra le grandi potenze, per evitare che una sola prevalesse. A questi si aggiunse l’intervento contro i moti rivoluzionari, garantito dalla Santa Alleanza. Il sistema funzionò in parte fino al 1848, quando le rivoluzioni ne misero in crisi i fondamenti.

Che cosa si intende per questione romana? Il conflitto tra il nuovo Regno d’Italia e il papato, che perse prima gran parte dello Stato pontificio (1860) e poi Roma (1870). Pio IX rifiutò la legge delle guarentigie del 1871 e si considerò prigioniero in Vaticano; il non expedit scoraggiava i cattolici dal votare alle elezioni politiche. La questione si chiuse solo con i Patti lateranensi del 1929.

Fine secolo: industria, masse, imperi

La seconda rivoluzione industriale

Dagli anni Settanta dell’Ottocento cambiano le tecnologie: acciaio, chimica, elettricità, motore a scoppio. Cambia anche l’organizzazione: grandi imprese, banche miste, cartelli. Dopo la “grande depressione” degli anni 1873-1896 molti stati abbandonano il libero scambio per il protezionismo. Le città crescono, nascono i partiti di massa (la SPD tedesca, il Partito socialista italiano nel 1892), i sindacati, la stampa popolare.

L’imperialismo

Nel giro di pochi decenni le potenze europee si spartiscono l’Africa. La conferenza di Berlino (1884-85) fissa le regole della corsa. Le spiegazioni dell’imperialismo vanno conosciute perché sono domande d’esame: economiche (Hobson, poi Lenin, che nel 1916 lo chiama “fase suprema del capitalismo”), politiche (la competizione tra stati), culturali (razzismo, “missione civilizzatrice”).

L’Italia ci prova anche lei: Eritrea, Somalia, e la disfatta di Adua (1° marzo 1896) contro l’Etiopia, che fa cadere Crispi. Poi la guerra di Libia (1911-12) sotto Giolitti.

L’età giolittiana

Dal 1901 al 1914, con brevi pause, la politica italiana è dominata da Giovanni Giolitti. La sua linea è la neutralità dello stato nei conflitti di lavoro, il dialogo con i socialisti riformisti, il decollo industriale del triangolo Milano-Torino-Genova. Nel 1912 introduce il suffragio universale maschile quasi completo, applicato nelle elezioni del 1913. Nello stesso anno il patto Gentiloni porta i voti cattolici ai liberali moderati. Gaetano Salvemini lo chiamò “ministro della malavita” per le pratiche elettorali nel Sud: è una definizione da citare con il contesto.

Cosa ti chiedono all’orale (fine secolo)

Quali sono le principali interpretazioni dell’imperialismo? Una economica, con Hobson e Lenin: il capitalismo cerca all’esterno mercati e investimenti per i capitali in eccesso. Una politica, che insiste sulla rivalità tra potenze e sul prestigio nazionale. Una culturale, che sottolinea il ruolo del razzismo e dell’idea di missione civilizzatrice. Gli storici oggi tendono a combinarle, e a dare peso anche alle situazioni locali nei territori colonizzati.

Che cosa caratterizza l’età giolittiana? Il tentativo di integrare nello stato liberale le masse popolari, con la neutralità del governo negli scioperi, il dialogo con i socialisti riformisti e l’apertura ai cattolici. Coincide con la prima vera industrializzazione italiana. Nel 1912 viene approvato il suffragio quasi universale maschile. I limiti sono la corruzione elettorale nel Sud, denunciata da Salvemini, e la guerra di Libia, che divise lo stesso fronte giolittiano.

La prima guerra mondiale

Le cause e lo scoppio

L’Europa del 1914 è divisa in due blocchi: la Triplice alleanza (Germania, Austria-Ungheria, Italia, dal 1882) e l’Intesa (Francia, Russia, Gran Bretagna). Il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando viene ucciso a Sarajevo da Gavrilo Princip. Un mese dopo, il 28 luglio, l’Austria dichiara guerra alla Serbia; in pochi giorni intervengono Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna, quest’ultima dopo l’invasione del Belgio neutrale.

Sulle responsabilità c’è un dibattito classico. L’articolo 231 del trattato di Versailles attribuiva la colpa alla Germania e ai suoi alleati. Negli anni Sessanta lo storico tedesco Fritz Fischer, in Assalto al potere mondiale, sostenne che la Germania avesse obiettivi espansionistici precisi. Più di recente Christopher Clark, in I sonnambuli (2012), ha distribuito le responsabilità tra tutte le potenze, che sarebbero scivolate nella guerra senza vederla arrivare.

L’Italia: neutralità e intervento

L’Italia nel 1914 resta neutrale: la Triplice era un’alleanza difensiva e l’Austria non l’aveva consultata. Si apre lo scontro tra neutralisti (Giolitti, gran parte dei socialisti, i cattolici) e interventisti (nazionalisti, interventisti democratici come Salvemini, futuristi, e Mussolini, espulso per questo dal PSI). Il governo Salandra-Sonnino firma segretamente il patto di Londra (26 aprile 1915), che promette all’Italia Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia e parte della Dalmazia. Dopo le manifestazioni del “maggio radioso”, il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra contro l’Austria.

La guerra di trincea

È una guerra nuova. Il fronte occidentale si blocca già alla fine del 1914; si combatte in trincea, con mitragliatrici, artiglieria, gas (primo impiego massiccio a Ypres, 1915). Verdun e la Somme (1916) costano centinaia di migliaia di morti. Sul fronte italiano si susseguono le battaglie dell’Isonzo, fino alla rotta di Caporetto (24 ottobre 1917). Cadorna viene sostituito da Diaz; il fronte si ferma sul Piave. Il 1917 è anche l’anno dell’ingresso degli Stati Uniti in guerra (aprile) e dell’uscita della Russia rivoluzionaria (pace di Brest-Litovsk, marzo 1918). La battaglia di Vittorio Veneto porta all’armistizio di Villa Giusti, in vigore dal 4 novembre 1918. L’11 novembre la Germania firma l’armistizio.

La pace

Nel gennaio 1918 il presidente americano Wilson presenta i Quattordici punti: diplomazia aperta, libertà dei mari, autodeterminazione dei popoli, una Società delle nazioni. La conferenza di Parigi (1919) è dominata da Wilson, Clemenceau, Lloyd George e Orlando. Il trattato di Versailles, firmato il 28 giugno 1919, impone alla Germania la perdita di territori, il disarmo e le riparazioni. Keynes, in Le conseguenze economiche della pace (1919), lo criticò duramente. In Italia nasce il mito della “vittoria mutilata”, per la mancata assegnazione della Dalmazia e di Fiume; D’Annunzio occupa Fiume nel settembre 1919.

Cosa ti chiedono all’orale (prima guerra mondiale)

Perché l’Italia nel 1914 è neutrale e poi entra in guerra con l’Intesa? La Triplice alleanza era difensiva e l’Austria, attaccando la Serbia, non aveva consultato l’Italia né concordato compensi. Il governo Salandra trattò con entrambi i blocchi e firmò segretamente il patto di Londra con l’Intesa, che prometteva Trentino, Alto Adige, Venezia Giulia e parte della Dalmazia. Una minoranza interventista, con le manifestazioni di maggio, prevalse sulla maggioranza neutralista del Parlamento, e il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra.

Qual è il dibattito sulle responsabilità della guerra? Versailles attribuì la colpa alla Germania con l’articolo 231. Fritz Fischer negli anni Sessanta sostenne che la classe dirigente tedesca perseguiva consapevolmente l’egemonia. Christopher Clark, nei Sonnambuli, ha spostato l’attenzione su una responsabilità condivisa, sulla serie di decisioni prese da tutte le potenze nella crisi di luglio.

La rivoluzione russa e l’Unione Sovietica

Nel febbraio 1917 (marzo secondo il nostro calendario) una rivolta a Pietrogrado porta all’abdicazione dello zar Nicola II. Nasce un governo provvisorio, affiancato dai soviet di operai e soldati: è il “dualismo di potere”. Lenin, rientrato dall’esilio in aprile, presenta le Tesi di aprile: tutto il potere ai soviet, pace, terra ai contadini. Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre (6-7 novembre) i bolscevichi prendono il potere. L’Assemblea costituente, in cui i bolscevichi erano in minoranza, viene sciolta nel gennaio 1918.

Seguono la guerra civile (1918-1921) tra rossi e bianchi, il “comunismo di guerra”, la rivolta di Kronstadt (1921) e la NEP (1921), che reintroduce elementi di mercato. Nel 1922 nasce l’URSS. Morto Lenin (1924), Stalin prevale su Trockij e poi sugli altri dirigenti. Dal 1928 lancia i piani quinquennali e la collettivizzazione forzata delle campagne, con la “liquidazione dei kulaki” e la terribile carestia del 1932-33, particolarmente devastante in Ucraina (l’Holodomor). Tra il 1936 e il 1938 il Grande terrore: processi pubblici, esecuzioni di massa, il sistema dei campi di lavoro (Gulag).

Cosa ti chiedono all’orale (rivoluzione russa)

Che cosa si intende per dualismo di potere? Dopo la rivoluzione di febbraio 1917 convivono due autorità: il governo provvisorio, espressione dei partiti liberali e poi socialisti moderati, e i soviet, consigli di operai e soldati, che controllano di fatto la capitale. Il governo provvisorio continua la guerra e rinvia la riforma agraria; i bolscevichi sfruttano questa debolezza con lo slogan “tutto il potere ai soviet” e prendono il potere in ottobre.

Che cosa fu la NEP? La Nuova politica economica, lanciata da Lenin nel 1921 dopo la guerra civile e la rivolta di Kronstadt. Sostituì le requisizioni del comunismo di guerra con un’imposta in natura e permise ai contadini di vendere le eccedenze e il piccolo commercio privato. Fu abbandonata da Stalin con la collettivizzazione e i piani quinquennali a partire dal 1928.

Il fascismo in Italia

Dal biennio rosso alla marcia su Roma

Il dopoguerra italiano è segnato dalla crisi economica, dalle lotte operaie e contadine del biennio rosso (1919-1920, con l’occupazione delle fabbriche nel settembre 1920), dalla nascita del Partito popolare di don Sturzo (gennaio 1919) e dalle elezioni del 1919, le prime con il sistema proporzionale. Il 23 marzo 1919 Mussolini fonda a Milano i Fasci di combattimento. Dal 1920 lo squadrismo agrario attacca leghe, cooperative e sedi socialiste, spesso con la tolleranza delle autorità. Nel 1921 nasce il Partito nazionale fascista; nello stesso anno, a Livorno, la scissione del PSI dà vita al Partito comunista d’Italia.

Il 28 ottobre 1922 le squadre fasciste marciano su Roma. Il re Vittorio Emanuele III rifiuta di firmare lo stato d’assedio e il 30 ottobre incarica Mussolini di formare il governo. Ricordalo bene: Mussolini va al potere per via formalmente legale, con un governo di coalizione.

La costruzione del regime

  • 1923: legge elettorale Acerbo, con un forte premio di maggioranza.
  • 1924: elezioni di aprile vinte dal “listone”; il 10 giugno il deputato socialista Giacomo Matteotti, che aveva denunciato le violenze, viene rapito e ucciso. Le opposizioni abbandonano la Camera (secessione dell’Aventino).
  • 3 gennaio 1925: discorso con cui Mussolini si assume la responsabilità politica di quanto accaduto. È l’inizio della dittatura.
  • 1925-1926: leggi “fascistissime”, scioglimento dei partiti, Tribunale speciale, confino.
  • 11 febbraio 1929: Patti lateranensi con la Santa Sede.
  • 1935-36: guerra d’Etiopia, sanzioni della Società delle nazioni, proclamazione dell’impero (maggio 1936).
  • 1938: leggi razziali contro gli ebrei.

Il dibattito: consenso e totalitarismo

Due questioni storiografiche. La prima riguarda il consenso. Renzo De Felice, nella grande biografia di Mussolini, definì gli anni 1929-1936 “gli anni del consenso”, suscitando forti polemiche. La seconda riguarda la natura del regime: fu un regime totalitario? Hannah Arendt, nelle Origini del totalitarismo (1951), lo escludeva sostanzialmente, concentrandosi su nazismo e stalinismo. Emilio Gentile ha invece parlato di un “esperimento totalitario” fascista, con il partito e la religione politica dello stato, pur limitato dalla presenza della monarchia e della Chiesa.

Cosa ti chiedono all’orale (fascismo)

Come arriva Mussolini al potere? Attraverso la combinazione di violenza squadrista e legalità formale. Dopo il biennio rosso lo squadrismo distrugge le organizzazioni socialiste e cattoliche, con la tolleranza di parte delle autorità e il sostegno di agrari e industriali. Con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922 Mussolini fa pressione sul re, che rifiuta lo stato d’assedio e gli affida il governo il 30 ottobre. La dittatura vera e propria inizia dopo il delitto Matteotti, con il discorso del 3 gennaio 1925 e le leggi fascistissime.

Che cosa sostiene De Felice sul consenso? Che negli anni tra la Conciliazione del 1929 e la proclamazione dell’impero del 1936 il regime ebbe un consenso ampio nella società italiana. La tesi fu molto criticata, perché il consenso in una dittatura è difficile da misurare e convive con repressione e propaganda. Ha però spinto gli storici a studiare i meccanismi di organizzazione del consenso, come le organizzazioni di massa e l’Opera nazionale dopolavoro.

La crisi del 1929 e il nazismo

La grande crisi

Il 24 ottobre 1929, il “giovedì nero”, crolla la borsa di New York. La crisi si estende all’economia reale e poi al mondo: fallimenti bancari, disoccupazione di massa, crollo del commercio internazionale. Negli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, eletto nel 1932, lancia dal 1933 il New Deal: lavori pubblici, regolazione delle banche, sostegno all’agricoltura, sicurezza sociale. Nel 1936 Keynes pubblica la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta. In Italia il regime risponde con l’IRI (1933) e una politica di autarchia.

Hitler al potere

In Germania la repubblica di Weimar, nata nel 1919, aveva già attraversato l’iperinflazione del 1923 e il fallito putsch di Monaco di Hitler nello stesso anno. La crisi del 1929 la travolge. Il partito nazionalsocialista diventa il primo partito nel luglio 1932. Il 30 gennaio 1933 il presidente Hindenburg nomina Hitler cancelliere. Seguono l’incendio del Reichstag (27 febbraio), la legge dei pieni poteri (marzo), lo scioglimento dei partiti, la “notte dei lunghi coltelli” (giugno-luglio 1934). Alla morte di Hindenburg (agosto 1934) Hitler unisce cariche di cancelliere e presidente.

La persecuzione degli ebrei procede per tappe: boicottaggio dei negozi (1933), leggi di Norimberga (1935), che tolgono la cittadinanza e vietano i matrimoni misti, la “notte dei cristalli” (9-10 novembre 1938).

Verso la guerra

La politica estera di Hitler smonta Versailles un pezzo alla volta: riarmo, rimilitarizzazione della Renania (1936), annessione dell’Austria (marzo 1938), conferenza di Monaco (settembre 1938), dove Francia e Gran Bretagna accettano la cessione dei Sudeti (è la politica dell’appeasement), occupazione di Praga (marzo 1939). Nel 1936 c’era stato l’Asse Roma-Berlino, nel 1939 il Patto d’acciaio. Il 23 agosto 1939 il patto Molotov-Ribbentrop tra Germania e URSS, con un protocollo segreto che divide la Polonia e l’Europa orientale.

Cosa ti chiedono all’orale (crisi e nazismo)

Perché la repubblica di Weimar crolla? Nasce debole, gravata dal trattato di Versailles e dal mito della “pugnalata alla schiena”, attaccata da destra e sinistra. Supera l’iperinflazione del 1923, ma la crisi del 1929 provoca disoccupazione di massa e radicalizzazione. Dal 1930 i governi si reggono sui decreti presidenziali. Il partito nazista diventa il primo partito nel 1932 e Hitler viene nominato cancelliere il 30 gennaio 1933 dal presidente Hindenburg, su consiglio di ambienti conservatori che speravano di controllarlo.

Che cosa fu la politica dell’appeasement? La politica di concessioni seguita soprattutto dal governo britannico di Neville Chamberlain, nella speranza di evitare la guerra soddisfacendo le richieste di Hitler. Il momento culminante fu la conferenza di Monaco del settembre 1938, che diede alla Germania i Sudeti. L’occupazione di Praga nel marzo 1939 dimostrò il fallimento di quella politica.

La seconda guerra mondiale e la Shoah

Le fasi della guerra

  • 1° settembre 1939: la Germania invade la Polonia. Il 3 settembre Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra.
  • Primavera 1940: invasione di Danimarca e Norvegia, poi di Belgio, Olanda e Francia. Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra. La Francia firma l’armistizio il 22 giugno.
  • Estate-autunno 1940: battaglia d’Inghilterra. L’Italia attacca la Grecia (ottobre) senza successo.
  • 22 giugno 1941: operazione Barbarossa, invasione dell’URSS.
  • 7 dicembre 1941: attacco giapponese a Pearl Harbor e ingresso degli Stati Uniti in guerra.
  • 1942-43: la svolta. El Alamein (autunno 1942), Stalingrado (resa tedesca il 2 febbraio 1943), Midway nel Pacifico (giugno 1942).
  • 1944: sbarco in Normandia (6 giugno).
  • 1945: resa della Germania (8 maggio), bombe atomiche su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto), resa del Giappone (2 settembre la firma formale).

L’Italia dal 1943 al 1945

Qui devi essere precisissimo. Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia. Il 25 luglio il Gran consiglio del fascismo approva l’ordine del giorno Grandi; il re fa arrestare Mussolini e nomina Badoglio. L’8 settembre viene reso noto l’armistizio, firmato a Cassibile il 3: il re e il governo lasciano Roma per Brindisi, l’esercito resta senza ordini e si dissolve. Il 12 settembre Mussolini è liberato dai tedeschi sul Gran Sasso e fonda la Repubblica sociale italiana. Al Nord si sviluppa la Resistenza, coordinata dal Comitato di liberazione nazionale. Il 16 ottobre 1943 avviene la razzia del ghetto di Roma. Il 25 aprile 1945 il CLNAI proclama l’insurrezione generale; Mussolini viene fucilato il 28 aprile.

Il dibattito decisivo è quello aperto da Claudio Pavone con Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (1991): Pavone distingue tre guerre intrecciate, patriottica contro i tedeschi, civile contro i fascisti, di classe per alcuni settori del movimento.

La Shoah

Lo sterminio degli ebrei d’Europa passa dalle fucilazioni di massa delle Einsatzgruppen nei territori sovietici occupati (dal 1941) ai campi di sterminio (Chełmno, Bełżec, Sobibór, Treblinka, Auschwitz-Birkenau, Majdanek). La conferenza di Wannsee, il 20 gennaio 1942, coordina l’organizzazione della “soluzione finale”. Le vittime ebree sono circa sei milioni. Il 27 gennaio 1945 l’Armata rossa entra ad Auschwitz: è la data scelta per il Giorno della memoria.

Il dibattito storiografico contrappone “intenzionalisti”, per cui lo sterminio deriva da un piano voluto da Hitler, e “funzionalisti”, che insistono sulla radicalizzazione progressiva dentro la macchina burocratica e sull’iniziativa dei livelli intermedi. Raul Hilberg, con La distruzione degli ebrei d’Europa, ha ricostruito la macchina amministrativa; Primo Levi, con Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati, ha dato la testimonianza più alta in lingua italiana.

Cosa ti chiedono all’orale (seconda guerra mondiale)

Racconta cosa succede in Italia tra il 25 luglio e il 12 settembre 1943. Il 25 luglio il Gran consiglio sfiducia Mussolini, che viene arrestato per ordine del re; Badoglio forma un governo che dichiara di continuare la guerra. Il 3 settembre viene firmato a Cassibile l’armistizio con gli Alleati, annunciato l’8 settembre. Re e governo lasciano Roma, l’esercito si sbanda e i tedeschi occupano il Centro-Nord. Il 12 settembre Mussolini viene liberato dal Gran Sasso e poco dopo nasce la Repubblica sociale.

Che cosa sostiene Pavone in Una guerra civile? Che la Resistenza fu insieme tre guerre: patriottica contro l’occupante tedesco, civile contro i fascisti della RSI, e di classe per una parte dei partigiani, soprattutto comunisti. L’uso dell’espressione “guerra civile”, prima usata soprattutto dai neofascisti, fu una scelta coraggiosa, e il libro ha spostato l’attenzione sulle scelte morali dei singoli.

La guerra fredda

La divisione del mondo

Già a Jalta (febbraio 1945) e a Potsdam (luglio-agosto 1945) emergono le tensioni tra gli Alleati. Nel 1946 Churchill parla di una “cortina di ferro” calata sull’Europa. Nel marzo 1947 la dottrina Truman annuncia il sostegno ai popoli minacciati dal comunismo; a giugno il segretario di stato Marshall propone il piano di aiuti per la ricostruzione europea (piano Marshall). Il blocco di Berlino (1948-49) porta alla nascita di due stati tedeschi nel 1949. Nello stesso anno nascono la NATO e la prima bomba atomica sovietica; in Cina vince Mao. Il Patto di Varsavia è del 1955.

Crisi e distensione

  • Corea (1950-53).
  • Morte di Stalin (1953); il XX congresso del PCUS (1956), con il rapporto segreto di Chruščëv; la rivolta ungherese repressa nel novembre 1956.
  • Il muro di Berlino, costruito dal 13 agosto 1961.
  • La crisi dei missili di Cuba (ottobre 1962), il momento più vicino alla guerra nucleare.
  • Il Vietnam: intervento americano crescente dal 1964-65, fino alla caduta di Saigon nel 1975.
  • La primavera di Praga e l’invasione del Patto di Varsavia (agosto 1968).
  • Distensione negli anni Settanta: accordi SALT, la Ostpolitik di Willy Brandt, l’atto finale di Helsinki (1975).

La fine

Gorbačëv, segretario del PCUS dal 1985, avvia la perestrojka e la glasnost. Nel 1989 crollano i regimi dell’Europa orientale; il muro cade il 9 novembre 1989. La Germania si riunifica il 3 ottobre 1990. L’URSS si dissolve nel dicembre 1991.

Cosa ti chiedono all’orale (guerra fredda)

Perché il 1947 è considerato l’anno d’inizio della guerra fredda? Perché in quell’anno gli Stati Uniti formulano esplicitamente la strategia del contenimento: con la dottrina Truman di marzo promettono sostegno a Grecia e Turchia contro la minaccia comunista, e con il piano Marshall offrono aiuti alla ricostruzione europea. L’URSS rifiuta il piano per sé e per i paesi dell’Est e fonda il Cominform. In Italia e in Francia i comunisti escono dai governi.

Perché la crisi di Cuba è un punto di svolta? Nell’ottobre 1962 gli Stati Uniti scoprono rampe di missili sovietici a Cuba e impongono un blocco navale. Dopo giorni di tensione Chruščëv accetta di ritirare i missili, in cambio dell’impegno americano a non invadere Cuba e, segretamente, del ritiro dei missili americani dalla Turchia. Dopo la crisi viene installata la linea diretta tra Washington e Mosca e nel 1963 si firma il trattato che vieta i test nucleari nell’atmosfera.

L’Italia repubblicana

La nascita della repubblica

Il 2 giugno 1946 gli italiani, e per la prima volta a livello nazionale le italiane, votano al referendum istituzionale e per l’Assemblea costituente. Vince la repubblica. La Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948. Le elezioni del 18 aprile 1948 vedono la vittoria della Democrazia cristiana di De Gasperi sul Fronte popolare di comunisti e socialisti. L’Italia aderisce alla NATO nel 1949.

Dal miracolo economico agli anni di piombo

Gli anni tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta sono quelli del miracolo economico: crescita fortissima, migrazioni interne dal Sud al Nord, diffusione di televisione e automobile. Dal 1962-63 nascono i governi di centro-sinistra con i socialisti: nazionalizzazione dell’energia elettrica (1962), scuola media unica (1962). Poi il Sessantotto, l'”autunno caldo” del 1969, la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) che apre la stagione della “strategia della tensione”, il terrorismo rosso e nero. Il 16 marzo 1978 le Brigate rosse rapiscono Aldo Moro, ucciso il 9 maggio. Dalla fine del 1973 la crisi petrolifera chiude definitivamente la stagione della crescita facile: inflazione a due cifre, austerità, domeniche a piedi. Nel 1976 il PCI di Berlinguer arriva al suo massimo storico, e si apre la stagione della “solidarietà nazionale”, con governi democristiani sostenuti dall’astensione o dal voto comunista. Berlinguer aveva parlato di “compromesso storico” già nel 1973, in una serie di articoli scritti dopo il colpo di stato in Cile. Sono gli anni anche delle grandi riforme civili: il divorzio (legge del 1970, confermata dal referendum del 1974), lo statuto dei lavoratori (1970), il nuovo diritto di famiglia (1975), il servizio sanitario nazionale (1978).

All’inizio degli anni Novanta l’inchiesta “Mani pulite” (dal 1992) e la fine della guerra fredda travolgono i partiti tradizionali.

Cosa ti chiedono all’orale (Italia repubblicana)

Perché le elezioni del 18 aprile 1948 sono così importanti? Sono le prime elezioni politiche della repubblica, in piena guerra fredda. La Democrazia cristiana ottiene circa il 48 per cento dei voti contro il Fronte democratico popolare di comunisti e socialisti. Collocano l’Italia nel blocco occidentale e inaugurano un lungo periodo di governi guidati dalla DC, con il PCI stabilmente all’opposizione.

Che cosa si intende per strategia della tensione? L’espressione indica la serie di stragi e attentati, a partire da piazza Fontana a Milano il 12 dicembre 1969, attribuiti a gruppi neofascisti con coperture e depistaggi da parte di settori degli apparati dello stato. L’obiettivo sarebbe stato diffondere paura e favorire una svolta autoritaria. Le inchieste giudiziarie sono state lunghe e complesse.

Decolonizzazione e integrazione europea

Dopo il 1945 gli imperi coloniali si dissolvono. L’India ottiene l’indipendenza il 15 agosto 1947, divisa tra India e Pakistan con violenze enormi. La Francia perde l’Indocina dopo Dien Bien Phu (1954) e l’Algeria dopo una guerra durissima (indipendenza nel 1962). Il 1960 è l'”anno dell’Africa”, con l’indipendenza di molte colonie. La conferenza di Bandung (1955) riunisce i paesi afroasiatici e prepara il movimento dei non allineati.

In Europa occidentale, intanto, parte l’integrazione. La dichiarazione di Robert Schuman del 9 maggio 1950 porta alla CECA (1951), con sei paesi tra cui l’Italia. I trattati di Roma del 25 marzo 1957 istituiscono la Comunità economica europea e l’Euratom. Il trattato di Maastricht (1992) crea l’Unione europea e prepara la moneta unica, l’euro, in circolazione dal 2002. Tra i padri dell’idea va ricordato il Manifesto di Ventotene (1941) di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Per chiudere, un dibattito che serve a inquadrare tutto: Eric Hobsbawm, nel Secolo breve (1994), ha proposto di leggere il Novecento come il periodo tra il 1914 e il 1991, dominato dallo scontro tra capitalismo liberale e comunismo. Altri storici preferiscono un “lungo Novecento” che parte dalla seconda rivoluzione industriale. Sapere che la periodizzazione è una scelta interpretativa, e non un dato, è già metà dell’esame.

Cosa ti chiedono all’orale (decolonizzazione ed Europa)

Quali sono le tappe dell’integrazione europea? La dichiarazione Schuman del 1950 e la nascita della CECA nel 1951, con Francia, Germania occidentale, Italia e Benelux; i trattati di Roma del 1957, che istituiscono la CEE e l’Euratom; il trattato di Maastricht del 1992, che fonda l’Unione europea e avvia la moneta unica. Alle origini c’è anche l’idea federalista del Manifesto di Ventotene di Spinelli e Rossi.

Che cosa intende Hobsbawm per “secolo breve”? Il Novecento compreso tra lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 e il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Per Hobsbawm il secolo ha una sua unità, data dall’età delle guerre totali, dallo scontro tra capitalismo e comunismo e dall’età dell’oro della crescita economica del dopoguerra. È una periodizzazione molto influente, ma non l’unica possibile.

Fonti e approfondimenti

Manuali

  • Giovanni Sabbatucci, Vittorio Vidotto, Storia contemporanea (volumi L’Ottocento e Il Novecento), Laterza.
  • Alberto Mario Banti, L’età contemporanea (volumi sull’Ottocento e sul Novecento), Laterza.

Saggi citati

  • Eric J. Hobsbawm, Il secolo breve, Rizzoli.
  • Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri.
  • Christopher Clark, I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande guerra, Laterza.
  • Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi.
  • Raul Hilberg, La distruzione degli Ebrei d’Europa, Einaudi.
  • Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo, Carocci.

Se affronti anche la storia dei secoli precedenti, trovi gli appunti di Storia moderna; per la lettura critica dei documenti, quelli di Storia delle istituzioni in età contemporanea.

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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