Esame di Editoria multimediale e digitale di testi letterari: appunti

Appunti di Editoria multimediale e digitale di testi letterari: filologia d’autore, TEI e XML, edizioni digitali, ebook e EPUB, diritti, accessibilità.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Un romanzo dell’Ottocento può arrivarti oggi in molte forme: un’edizione critica con l’apparato delle varianti, un tascabile economico, un ebook scaricato in pochi secondi, un audiolibro letto da un attore, una pagina di Wikisource, un’edizione digitale in cui puoi confrontare con un clic due redazioni del testo. Dietro ciascuna di queste forme ci sono scelte editoriali precise: quale testo pubblicare, come rappresentarlo, per quale lettore, con quali diritti. L’esame di Editoria multimediale e digitale ti chiede di conoscere queste scelte e di saperle fare.

Questi appunti coprono gli argomenti più frequenti: i fondamenti dell’edizione dei testi e della filologia d’autore, la codifica dei testi con XML e TEI, le edizioni digitali scientifiche, il libro elettronico e i suoi formati, la multimedialità e l’ipertesto, la filiera editoriale e i metadati, il diritto d’autore e il pubblico dominio, l’accessibilità. Ogni sezione si chiude con due domande d’orale e una risposta modello.

Esame Editoria multimediale e digitale di testi letterari italiani moderni e contemporanei
Corsi di laurea Lettere, Digital Humanities, Editoria e affini
Crediti di solito 6 CFU
SSD L-FIL-LET/10 (Letteratura italiana) e affini

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come affrontare l’esame

Questo è un esame di confine fra filologia, letteratura, informatica umanistica ed editoria. I docenti chiedono di solito di conoscere i concetti di base di ciascuno di questi campi e di saperli collegare. Una domanda tipica è: “come pubblicheresti in digitale un testo di cui esistono più redazioni d’autore?” Per rispondere servono la filologia (che cosa sono le redazioni), la codifica (come si rappresentano), l’editoria (per quale pubblico e con quale formato).

Il consiglio è fare pratica. Apri un file EPUB con un programma di archiviazione e guarda come è fatto dentro. Prova a scrivere qualche riga di XML. Esplora un’edizione digitale scientifica in rete. Poche ore di prova ti daranno una comprensione che nessun manuale può dare.

Tieni anche presente che il corso ha quasi sempre una parte pratica o un progetto finale: la codifica di qualche pagina in TEI, la realizzazione di un piccolo EPUB, l’analisi critica di un’edizione digitale esistente. Non sottovalutarla. Il docente vuole vedere che sai applicare i concetti: che la tua codifica è coerente, che il tuo ebook ha metadati corretti e una struttura navigabile, che la tua analisi distingue i pregi e i limiti di un progetto. Documenta sempre le scelte che fai, anche quelle che ti sembrano ovvie, perché la documentazione è parte integrante del lavoro editoriale, sia su carta sia in digitale. E quando presenti il progetto all’orale, parti dal problema che volevi risolvere, non dallo strumento che hai usato.

Il testo e la sua edizione

Che cosa vuol dire pubblicare un testo

Pubblicare un testo letterario non significa semplicemente copiarlo. Significa stabilire quale testo pubblicare, perché quasi ogni opera esiste in più versioni: manoscritti, bozze corrette, edizioni diverse riviste dall’autore, ristampe con errori. Il lavoro di chi stabilisce il testo è la filologia, e il risultato del lavoro filologico è l’edizione critica, che presenta un testo e insieme dà conto delle scelte fatte attraverso un apparato.

Filologia della copia e filologia d’autore

Per i testi antichi e medievali, di cui non si conservano gli originali, la filologia lavora sulle copie: confronta i manoscritti, individua gli errori, ricostruisce un testo il più vicino possibile all’originale perduto. Per i testi moderni e contemporanei la situazione è diversa: spesso si conservano gli autografi, le bozze, le edizioni corrette dall’autore. Qui la filologia si occupa soprattutto di ricostruire il processo creativo, cioè come l’autore ha scritto e riscritto il testo. È la cosiddetta filologia d’autore, o critica delle varianti.

La critica delle varianti

In Italia la critica delle varianti ha una tradizione importante. Un saggio fondativo è quello di Gianfranco Contini sul modo in cui Ariosto correggeva il Furioso, pubblicato nel 1937 con il titolo Come lavorava l’Ariosto. Contini mostrava che lo studio delle correzioni d’autore permette di capire lo stile e la poetica di uno scrittore dall’interno, osservando le sue scelte. Dante Isella ha poi sviluppato in modo sistematico la filologia d’autore, lavorando su autori come Manzoni, Porta, Gadda.

Le redazioni dei Promessi sposi

L’esempio più famoso per la letteratura italiana moderna è il romanzo di Manzoni. La prima stesura, scritta fra il 1821 e il 1823, è nota come Fermo e Lucia, un titolo che non è di Manzoni ma degli editori moderni. Il romanzo viene poi profondamente riscritto e pubblicato fra il 1825 e il 1827 con il titolo I promessi sposi: è la cosiddetta Ventisettana. Manzoni lo rivede ancora, soprattutto sul piano linguistico, avvicinandolo al fiorentino colto, e lo ripubblica a dispense fra il 1840 e il 1842, con illustrazioni: è la Quarantana, il testo che leggiamo oggi. Tre testi diversi dello stesso romanzo pongono un problema editoriale evidente: quale pubblicare, e come rendere visibili le differenze? Se vuoi ripassare il romanzo, puoi partire dagli appunti sui Promessi sposi.

Cosa ti chiedono all’orale (filologia)

Che differenza c’è fra filologia della copia e filologia d’autore? La filologia della copia lavora su testi di cui non si conserva l’originale, come quelli antichi e medievali, e cerca di ricostruirlo confrontando le copie e individuando gli errori. La filologia d’autore lavora su testi di cui si conservano autografi, bozze ed edizioni corrette dall’autore, e cerca di ricostruire il processo di scrittura attraverso le varianti. Per i testi moderni e contemporanei la seconda è la più importante.

Quali sono le redazioni dei Promessi sposi? La prima stesura, del 1821-1823, nota come Fermo e Lucia, titolo dato dagli editori moderni; la prima edizione dei Promessi sposi, del 1825-1827, detta Ventisettana; e l’edizione rivista soprattutto nella lingua, pubblicata a dispense fra il 1840 e il 1842 con illustrazioni, detta Quarantana, che è il testo che leggiamo oggi. Il caso è esemplare per la filologia d’autore e pone il problema di come pubblicare e confrontare più redazioni.

Codificare il testo: XML

Che cos’è il markup

Per trattare un testo con il computer in modo scientifico non basta trascriverlo: bisogna descriverne la struttura e le caratteristiche. Lo si fa con un linguaggio di marcatura, o markup, che aggiunge al testo delle etichette che ne indicano le parti e le proprietà. Il linguaggio più usato oggi nelle discipline umanistiche è XML, eXtensible Markup Language, uno standard del World Wide Web Consortium pubblicato nel 1998.

Come funziona XML

In XML il testo viene racchiuso fra etichette, dette tag, che si aprono e si chiudono. Per esempio, un verso può essere marcato così: un tag di apertura che indica l’inizio del verso, il testo del verso, un tag di chiusura. Gli elementi possono contenere altri elementi, formando una struttura ad albero: un poema contiene canti, i canti contengono strofe, le strofe contengono versi. Gli elementi possono anche avere attributi, che aggiungono informazioni, come il numero del verso o la lingua.

XML è “estensibile” perché non ha un insieme fisso di etichette: ciascun progetto può definire le proprie. Questo è un vantaggio, ma anche un rischio, perché se ogni progetto inventa le sue etichette i testi non sono più scambiabili. Per questo sono nati vocabolari comuni, il più importante dei quali, per i testi umanistici, è la TEI.

Separare contenuto e presentazione

Un principio fondamentale della codifica è separare il contenuto e la struttura dalla presentazione grafica. In XML non si scrive “questo va in corsivo”, ma “questo è un titolo” o “questa è una parola in lingua straniera”. Come verrà visualizzato, in corsivo, in grassetto o in un altro modo, si decide dopo, con fogli di stile e trasformazioni. Così lo stesso file può produrre una pagina web, un PDF, un ebook.

Cosa ti chiedono all’orale (XML)

Che cos’è XML e perché è usato nelle digital humanities? È un linguaggio di marcatura standard del W3C, pubblicato nel 1998, che permette di descrivere la struttura e le caratteristiche di un testo con etichette che si aprono e si chiudono, formando una struttura ad albero. È usato nelle digital humanities perché è aperto, leggibile da persone e macchine, indipendente dai programmi, e permette di separare il contenuto dalla presentazione, producendo da un solo file diverse forme di pubblicazione.

Perché è importante separare contenuto e presentazione? Perché se si codifica il significato degli elementi, per esempio “titolo” o “citazione”, invece del loro aspetto grafico, lo stesso testo può essere trasformato in formati diversi, come pagina web, PDF ed ebook, e può essere interrogato e analizzato. La presentazione si decide dopo, con fogli di stile. Questo rende i testi più durevoli e riutilizzabili.

La TEI

Che cos’è

La Text Encoding Initiative, TEI, è un consorzio internazionale che sviluppa e mantiene uno standard per la codifica dei testi umanistici in formato digitale. Il progetto nasce nel 1987, da un incontro di studiosi al Vassar College di Poughkeepsie, negli Stati Uniti. La versione attuale delle sue raccomandazioni, chiamata P5, è stata pubblicata nel 2007 ed è basata su XML. La TEI è oggi lo standard di riferimento per le edizioni digitali scientifiche.

Che cosa permette di codificare

La TEI offre centinaia di elementi per descrivere testi di ogni genere: prosa, poesia, teatro, lettere, manoscritti, dizionari. Permette di codificare la struttura (capitoli, paragrafi, versi, battute), i fenomeni testuali (citazioni, nomi di persona e di luogo, date), le caratteristiche fisiche dei documenti (pagine, righe, cancellature, aggiunte, mani diverse), e soprattutto le varianti. Ogni documento TEI ha un’intestazione, il TEI header, che contiene i metadati: titolo, autore, fonte, responsabilità della codifica, licenza.

Codificare le varianti

Per le edizioni critiche la TEI offre un modulo apposito per l’apparato. Le varianti di un passo si possono codificare raggruppando le diverse lezioni e indicando per ciascuna la fonte, il manoscritto o l’edizione, in cui compare. In questo modo un’edizione digitale può mostrare il testo secondo una redazione e permettere al lettore di vedere, con un clic, le lezioni delle altre. Per i testi moderni si possono anche codificare le correzioni d’autore su un manoscritto: le parole cancellate, quelle aggiunte, l’ordine delle correzioni.

I vantaggi

Usare la TEI significa produrre testi interoperabili, cioè scambiabili fra progetti diversi; durevoli, perché XML è un formato aperto e non legato a un programma; e interrogabili, perché la codifica permette ricerche complesse, come trovare tutte le occorrenze di un personaggio o tutte le varianti di un certo tipo. Il prezzo è la complessità: la codifica TEI richiede tempo, competenze e scelte interpretative, perché decidere come marcare un testo significa già interpretarlo.

Cosa ti chiedono all’orale (TEI)

Che cos’è la TEI? È la Text Encoding Initiative, un consorzio nato nel 1987 a Poughkeepsie che sviluppa uno standard per la codifica dei testi umanistici. La versione attuale, P5, è del 2007 ed è basata su XML. Offre elementi per codificare struttura, fenomeni testuali, caratteristiche dei documenti e varianti, e prevede un’intestazione, il TEI header, per i metadati. È lo standard di riferimento per le edizioni digitali scientifiche.

In che senso la codifica è già un’interpretazione? Nel senso che decidere come marcare un testo richiede scelte: che cosa considerare un nome di luogo, come dividere un testo in parti, come rappresentare una correzione dell’autore. Queste scelte dipendono da ipotesi sul testo e sugli obiettivi dell’edizione. La codifica non è quindi un’operazione meccanica, ma un atto critico, e le scelte vanno documentate.

Le edizioni digitali scientifiche

Che cos’è un’edizione digitale

Un’edizione digitale scientifica non è un’edizione cartacea trasferita sullo schermo. Lo studioso tedesco Patrick Sahle ha proposto una distinzione molto citata: un’edizione digitalizzata riproduce in digitale un’edizione pensata per la stampa, mentre un’edizione digitale vera e propria è concepita fin dall’inizio per il mezzo digitale e ne sfrutta le possibilità, che una stampa non potrebbe offrire.

Che cosa può fare

Le possibilità sono molte. Si possono affiancare le immagini dei manoscritti o delle edizioni originali alla trascrizione, permettendo al lettore di verificare. Si possono presentare più redazioni di un testo e passare dall’una all’altra, o vederle in parallelo. Si possono collegare i nomi di persone e luoghi a schede e mappe. Si possono offrire ricerche complesse. Si può aggiornare l’edizione nel tempo, correggendo errori e aggiungendo materiali. Un’edizione digitale può offrire anche diversi livelli di lettura, da quello più semplice per il lettore comune a quello più tecnico per lo specialista.

I problemi

Le edizioni digitali hanno anche problemi specifici. Il primo è la durata: un sito web può smettere di funzionare quando finiscono i finanziamenti o cambiano le tecnologie, mentre un libro stampato resta in biblioteca per secoli. Per questo è essenziale usare formati aperti, depositare i dati in archivi stabili e documentare il progetto. Il secondo è il riconoscimento scientifico: in molti sistemi accademici un’edizione digitale è valutata meno di un libro, nonostante richieda un lavoro enorme. Il terzo è la citabilità: un’edizione digitale deve offrire modi stabili per citare un passo.

Un riferimento teorico

Per un quadro teorico generale è molto usato il libro di Elena Pierazzo Digital Scholarly Editing (2015), che discute i modelli di edizione digitale, il rapporto con la filologia tradizionale, il problema del documento e del testo. Pierazzo insiste in particolare sulle edizioni di documenti, cioè edizioni che rappresentano con precisione un singolo manoscritto, comprese le correzioni e la disposizione sulla pagina, come avviene per gli autografi di autori moderni.

Cosa ti chiedono all’orale (edizioni digitali)

Che differenza c’è fra edizione digitalizzata ed edizione digitale secondo Sahle? L’edizione digitalizzata riproduce in digitale un’edizione pensata per la stampa, senza sfruttare le possibilità del nuovo mezzo. L’edizione digitale vera e propria è concepita per il digitale fin dall’inizio, e offre ciò che la stampa non può offrire: immagini dei documenti affiancate alla trascrizione, più redazioni consultabili, collegamenti, ricerche, aggiornamenti. La distinzione aiuta a valutare i progetti.

Quali problemi pone la conservazione di un’edizione digitale? Un’edizione digitale dipende da tecnologie e da infrastrutture che cambiano, e può smettere di funzionare quando finiscono i finanziamenti. Per garantirne la durata bisogna usare formati aperti come XML e TEI, depositare i dati in archivi stabili, documentare le scelte e prevedere identificatori persistenti per la citazione. Senza queste precauzioni il lavoro rischia di perdersi.

Il libro elettronico

Che cos’è un ebook

Il libro elettronico, o ebook, è un libro in formato digitale, leggibile su dispositivi dedicati, tablet, telefoni e computer. Il suo successo commerciale è legato alla diffusione, alla fine degli anni Duemila, di lettori con schermo a inchiostro elettronico e di negozi online integrati. Il Kindle di Amazon, lanciato nel 2007, ha avuto un ruolo decisivo in questo processo.

I formati

Il formato aperto più importante è EPUB, sviluppato dall’International Digital Publishing Forum e dal 2017 mantenuto dal World Wide Web Consortium, a cui il Forum si è unito. La versione EPUB 3, del 2011, ha introdotto il supporto per HTML5, contenuti multimediali, scrittura verticale e strumenti di accessibilità. Un file EPUB è in realtà un archivio compresso che contiene pagine in formato XHTML, fogli di stile, immagini e alcuni file che descrivono la struttura del libro e i suoi metadati. Il formato è “riflowable”: il testo si adatta alle dimensioni dello schermo e alle preferenze del lettore. Per contenuti con impaginazione complessa, come libri illustrati, esiste anche il layout fisso.

Accanto a EPUB esistono formati proprietari, come quelli di Amazon, e il PDF, che però conserva l’impaginazione della pagina stampata ed è poco adatto agli schermi piccoli.

DRM e social DRM

Molti ebook sono protetti da DRM, Digital Rights Management, sistemi che limitano la copia e la condivisione del file e spesso lo legano a un account o a un dispositivo. I DRM proteggono gli editori dalla pirateria, ma sono criticati perché limitano diritti che il lettore ha con un libro di carta, come prestarlo o rileggerlo su un altro dispositivo, e perché possono rendere il libro illeggibile se il servizio chiude. Un’alternativa è il cosiddetto social DRM, o watermark, che inserisce nel file il nome dell’acquirente senza limitarne l’uso.

Che cosa cambia per il testo letterario

Per il testo letterario l’ebook pone questioni interessanti. Il testo riflowable perde il rapporto fisso con la pagina, che in alcuni casi è parte del significato, come nella poesia visiva o nelle opere in cui l’impaginazione è curata dall’autore. La lunghezza delle righe, la divisione dei versi lunghi, la gestione delle note diventano problemi editoriali. Per un’edizione di poesia, per esempio, è essenziale che i versi non vengano spezzati in modo arbitrario.

Cosa ti chiedono all’orale (ebook)

Com’è fatto un file EPUB? È un archivio compresso che contiene pagine in formato XHTML, fogli di stile CSS, immagini, caratteri tipografici e alcuni file che descrivono la struttura del libro, l’ordine di lettura e i metadati. Il formato è aperto, sviluppato dall’International Digital Publishing Forum e oggi mantenuto dal W3C; la versione EPUB 3 è del 2011. Il testo è in genere riflowable, cioè si adatta allo schermo e alle preferenze del lettore.

Quali problemi pone l’ebook per l’edizione di poesia? Il testo riflowable si adatta allo schermo e può spezzare i versi lunghi in modo arbitrario, alterando la percezione del ritmo e della struttura. Anche la disposizione dei versi sulla pagina, gli spazi bianchi e le note possono perdersi. Per questo un’edizione digitale di poesia richiede accorgimenti specifici nella codifica e nei fogli di stile, o in alcuni casi il ricorso al layout fisso.

Multimedialità e ipertesto

L’ipertesto

Il termine ipertesto è stato coniato dall’informatico statunitense Ted Nelson negli anni Sessanta per indicare un testo non sequenziale, composto di blocchi collegati da legami che il lettore può seguire in ordine diverso. Il World Wide Web, ideato da Tim Berners-Lee al CERN fra il 1989 e il 1991, è oggi l’ipertesto più grande mai realizzato.

Letteratura ipertestuale

Negli anni Ottanta e Novanta alcuni scrittori sperimentano la narrativa ipertestuale, in cui il lettore sceglie il percorso fra i frammenti del racconto. L’esempio più citato è afternoon, a story di Michael Joyce, del 1987. Ma la letteratura aveva già esplorato strutture non lineari prima del digitale: nella tradizione italiana viene spesso ricordato Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino (1979), costruito come una serie di inizi di romanzo, e il gioco combinatorio di molte opere dell’OuLiPo, il gruppo francese di letteratura sperimentale a cui Calvino partecipò.

La multimedialità

L’editoria multimediale combina il testo con immagini, audio, video, animazioni, mappe. Per i testi letterari può significare un’edizione arricchita con letture d’attore, materiali d’archivio, fotografie dei luoghi, commenti video di studiosi. Il rischio è che i materiali aggiunti distraggano dal testo invece di illuminarlo. Un buon progetto multimediale parte da una domanda chiara: che cosa aggiunge ciascun elemento alla comprensione dell’opera?

Audiolibri e podcast

Una forma multimediale in forte crescita è l’audiolibro. Per i testi letterari la lettura ad alta voce è anche un’interpretazione: il ritmo, le pause, il tono scelti dal lettore orientano la comprensione. Leggere ad alta voce un canto di Dante o una novella di Verga significa fare scelte critiche, ed è un modo di far rivivere la dimensione orale della letteratura.

Cosa ti chiedono all’orale (ipertesto)

Chi ha coniato il termine ipertesto e che cosa indica? L’ha coniato Ted Nelson negli anni Sessanta per indicare un testo non sequenziale, fatto di blocchi collegati da legami che il lettore può percorrere in ordini diversi. Il World Wide Web, ideato da Tim Berners-Lee al CERN fra il 1989 e il 1991, è l’esempio più grande di ipertesto. In letteratura il concetto ha ispirato la narrativa ipertestuale, come afternoon, a story di Michael Joyce del 1987.

Perché Se una notte d’inverno un viaggiatore viene citato a proposito dell’ipertesto? Perché il romanzo di Calvino, del 1979, ha una struttura non lineare: alterna capitoli rivolti al lettore e dieci inizi di romanzi diversi, che si interrompono. Riflette sul rapporto fra lettore e libro e sulla combinazione di storie, temi che anticipano le riflessioni sull’ipertesto. Calvino era vicino all’OuLiPo, interessato alla letteratura combinatoria.

La filiera editoriale e i metadati

Le fasi della produzione

La produzione di un libro, cartaceo o digitale, segue una filiera di fasi: la scelta del testo e la sua acquisizione, con i relativi diritti; l’editing, cioè la revisione del testo; la redazione, con la cura delle norme, delle note, degli apparati; l’impaginazione o, per l’ebook, la conversione e la codifica; la correzione delle bozze; la produzione del file o della stampa; la distribuzione e la promozione. Nel digitale alcune fasi cambiano, ma la qualità del lavoro redazionale resta decisiva.

ISBN

Ogni edizione di un libro ha un codice identificativo, l’ISBN, International Standard Book Number. Dal 2007 l’ISBN è composto da tredici cifre. Edizioni diverse dello stesso testo, per esempio la versione cartacea e quella EPUB, hanno ISBN diversi. In Italia l’agenzia che assegna i codici ISBN opera presso l’Associazione Italiana Editori.

I metadati

Nel digitale i metadati, cioè le informazioni descrittive sul libro (titolo, autore, editore, data, lingua, soggetto, descrizione, prezzo), sono fondamentali, perché è attraverso di essi che il libro viene trovato nei cataloghi e nei negozi online. Lo standard internazionale per lo scambio di metadati nel commercio librario è ONIX. Un libro con metadati poveri o sbagliati è, in pratica, invisibile. Per i testi letterari conta anche la descrizione: un abstract chiaro, il nome del curatore, l’indicazione dell’edizione di riferimento e la presenza di introduzione e note aiutano il lettore a distinguere un’edizione curata da una semplice trascrizione senza apparati.

Cosa ti chiedono all’orale (filiera)

Quali sono le fasi della filiera editoriale? L’acquisizione del testo e dei diritti, l’editing, la redazione con la cura delle norme e degli apparati, l’impaginazione o la conversione digitale, la correzione delle bozze, la produzione del file o della stampa, la distribuzione e la promozione. Nel digitale cambiano soprattutto le fasi di produzione e distribuzione, ma il lavoro redazionale sul testo resta decisivo per la qualità.

Perché i metadati sono così importanti nell’editoria digitale? Perché i libri digitali vengono trovati soprattutto attraverso ricerche in cataloghi e negozi online, che si basano sui metadati: titolo, autore, soggetto, descrizione, lingua. Metadati incompleti o errati rendono un libro difficile da trovare. Lo standard ONIX permette di scambiare questi dati fra editori, distributori e librerie.

Diritto d’autore e pubblico dominio

La durata dei diritti

Chi pubblica testi letterari moderni e contemporanei deve fare i conti con il diritto d’autore. In Italia la materia è regolata dalla legge 633 del 1941, più volte modificata. I diritti di utilizzazione economica di un’opera durano tutta la vita dell’autore e settanta anni dopo la sua morte, calcolati dal primo gennaio dell’anno successivo. Allo scadere di questo termine l’opera entra nel pubblico dominio e può essere liberamente pubblicata.

Le conseguenze editoriali

Questo spiega perché molti autori dell’Ottocento e del primo Novecento si trovano gratuitamente in rete e in edizioni economiche, mentre gli autori del secondo Novecento no. Attenzione però a un dettaglio importante: anche se il testo di un autore è nel pubblico dominio, una specifica edizione critica può essere protetta, perché il lavoro del curatore, la sua introduzione, le note, la traduzione, sono opere a loro volta. Chi pubblica un testo in pubblico dominio deve quindi partire da una fonte libera o da un’edizione i cui diritti siano scaduti.

Le biblioteche digitali

Sul pubblico dominio si basano molte biblioteche digitali. In Italia Liber Liber, con il suo Progetto Manuzio, mette a disposizione gratuitamente migliaia di testi della letteratura italiana. Wikisource raccoglie testi trascritti e riletti da volontari, spesso collegati alle immagini delle edizioni originali. A livello internazionale il Project Gutenberg, nato nel 1971, è la più antica biblioteca digitale di testi liberi. Per chi studia editoria, è utile valutare criticamente queste risorse: da quale edizione deriva il testo? è stato corretto? è dichiarata la fonte?

Le licenze aperte

Gli autori e gli editori possono scegliere di pubblicare con licenze aperte, come le licenze Creative Commons, che permettono di indicare quali usi sono consentiti: la semplice condivisione, la modifica, l’uso commerciale. Molte edizioni digitali scientifiche usano licenze aperte per favorire il riuso dei dati.

Cosa ti chiedono all’orale (diritti)

Quanto dura il diritto d’autore in Italia? Secondo la legge 633 del 1941 e le sue modifiche, i diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell’autore e settant’anni dopo la sua morte, calcolati dal primo gennaio dell’anno successivo. Scaduto questo termine, l’opera entra nel pubblico dominio. Bisogna però ricordare che le singole edizioni critiche, le note e le traduzioni possono essere protette come opere autonome.

Come valuteresti un testo trovato in una biblioteca digitale? Verificherei da quale edizione deriva, se la fonte è dichiarata, se il testo è stato riletto e corretto, se ci sono informazioni sul curatore e sulla licenza. Confronterei alcuni passi con un’edizione affidabile. Biblioteche come Liber Liber o Wikisource sono risorse preziose, ma vanno usate sapendo da dove viene il testo.

Accessibilità

Leggere per tutti

L’accessibilità è la possibilità per tutte le persone, comprese quelle con disabilità visive, motorie o cognitive, di usare un prodotto. Per i libri significa che il testo deve poter essere letto anche con sintesi vocale, con caratteri ingranditi, con display braille, con strumenti di aiuto alla lettura. Il libro digitale ha un enorme potenziale per l’accessibilità, ma solo se è prodotto correttamente.

Che cosa rende accessibile un ebook

Un ebook accessibile ha una struttura semantica chiara, con titoli e sezioni marcati correttamente; un ordine di lettura logico; descrizioni testuali alternative per le immagini; un indice navigabile; metadati che dichiarano le caratteristiche di accessibilità. Il formato EPUB 3 offre gli strumenti per tutto questo, e lo stesso principio della separazione fra contenuto e presentazione, che abbiamo visto con XML, è la base dell’accessibilità.

La normativa europea

Nell’Unione europea la direttiva 2019/882, nota come European Accessibility Act, stabilisce requisiti di accessibilità per alcuni prodotti e servizi, compresi gli ebook e i servizi di commercio elettronico, applicabili dal 28 giugno 2025. Per l’editoria digitale significa che l’accessibilità non è più solo una buona pratica, ma un obbligo per molti prodotti.

Cosa ti chiedono all’orale (accessibilità)

Che cosa rende accessibile un ebook? Una struttura semantica corretta, con titoli e sezioni marcati come tali; un ordine di lettura logico; testi alternativi per le immagini; un indice navigabile; metadati che descrivono le caratteristiche di accessibilità. EPUB 3 offre gli strumenti necessari. Un ebook così può essere letto anche con sintesi vocale o display braille, e si adatta alle esigenze di lettori con disabilità diverse.

Che cos’è l’European Accessibility Act? È la direttiva europea 2019/882, che stabilisce requisiti di accessibilità per alcuni prodotti e servizi, tra cui gli ebook e il commercio elettronico. I requisiti si applicano dal 28 giugno 2025. Per gli editori significa che produrre ebook accessibili è diventato un obbligo per molti prodotti, e non più soltanto una scelta di qualità.

Il lavoro redazionale

Le norme redazionali

Ogni casa editrice ha le sue norme redazionali, cioè regole che stabiliscono come trattare in modo uniforme gli elementi del testo: l’uso delle virgolette (caporali, alte, apici), dei corsivi, delle maiuscole, delle abbreviazioni; il modo di citare le opere e le fonti; la forma delle note e della bibliografia; la grafia dei nomi stranieri. Le norme non sono un dettaglio: un testo con usi incoerenti dà un’impressione di trascuratezza e rende più difficile la lettura.

Il caso dei testi letterari

Per i testi letterari il lavoro redazionale è particolarmente delicato, perché l’uniformazione può entrare in conflitto con la volontà dell’autore. Un autore può usare la punteggiatura o le maiuscole in modo personale, e normalizzare questi usi significherebbe alterare il testo. Per i testi dell’Ottocento si pone poi la questione dell’ammodernamento della grafia: conservare forme come “egli è” o le grafie antiche, o adattarle all’uso di oggi? Un’edizione critica conserva in genere la grafia dell’autore, mentre un’edizione per la lettura può ammodernarla, purché lo dichiari nella nota al testo.

La nota al testo

La nota al testo è la sezione in cui il curatore spiega le scelte fatte: quale edizione o manoscritto ha seguito, come ha trattato la grafia e la punteggiatura, quali interventi ha fatto. È uno strumento di trasparenza indispensabile, anche nelle edizioni digitali. Un ebook di un classico senza alcuna indicazione sulla fonte del testo è, dal punto di vista editoriale, un prodotto incompleto.

Cosa ti chiedono all’orale (redazione)

Che cosa sono le norme redazionali? Sono le regole con cui una casa editrice uniforma il trattamento degli elementi del testo: virgolette, corsivi, maiuscole, abbreviazioni, citazioni, note, bibliografia, grafia dei nomi stranieri. Servono a garantire coerenza e leggibilità. Nei testi letterari vanno applicate con cautela, perché alcuni usi possono essere scelte stilistiche dell’autore che non vanno normalizzate.

A che cosa serve la nota al testo? Serve a dichiarare le scelte del curatore: quale fonte è stata seguita, come sono state trattate grafia e punteggiatura, quali correzioni sono state fatte. Rende l’edizione trasparente e verificabile. È necessaria sia nelle edizioni critiche sia nelle edizioni per la lettura, e anche negli ebook, dove spesso manca.

Leggere su schermo

Che cosa dice la ricerca

Una domanda che chi si occupa di editoria digitale non può evitare è se leggere su schermo sia diverso dal leggere su carta. La ricerca su questo tema è ampia. Una meta-analisi pubblicata nel 2018 sulla rivista Educational Research Review da Pablo Delgado e colleghi, che ha esaminato decine di studi, ha concluso che per i testi informativi la comprensione tende a essere un po’ migliore su carta, soprattutto quando il tempo di lettura è limitato. Per la narrativa le differenze sono risultate meno chiare.

Le possibili spiegazioni

Le spiegazioni proposte sono diverse. Lo schermo favorisce una lettura più veloce e superficiale, abituata allo scorrimento e alla ricerca di informazioni. Il libro di carta offre punti di riferimento fisici, la posizione sulla pagina, lo spessore delle pagine lette e da leggere, che aiutano a orientarsi nel testo. Inoltre molti lettori sovrastimano la propria comprensione quando leggono su schermo. Questi risultati non significano che la lettura digitale sia da evitare, ma che va accompagnata da strategie: rallentare, prendere appunti, rileggere.

Le conseguenze per l’editoria

Per chi progetta edizioni digitali di testi letterari, queste ricerche suggeriscono alcune attenzioni: interfacce pulite, senza distrazioni; strumenti per annotare e sottolineare; indicazioni chiare sulla posizione nel testo; la possibilità di regolare caratteri e spaziature. L’obiettivo è rendere possibile anche su schermo una lettura lenta e profonda, che è quella richiesta dalla letteratura.

Cosa ti chiedono all’orale (lettura su schermo)

Si capisce meglio un testo su carta o su schermo? La ricerca suggerisce che per i testi informativi la comprensione tende a essere leggermente migliore su carta, soprattutto con tempi limitati, come ha concluso la meta-analisi di Delgado e colleghi del 2018. Per la narrativa le differenze sono meno chiare. Le spiegazioni riguardano la lettura più veloce e superficiale favorita dallo schermo e la mancanza di riferimenti fisici. Non significa rinunciare al digitale, ma progettarlo e usarlo con attenzione.

Come progetteresti un’interfaccia di lettura per testi letterari? Con una pagina pulita, senza elementi che distraggano; caratteri e spaziature regolabili; strumenti per annotare, sottolineare e tornare sui passi; indicazioni chiare sulla posizione nel testo; accesso alle note senza perdere il filo. L’obiettivo è favorire una lettura lenta e concentrata, adatta al testo letterario.

Nuove forme di pubblicazione

Il self-publishing

Il digitale ha reso possibile a chiunque pubblicare un libro senza passare da un editore tradizionale, attraverso piattaforme di autopubblicazione che distribuiscono ebook e libri stampati su richiesta. Il self-publishing ha dato spazio a generi e autori che l’editoria tradizionale trascurava, e alcuni autori autopubblicati hanno avuto grande successo. Ma ha anche moltiplicato l’offerta in modo enorme, rendendo più difficile per i lettori orientarsi, e spesso manca il lavoro di editing e di redazione che un editore garantisce.

La stampa su richiesta

La stampa su richiesta, o print on demand, permette di stampare un libro solo quando viene ordinato, anche in una sola copia. Questo ha cambiato l’economia dei libri con tiratura limitata, come molti testi accademici, che possono restare disponibili senza costi di magazzino. Per i testi letterari fuori catalogo è un’opportunità per tornare in circolazione. Il rovescio della medaglia è che la qualità della stampa e della carta può essere inferiore a quella di una tiratura tradizionale, e che senza promozione un libro disponibile su richiesta rischia di restare comunque sconosciuto ai lettori.

Le piattaforme di scrittura

Infine esistono piattaforme in cui gli autori pubblicano storie a puntate e i lettori commentano e votano. Sono spazi in cui nascono nuove forme di scrittura e di lettura, molto frequentati dai giovani, e in cui il rapporto fra autore e pubblico è più diretto. Per chi studia editoria sono un fenomeno da osservare con attenzione, perché mostrano come il digitale stia cambiando anche il modo in cui si diventa autori.

Cosa ti chiedono all’orale (nuove forme)

Quali vantaggi e svantaggi ha il self-publishing? Il vantaggio è che chiunque può pubblicare e raggiungere i lettori senza passare da un editore, e questo ha dato spazio a generi e autori trascurati. Lo svantaggio è che spesso manca il lavoro di editing, redazione e promozione che un editore garantisce, e l’offerta diventa così ampia da rendere difficile orientarsi. Il ruolo di filtro e di cura dell’editore resta quindi importante.

Che cosa cambia la stampa su richiesta? Permette di stampare un libro solo quando viene ordinato, anche in una sola copia, eliminando i costi di magazzino e le tirature minime. Così libri con un pubblico ridotto, come molti testi accademici o letterari fuori catalogo, possono restare disponibili a lungo. È un esempio di come il digitale cambi l’economia dell’editoria anche per il libro di carta.

Progettare un’edizione digitale

Lo schema di un progetto

All’esame ti può essere chiesto di progettare, almeno a grandi linee, un’edizione digitale di un testo letterario moderno. Uno schema efficace comprende alcune decisioni. Il testo: quale opera, quali redazioni, quali fonti. Il pubblico: specialisti, studenti, lettori comuni. Il modello: edizione critica, edizione di documento, edizione per la lettura. La codifica: TEI, con quali elementi e quali scelte interpretative. La presentazione: interfaccia web, ebook, o entrambi. Le immagini: riproduzioni dei manoscritti e delle edizioni, con quali diritti. I diritti e la licenza. La conservazione: dove saranno depositati i dati, con quali formati.

Un esempio

Un esempio di progetto potrebbe riguardare una raccolta di poesie del primo Novecento di cui si conservano autografi con correzioni e due edizioni a stampa. Il progetto potrebbe offrire le immagini degli autografi affiancate alla trascrizione codificata in TEI, con le cancellature e le aggiunte; un testo di lettura secondo l’ultima edizione d’autore; un apparato che permetta di confrontare le redazioni; un’introduzione e un commento. Da questi dati si potrebbe produrre anche un EPUB accessibile per la lettura. Dati e codifica sarebbero distribuiti con licenza aperta e depositati in un archivio stabile.

Cosa ti chiedono all’orale (progetto)

Quali decisioni bisogna prendere per progettare un’edizione digitale? Quale testo e quali redazioni pubblicare; per quale pubblico; quale modello di edizione, critica, di documento o di lettura; come codificare il testo, di solito in TEI; quale interfaccia di presentazione; quali immagini includere e con quali diritti; quale licenza adottare; come garantire la conservazione dei dati nel tempo. Ogni decisione dipende dagli obiettivi del progetto.

Perché conviene partire da una codifica XML anche se si vuole produrre un ebook? Perché una codifica XML, per esempio in TEI, descrive il testo in modo indipendente dalla presentazione. Da quella base si possono produrre con trasformazioni automatiche diverse uscite: un sito web, un PDF, un EPUB accessibile. Se invece si parte direttamente dal formato finale, è molto più difficile riutilizzare il lavoro per altri scopi.

Fonti e approfondimenti

Filologia e codifica

  • Gianfranco Contini, “Come lavorava l’Ariosto” (1937), poi in Esercizî di lettura.
  • Elena Pierazzo, Digital Scholarly Editing. Theories, Models and Methods, Ashgate, 2015.
  • TEI Consortium, TEI P5: Guidelines for Electronic Text Encoding and Interchange.

Editoria digitale

  • W3C, specifiche EPUB 3.
  • Direttiva (UE) 2019/882 sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi.
  • Legge 22 aprile 1941, n. 633, sul diritto d’autore.

Biblioteche digitali

  • Liber Liber, Progetto Manuzio.
  • Wikisource in lingua italiana.
  • Project Gutenberg.

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Author

Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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