Amphitruo di Plauto

Giove assume l’aspetto di Anfitrione per incontrare Alcmena, mentre Mercurio imita il servo Sosia. Il gioco dei doppi trasforma un mito eroico in una.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

L’Amphitruo è l’unica commedia di Plauto di argomento mitologico. Giove, innamorato di Alcmena, moglie del generale tebano Anfitrione, assume l’aspetto del marito mentre questo è in guerra; il dio Mercurio lo aiuta prendendo le sembianze del servo Sosia. Quando il vero Anfitrione e il vero Sosia tornano a casa, si scatena una serie di equivoci irresistibili. La commedia termina con la nascita di Ercole. Nel prologo Mercurio la definisce una “tragicommedia”, perché vi recitano dèi e re accanto a servi. Dal nome del servo deriva la parola “sosia”. Qui trovi la trama, i personaggi, i temi del doppio e dell’identità, lo stile e la fortuna.

Dati essenziali

  • Autore: Tito Maccio Plauto (circa 250-184 a.C.), di Sarsina.
  • Genere: commedia palliata, cioè di ambientazione greca.
  • Datazione: incerta, forse negli anni Novanta o Ottanta del II secolo a.C.
  • Ambientazione: Tebe, davanti alla casa di Anfitrione.
  • Modello: probabilmente una commedia greca di età ellenistica, non identificata con certezza.
  • Testo: presenta una lacuna di alcune centinaia di versi nella parte finale.

La trama

Il prologo di Mercurio

Mercurio, travestito da Sosia, spiega al pubblico la situazione: Giove si trova in casa con Alcmena, sotto l’aspetto di Anfitrione, e ha allungato la notte per restare più a lungo con lei. Annuncia una tragicommedia, un genere misto, visto che in scena ci sono dèi e re ma anche un servo.

Sosia contro Sosia

Il vero Sosia arriva di notte dal porto, mandato da Anfitrione ad annunciare la vittoria sui Teleboi. Davanti alla casa trova Mercurio, identico a lui, che lo picchia e lo convince, a forza di pugni e di prove, di non essere Sosia: conosce infatti tutti i suoi segreti. Sosia, sconvolto, si chiede chi sia lui, se l’altro è Sosia, e torna dal padrone.

Alcmena e i due Anfitrione

Giove si congeda da Alcmena all’alba, dicendo di dover tornare all’esercito, e le lascia in dono una coppa d’oro del re nemico Pterela. Poco dopo arriva il vero Anfitrione, felice di rivedere la moglie. Alcmena si stupisce che sia tornato così presto, dato che era appena partito. Anfitrione non capisce, crede che la moglie sia impazzita o infedele; lei mostra la coppa, che dovrebbe essere ancora sigillata in una cassetta. La scena diventa un dramma coniugale: Anfitrione accusa Alcmena di adulterio, lei difende con dignità la propria onestà.

Nuovi equivoci

Giove torna per riconciliarsi con Alcmena, offesa; Mercurio, dal tetto, tratta come un intruso il vero Anfitrione, che non riesce a entrare in casa propria. La parte in cui i due Anfitrione si affrontano è in gran parte perduta.

La nascita di Ercole

Alcmena partorisce due gemelli: uno figlio di Anfitrione, l’altro di Giove. L’ancella Bromia racconta i prodigi della nascita, tra cui il neonato Ercole che strangola due serpenti. Infine Giove appare nella sua forma divina, rivela la verità e rassicura Anfitrione sull’innocenza della moglie. Anfitrione si dichiara onorato di dividere la sposa con il re degli dèi.

Personaggi

  • Giove: il dio seduttore, che gioca con gli uomini.
  • Mercurio: servo del padre, dispettoso e brillante, vero regista della commedia.
  • Sosia: servo pauroso e chiacchierone, vittima dello scambio di identità.
  • Anfitrione: generale orgoglioso, geloso, sempre più confuso.
  • Alcmena: moglie nobile e fedele, figura quasi tragica, tra le più dignitose del teatro plautino.

Temi

  • Il doppio: due Anfitrione e due Sosia mettono in crisi l’identità personale.
  • L’inganno divino: gli dèi si divertono con gli uomini senza che questi possano capire.
  • La fedeltà coniugale: Alcmena è innocente, ma appare colpevole.
  • Il teatro nel teatro: Mercurio parla spesso al pubblico e commenta la messa in scena.

Stile

Plauto usa una lingua vivace e inventiva, con giochi di parole, battute, parti cantate (cantica) e scene di dialogo. Il monologo di Sosia che racconta la battaglia è una parodia del linguaggio epico e dei resoconti militari. Il contrasto tra la solennità di Alcmena e la comicità dei servi è la vera originalità dell’opera.

La fortuna

L’Amphitruo è una delle commedie antiche più imitate: Molière ne trasse l’Amphitryon (1668), Kleist una versione drammatica (1807), Jean Giraudoux l’Amphitryon 38 (1929), il cui titolo allude scherzosamente alle molte riscritture precedenti. Dalla commedia di Molière deriva anche l’uso comune della parola “anfitrione” per indicare il padrone di casa che offre un banchetto.

Come studiarla

Concentrati sulla scena fra Sosia e Mercurio e su quella fra Anfitrione e Alcmena: la prima è pura farsa, la seconda quasi tragedia. Confronta l’opera con l’Miles gloriosus e l’Aulularia, per vedere la varietà del teatro plautino.

Il teatro di Plauto

Plauto adattava commedie greche della commedia nuova per il pubblico romano, aggiungendo riferimenti alla vita di Roma, giochi verbali e molte parti musicali. Le sue commedie venivano rappresentate durante i ludi, su palcoscenici provvisori, con attori maschi che indossavano costumi greci. L’Amphitruo mostra bene questa libertà: il mito greco diventa occasione per una farsa romana.

Domande frequenti

Perché l’Amphitruo è detta tragicommedia?

Perché, come spiega Mercurio nel prologo, vi compaiono dèi e re, tipici della tragedia, insieme a servi, tipici della commedia.

Da dove viene la parola sosia?

Dal servo Sosia, di cui Mercurio assume l’aspetto nella commedia.

Chi nasce alla fine della commedia?

Ercole, figlio di Giove, e il suo gemello Ificle, figlio di Anfitrione.

Per lo studio

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