Le Olimpiche sono il primo dei quattro libri di epinici di Pindaro, cioè i canti corali composti per celebrare i vincitori dei grandi giochi panellenici. Le quattordici odi del libro sono dedicate ad atleti e signori che avevano vinto a Olimpia, come Ierone di Siracusa e Terone di Agrigento. In ogni ode la lode del vincitore si intreccia con un mito, con sentenze morali e con riflessioni sul ruolo del poeta. La prima Olimpica, con l’inizio “Ottima è l’acqua”, e la seconda, con la sua visione dell’aldilà, sono tra i testi più celebri della lirica greca. Qui trovi il contenuto delle odi principali, la struttura dell’epinicio, i temi e lo stile di Pindaro.
Dati essenziali
- Autore: Pindaro di Cinoscefale, presso Tebe (circa 518 - dopo il 446 a.C.).
- Genere: lirica corale; epinicio.
- Raccolta: gli epinici erano divisi dagli antichi in Olimpiche (14), Pitiche (12), Nemee (11) e Istmiche (8, con frammenti di una nona).
- Lingua: dialetto letterario di base dorica.
- Esecuzione: canto e danza di un coro, spesso nella patria del vincitore.
- Metro: strutture strofiche complesse, di solito in triadi (strofe, antistrofe, epodo).
Le Olimpiche più famose
Olimpica 1: Ierone e Pelope
Composta per la vittoria di Ierone di Siracusa nella corsa del cavallo montato (476 a.C.), si apre con una serie di superlativi: ottima è l’acqua, l’oro brilla come fuoco nella notte, e come nessun astro supera il sole, nessuna gara supera quella di Olimpia. Il mito è quello di Pelope, eroe legato all’origine dei giochi. Pindaro rifiuta la versione tradizionale secondo cui Tantalo avrebbe servito il figlio in pasto agli dèi: non si possono attribuire agli dèi azioni così empie. Racconta invece che Poseidone rapì Pelope per amore, e che il giovane vinse poi la corsa dei carri contro Enomao, ottenendo in sposa Ippodamia.
Olimpica 2: Terone e l’aldilà
Per Terone di Agrigento, vincitore nella corsa dei carri, Pindaro scrive un’ode ricca di riflessioni sulla sorte umana e sulla ricompensa dei giusti dopo la morte, fino alla descrizione delle Isole dei Beati. È un raro testo arcaico che riflette credenze sull’aldilà vicine alle dottrine misteriche.
Olimpica 3: l’olivo di Eracle
Sempre per Terone, racconta come Eracle portò dal paese degli Iperborei l’olivo selvatico con cui si incoronavano i vincitori di Olimpia.
Olimpica 14: le Cariti
Breve ode per un giovane di Orcomeno, è un inno alle Cariti, le Grazie, dee della bellezza e della gioia, protettrici della città.
La struttura dell’epinicio
- La lode del vincitore: il nome, la gara, la famiglia, la patria, le vittorie precedenti.
- Il mito: un racconto legato alla patria del vincitore o ai giochi, narrato in modo allusivo e selettivo.
- Le gnomai: sentenze morali sul limite umano, sulla fortuna, sul valore.
- L’io del poeta: riflessioni sulla poesia, sulle scelte narrative, sul compenso.
Le parti non seguono un ordine fisso: Pindaro passa da una all’altra con salti improvvisi, che la critica ha spiegato in modi diversi.
Temi
- La gloria: la vittoria è un momento in cui l’uomo si avvicina al divino.
- Il limite: l’uomo resta mortale; non deve cercare di diventare un dio.
- La nobiltà: il valore è ereditario e si manifesta nelle imprese.
- La poesia che eterna: senza il canto del poeta, anche le imprese più grandi sono dimenticate.
- La religione: gli dèi vanno rispettati, e i miti purificati da ciò che è indegno di loro.
Stile
Lo stile di Pindaro è solenne, denso, audace: metafore ardite, parole composte, passaggi bruschi, lessico prezioso. Orazio, in un’ode celebre, lo paragona a un fiume in piena che scende dai monti e avverte che chi cerca di imitarlo rischia di cadere come Icaro. È un poeta difficile, ma di straordinaria intensità.
Il contesto
I committenti delle Olimpiche sono spesso tiranni e aristocratici, come Ierone e Terone in Sicilia, che usavano le vittorie nei giochi come strumento di prestigio. Pindaro, aristocratico lui stesso, condivide i valori della nobiltà, ma ricorda sempre ai potenti il limite umano.
Come studiarle
Leggi l’inizio della prima Olimpica e il mito di Pelope, osservando la correzione del mito. Confronta la lirica corale di Pindaro con la lirica monodica di Saffo e con la ripresa latina nelle Odi di Orazio. Per il greco arcaico, parti dal proemio dell’Iliade e dalle versioni per la quinta.
I giochi di Olimpia
I giochi olimpici, in onore di Zeus, si svolgevano ogni quattro anni nel santuario di Olimpia, nel Peloponneso; secondo la tradizione erano stati fondati nel 776 a.C. Le gare comprendevano la corsa a piedi, la lotta, il pugilato, il pancrazio, il pentathlon e le corse con i cavalli e con i carri. Il premio era soltanto una corona di olivo selvatico, ma la gloria era immensa: il vincitore veniva accolto in patria come un eroe, e la sua famiglia poteva commissionare a un grande poeta un canto che rendesse eterno il suo nome. Nelle gare equestri il vincitore ufficiale era il proprietario dei cavalli, non l’auriga: per questo molti destinatari delle Olimpiche sono tiranni e grandi aristocratici. Conoscere questo contesto aiuta a capire perché gli epinici uniscano la celebrazione sportiva, la religione e la politica.
Domande frequenti
Che cos’è un epinicio?
Un canto corale in onore del vincitore di una gara atletica, soprattutto nei giochi panellenici.
A chi è dedicata la prima Olimpica?
A Ierone di Siracusa, vincitore nella corsa del cavallo montato nel 476 a.C.
Quale mito racconta la prima Olimpica?
Il mito di Pelope, con la correzione della leggenda del banchetto di Tantalo.
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