Narratori giovani in Italia, da Tondelli ai Cannibali e oltre

La giovane narrativa italiana spiegata per la scuola: Tondelli e gli anni Ottanta, De Carlo e Del Giudice, i Cannibali, Brizzi, Baricco e gli anni Duemila.

Antonio Garofano Antonio Garofano 4 min di lettura

Con l’espressione «giovane narrativa» si indica, nei manuali, la stagione che si apre all’inizio degli anni Ottanta, quando una nuova generazione di scrittori, nati per lo più negli anni Cinquanta e Sessanta, irrompe sulla scena letteraria italiana. Sono autori cresciuti con la televisione, il cinema, la musica rock, i fumetti, e che non sentono più come proprie le grandi questioni del dopoguerra: l’impegno politico, la memoria della Resistenza, il confronto con le ideologie. Vogliono raccontare la propria esperienza, con una lingua nuova.

Il punto di partenza: Tondelli

La figura simbolo di questa stagione è Pier Vittorio Tondelli, nato a Correggio nel 1955. Il suo primo libro, Altri libertini, uscito nel 1980, è una raccolta di racconti che descrive il mondo dei giovani della provincia emiliana fra droga, viaggi, amicizie, omosessualità, ricerca di sé. Il libro fu sequestrato per oscenità pochi giorni dopo l’uscita e il processo si concluse con l’assoluzione: lo scandalo contribuì alla sua fama. Lo stile è parlato, ritmato, pieno di gergo e di riferimenti musicali, ispirato agli scrittori americani della beat generation.

Tondelli non fu solo un autore: fu anche un animatore culturale. Alla fine degli anni Ottanta promosse il progetto «Under 25», che raccoglieva in antologie i racconti di scrittori esordienti, alcuni dei quali sarebbero diventati noti. Morì giovane, nel 1991. Il suo ultimo romanzo, Camere separate, è un libro intimo e doloroso sul lutto e sulla solitudine.

Gli anni Ottanta: voci diverse

Accanto a Tondelli esordiscono scrittori molto diversi fra loro. Andrea De Carlo pubblica nel 1981 Treno di panna, ambientato a Los Angeles, con una prosa fredda e precisa che sembra registrare la superficie delle cose; il libro esce con una presentazione di Italo Calvino. Lo stesso Calvino sostiene l’esordio di Daniele Del Giudice, Lo stadio di Wimbledon (1983), un romanzo di ricerca e di riflessione sulla scrittura. Aldo Busi, con Seminario sulla gioventù (1984), porta una voce irriverente e barocca. Stefano Benni diverte con la satira e il fantastico. Più che una corrente, è una costellazione di autori accomunati dall’età e dal desiderio di rompere con la generazione precedente.

Gli anni Novanta: i Cannibali

Nel 1996 una collana dell’editore Einaudi pubblica l’antologia Gioventù cannibale, che dà il nome a un gruppo di giovani narratori. I «cannibali», fra cui Niccolò Ammaniti e Aldo Nove, raccontano la violenza, il corpo, il consumo, con un linguaggio ispirato al cinema pulp, ai fumetti, alla pubblicità. È una letteratura volutamente eccessiva, che mette in scena l’Italia dei centri commerciali e della televisione. Ammaniti, più tardi, troverà una voce più matura e personale con Io non ho paura (2001).

Negli stessi anni ottengono grandi successi di pubblico Enrico Brizzi, che a vent’anni scrive Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994), romanzo di formazione ambientato in una Bologna adolescente, e Alessandro Baricco, che con Oceano mare e Seta propone una scrittura lirica e musicale, molto amata e molto discussa.

Verso gli anni Duemila

Nel nuovo secolo il panorama si allarga ancora. Roberto Saviano con Gomorra (2006) apre la strada a una narrativa che mescola romanzo e inchiesta; Paolo Giordano vince lo Strega nel 2008 con La solitudine dei numeri primi; la serie dell’Amica geniale di Elena Ferrante, dal 2011, ottiene un successo internazionale senza precedenti per un autore italiano contemporaneo. Molti di questi autori non sono più «giovani», ma la questione che la giovane narrativa aveva posto resta aperta: come raccontare un’Italia che cambia rapidamente, con quale lingua e per quale pubblico.

Come usarla in un percorso

Per voi, questa pagina è utile soprattutto come termine di confronto. Mettete Altri libertini accanto ai racconti di formazione di Pavese, o Jack Frusciante accanto all’Isola di Arturo di Morante: tre modi molto diversi di raccontare l’adolescenza. Oppure confrontate la lingua parlata di Tondelli con il romanesco di Pasolini e il plurilinguismo di Gadda. Per il quadro precedente, vedete la pagina sulla narrativa del secondo Novecento, e per un autore di questa stagione che guarda all’Europa, la biografia di Antonio Tabucchi.

Ragazzi protagonisti

Da Altri libertini di Tondelli a Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Brizzi, fino a Io non ho paura di Ammaniti, il personaggio è spesso un ragazzo, e la lingua gli assomiglia: gergo, canzoni, un presente stretto. Non è un caso editoriale soltanto. Dopo il boom, il romanzo italiano smette di prendere come centro l’intellettuale adulto del Neorealismo e prova a raccontare chi è cresciuto dentro i consumi. A volte ne esce una cronaca di generazione. A volte, quando il gioco regge, un romanzo di formazione che non ha più la campagna di Pavese alle spalle, ma un condominio, una provincia, una discoteca.

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