Esame di Didattica della letteratura italiana: appunti di studio

Appunti di Didattica della letteratura italiana: canone, storicismo, approccio testuale, ricezione, Luperini, analisi del testo, scrittura e valutazione.

Antonio Garofano Antonio Garofano

C’è una scena che quasi ogni insegnante di lettere conosce: si spiega una canzone di Leopardi con passione, si alza lo sguardo, e metà della classe guarda fuori dalla finestra. Non perché Leopardi sia noioso, ma perché tra quel testo e quei ragazzi manca un ponte. Didattica della letteratura italiana è la disciplina che studia come costruire quel ponte: quali testi scegliere, come leggerli, in che ordine, con quali domande, e come capire se gli studenti hanno davvero imparato a leggere.

In questi appunti trovi i temi che i programmi trattano più spesso: il dibattito sul canone, i modelli di insegnamento, dallo storicismo all’approccio testuale e alla ricezione, la classe come comunità ermeneutica, l’analisi del testo in poesia e in prosa, la lettura di Dante, la scrittura, l’educazione alla lettura e la valutazione. Ogni sezione si chiude con due domande d’orale e una risposta modello.

Esame Didattica della letteratura italiana
Corsi di laurea lauree magistrali in Filologia moderna, Italianistica, Lettere e affini
Crediti di solito 6 CFU
SSD L-FIL-LET/10 (Letteratura italiana)

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Prima di cominciare

Questo esame ha una particolarità: parla di letteratura, ma non è un esame di letteratura. Non ti chiederanno solo di saper commentare un sonetto di Petrarca, ma di spiegare come lo faresti commentare a una classe di terza liceo, perché lo sceglieresti, che cosa ti aspetti che i ragazzi ne ricavino. Ogni volta che studi un concetto teorico, prova quindi a tradurlo in una lezione concreta.

Un consiglio pratico: scegli tre o quattro testi che conosci bene, per esempio un canto della Commedia, una poesia di Leopardi, una novella di Verga, una poesia del Novecento, e usali come esempi ricorrenti all’orale. Mostrare di saper applicare la teoria sempre agli stessi testi, con coerenza, è molto più convincente che citare esempi diversi in modo superficiale.

Un’ultima cosa: all’orale ti chiederanno quasi sempre di prendere posizione. Che cosa pensi del canone? Quale modello preferisci? Come valuteresti un’interpretazione diversa dalla tua? Non esiste una risposta giusta in assoluto, ma esistono risposte argomentate e risposte vaghe. La strategia migliore è presentare in modo corretto le diverse posizioni, dire con chiarezza quale ti convince di più e spiegare perché, con un esempio concreto tratto da un testo che conosci bene. Riconoscere i limiti della posizione che hai scelto, invece di nasconderli, fa sempre una buona impressione: dimostra che hai riflettuto e che sai che la didattica è fatta di compromessi ragionati, non di ricette.

Perché insegnare la letteratura

Una domanda che non si può evitare

La domanda sul senso dell’insegnamento letterario è il punto di partenza di quasi tutti i manuali di didattica della letteratura, e conviene avere una risposta argomentata. Le ragioni più spesso citate sono quattro.

La prima è conoscitiva: la letteratura è una forma di conoscenza dell’esperienza umana, che fa vedere dall’interno sentimenti, conflitti, scelte morali, mondi sociali diversi dal nostro. La seconda è linguistica: leggere testi letterari è il modo più ricco di entrare in contatto con le possibilità della lingua, con registri, ritmi, lessici che la comunicazione quotidiana non conosce. La terza è storica e civile: la letteratura italiana è una parte fondamentale dell’identità culturale del paese, e conoscerla significa capire da dove vengono la nostra lingua e molte nostre idee. La quarta è critica: leggere un testo letterario significa imparare a interpretare, a riconoscere l’ambiguità, ad argomentare una lettura, cioè competenze utili ben oltre la letteratura.

Che cosa non funziona

Altrettanto importante è sapere che cosa la ricerca e l’esperienza segnalano come problemi. Il primo è la distanza fra il canone scolastico e i lettori: molti studenti incontrano a scuola testi difficili senza strumenti per avvicinarli. Il secondo è il peso della storia letteraria manualistica, che rischia di sostituire la lettura dei testi con la memorizzazione di informazioni su autori e correnti. Il terzo è la crisi della lettura come pratica, dentro e fuori la scuola: molti ragazzi leggono poco, e la scuola può diventare il luogo in cui la lettura si associa al dovere e non al piacere.

Cosa ti chiedono all’orale (le ragioni)

Perché, secondo te, la letteratura deve restare al centro dell’insegnamento dell’italiano? Perché offre una forma di conoscenza dell’esperienza umana che nessun’altra disciplina offre allo stesso modo, perché arricchisce la competenza linguistica, perché è parte della nostra identità storica e perché allena all’interpretazione e all’argomentazione. Ma queste ragioni valgono solo se a scuola si leggono davvero i testi, e non solo le informazioni sugli autori.

Quali sono, secondo te, i problemi principali dell’insegnamento letterario oggi? La distanza fra i testi del canone e gli studenti, che spesso non hanno gli strumenti per avvicinarli; il peso della storia letteraria manualistica, che rischia di sostituire la lettura; la crisi della lettura come pratica personale. Per affrontarli bisogna rimettere al centro il testo, costruire strumenti di accesso e dare spazio anche alla lettura libera.

Il canone e la sua discussione

Che cos’è un canone

Il canone è l’insieme dei testi e degli autori considerati fondamentali in una tradizione, quelli che “bisogna” leggere. Nella scuola italiana il canone è stato a lungo organizzato attorno a una sequenza di grandi autori: Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Tasso, Foscolo, Leopardi, Manzoni, Verga, Pascoli, D’Annunzio, Pirandello, Svevo, Ungaretti, Montale. Questa sequenza viene in buona parte dalla Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis, pubblicata nel 1870-1871, che raccontava la letteratura come storia della coscienza nazionale.

Il dibattito

Il canone non è fisso. Si discute su quali autori includere e quali escludere, sullo spazio da dare al Novecento e alla letteratura contemporanea, sulla presenza delle scrittrici, a lungo marginali nelle antologie scolastiche, sul rapporto fra letteratura italiana e letterature straniere. Il critico americano Harold Bloom, con The Western Canon (1994), ha difeso un canone di grandi autori contro le critiche che lo consideravano espressione di un gruppo dominante; altri studiosi hanno sostenuto la necessità di un canone più aperto e plurale.

I classici

Su che cosa sia un classico, il riferimento più citato nelle scuole italiane è il saggio di Italo Calvino Perché leggere i classici, che dà il titolo a una raccolta postuma del 1991. Calvino propone una serie di definizioni, fra cui una molto nota: un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Il saggio è utile in classe perché sposta l’attenzione dall’obbligo di leggere al rapporto personale con il testo, e perché è scritto in modo accessibile anche agli studenti.

Cosa ti chiedono all’orale (canone)

Da dove viene il canone scolastico della letteratura italiana? In larga parte dalla Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis, del 1870-1871, che raccontava la letteratura come storia della coscienza nazionale, con una sequenza di grandi autori da Dante in poi. Questo modello è entrato nei programmi scolastici e ha influenzato a lungo antologie e manuali. Oggi il canone è discusso, soprattutto per lo spazio da dare al Novecento, alle scrittrici e alle letterature straniere.

Come useresti il saggio di Calvino sui classici in classe? Lo farei leggere all’inizio di un percorso, perché aiuta a capire perché si leggono certi testi. Le sue definizioni, come quella per cui un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, spostano l’attenzione dall’obbligo al rapporto personale con il testo. Chiederei agli studenti di scegliere la definizione che li convince di più e di applicarla a un libro che hanno letto.

I modelli di insegnamento

Il modello storicistico

Il modello tradizionale della scuola italiana è storicistico: la letteratura si studia in ordine cronologico, inserendo autori e opere nel loro contesto storico e culturale. Ha il merito di dare un quadro d’insieme e di mostrare i rapporti fra letteratura e storia. Il suo rischio è la prevalenza delle informazioni sul testo: lo studente sa molte cose sulla vita di un autore e sulle caratteristiche di una corrente, ma ha letto pochi testi e non sa interpretarli da solo.

L’approccio testuale

Dagli anni Sessanta e Settanta, sotto l’influenza dello strutturalismo, della semiotica e della narratologia, si afferma un approccio centrato sul testo: l’analisi delle sue strutture formali, metriche, retoriche, narrative. In Italia questo approccio ha avuto un grande peso anche grazie a studiosi come Cesare Segre e Maria Corti. Il suo merito è insegnare a leggere da vicino, con strumenti precisi; il suo rischio è un formalismo che isola il testo dal contesto e dal lettore, trasformando l’analisi in un esercizio tecnico.

L’estetica della ricezione

Un terzo approccio mette al centro il lettore. L’estetica della ricezione, sviluppata in Germania dalla scuola di Costanza, soprattutto da Hans Robert Jauss e Wolfgang Iser, sostiene che il significato di un’opera non è dato una volta per tutte, ma si costruisce nell’incontro con i lettori, che cambiano nel tempo. Jauss parla di “orizzonte d’attesa”, l’insieme di aspettative con cui un pubblico si avvicina a un’opera; Iser parla di “lettore implicito” e dei “vuoti” del testo che il lettore deve colmare. In Italia un contributo affine è quello di Umberto Eco, che in Lector in fabula (1979) analizza la cooperazione interpretativa fra testo e lettore.

La didattica per temi e per generi

Accanto a questi modelli, la pratica scolastica conosce altre forme di organizzazione: per temi (il viaggio, l’amore, la guerra, la natura), per generi (la lirica, il romanzo, la novella, il teatro), per percorsi interdisciplinari. Hanno il vantaggio di creare collegamenti e di motivare; il rischio è perdere la dimensione storica.

Cosa ti chiedono all’orale (modelli)

Quali sono i limiti del modello storicistico? Il modello storicistico dà un quadro ordinato e mostra i legami fra letteratura e storia, ma rischia di far prevalere le informazioni sugli autori e sulle correnti rispetto alla lettura dei testi. Lo studente può sapere molto di Foscolo senza aver mai letto davvero un suo sonetto. Il rimedio non è abbandonare la storia, ma partire dai testi e usare il contesto per illuminarli.

Che cosa si intende per orizzonte d’attesa? È un concetto di Hans Robert Jauss, esponente della scuola di Costanza. Indica l’insieme di aspettative, conoscenze e convenzioni con cui un pubblico si avvicina a un’opera in un certo momento storico. Un’opera può confermare o rompere questo orizzonte, e il suo significato cambia con il cambiare dei lettori. In didattica il concetto aiuta a capire perché un testo è stato letto in modi diversi e a riflettere sulle aspettative degli studenti di oggi.

La classe come comunità ermeneutica

La proposta di Luperini

Una delle proposte più discusse nella didattica della letteratura italiana degli ultimi decenni è quella di Romano Luperini, esposta in particolare in Insegnare la letteratura oggi (Manni). Luperini propone di fare della classe una “comunità ermeneutica”, cioè una comunità che interpreta. Il testo non viene presentato con un significato già stabilito da trasmettere, ma diventa l’oggetto di una discussione in cui gli studenti propongono interpretazioni, le argomentano sulla base del testo e le confrontano.

Commento e interpretazione

La proposta distingue due momenti. Il primo è il commento, o analisi, in cui si ricostruisce con rigore il significato letterale del testo, le sue strutture formali, il suo contesto. Qui il testo ha dei limiti precisi: non tutte le letture sono legittime, e l’analisi serve a stabilire che cosa il testo dice. Il secondo momento è l’interpretazione, in cui ci si chiede che cosa il testo significa per noi oggi, e qui le letture possono essere diverse, purché argomentate.

Il ruolo del docente

In questo modello il docente non è chi possiede la verità sul testo, ma chi conduce il confronto, garantisce il rispetto del testo e delle regole della discussione, porta le informazioni necessarie. È un modello che ha anche una dimensione civile: insegnare a interpretare, ad argomentare e ad ascoltare le interpretazioni degli altri significa educare alla democrazia.

Obiezioni

All’orale conviene conoscere anche le obiezioni. Si osserva che il modello richiede molto tempo, che non è facile da applicare a classi poco motivate o con competenze di base fragili, e che rischia di sacrificare la conoscenza del quadro storico. Una risposta equilibrata riconosce questi limiti e propone di usare la discussione interpretativa su alcuni testi chiave, non su tutto il programma.

Cosa ti chiedono all’orale (comunità ermeneutica)

Che cosa intende Luperini per “comunità ermeneutica”? Intende la classe come comunità che interpreta i testi insieme. Dopo un momento di analisi rigorosa, il commento, in cui si ricostruisce che cosa il testo dice, si passa all’interpretazione, in cui gli studenti propongono letture diverse, le argomentano sulla base del testo e le confrontano. Il docente media la discussione e garantisce il rispetto del testo. Il modello ha anche un valore civile, perché educa all’argomentazione e al confronto.

Quali limiti ha questo modello? Richiede tempo, quindi è difficile da applicare a tutto il programma; funziona meglio con classi motivate e con competenze di base solide; e rischia di ridurre lo spazio per il quadro storico. Per questo può essere usato su alcuni testi chiave, alternandolo ad altre modalità di lavoro.

L’analisi del testo poetico

Gli strumenti

Analizzare un testo poetico richiede strumenti precisi, che vanno insegnati in modo progressivo. Il primo livello è la metrica: il verso (endecasillabo, settenario, novenario), la strofa, lo schema delle rime, le forme metriche (sonetto, canzone, ballata, terzina). Il sonetto, per esempio, è composto da quattordici endecasillabi divisi in due quartine e due terzine. Il secondo livello è il lessico e la sintassi: le scelte di parole, i registri, la costruzione della frase, il rapporto fra frase e verso, come l’enjambement. Il terzo livello è la retorica: figure di suono (allitterazione, assonanza), di posizione (anafora, chiasmo), di significato (metafora, similitudine, metonimia, ossimoro). Il quarto livello è il significato: temi, immagini, rapporto con il contesto e con altri testi.

Come insegnarla

L’errore più comune è trasformare l’analisi in una caccia alle figure retoriche, in cui lo studente individua una metafora o un’anafora senza chiedersi perché sono lì. Ogni elemento formale va collegato al significato: perché questa parola in fine di verso? che effetto produce questo enjambement? che cosa aggiunge questa metafora? Solo così l’analisi diventa interpretazione.

Un buon percorso parte dalla lettura ad alta voce, che fa sentire il ritmo; poi chiede una prima reazione libera degli studenti; quindi passa all’analisi condotta con domande precise; infine torna al significato complessivo e all’interpretazione.

Un esempio: L’infinito

L’infinito di Leopardi è un testo ideale per insegnare l’analisi. Sono quindici endecasillabi sciolti, cioè senza rima. Gli enjambement sono numerosi e fanno scorrere il discorso oltre i confini del verso, quasi a imitare il movimento del pensiero che supera la siepe. I deittici, “questo” e “quello”, segnano il passaggio fra ciò che è vicino e ciò che è lontano, fra lo spazio reale e quello immaginato. Il testo si chiude con l’immagine del naufragare, che è “dolce”: un ossimoro implicito che riassume l’esperienza dell’infinito. Lavorare su questi elementi fa capire agli studenti che la forma è parte del significato.

Cosa ti chiedono all’orale (poesia)

Come eviteresti che l’analisi del testo poetico diventi una caccia alle figure retoriche? Collegando ogni elemento formale al significato. Non basta riconoscere una metafora o un enjambement: bisogna chiedersi perché l’autore li ha usati e che effetto producono. Strutturerei il lavoro in fasi: lettura ad alta voce, reazione libera, analisi con domande precise, ritorno al significato complessivo. In questo modo l’analisi diventa uno strumento per interpretare.

Perché L’infinito è un buon testo per insegnare l’analisi? Perché è breve, quindici endecasillabi sciolti, ma molto ricco. Gli enjambement mostrano come il ritmo segua il movimento del pensiero oltre la siepe; i deittici “questo” e “quello” segnano il passaggio fra il vicino e il lontano; la chiusa con il dolce naufragare condensa il senso del testo. Gli studenti vedono così che la forma costruisce il significato.

L’analisi del testo narrativo

La narratologia

Per i testi narrativi lo strumento principale è la narratologia. I concetti di base sono pochi e vanno insegnati bene. La distinzione fra fabula, la storia nell’ordine cronologico, e intreccio, la storia nell’ordine in cui è raccontata, viene dai formalisti russi. Il narratore può essere interno o esterno alla storia; la focalizzazione, concetto di Gérard Genette, indica da quale punto di vista sono filtrati gli eventi (zero, interna, esterna). Il tempo del racconto può accelerare (sommario), rallentare (pausa descrittiva), coincidere con quello della storia (scena), saltare eventi (ellissi). I personaggi si analizzano per ruolo, caratterizzazione, evoluzione.

L’esempio di Verga

Le novelle di Verga sono perfette per insegnare la narratologia, perché la tecnica dell’impersonalità e del narratore popolare pone domande interessanti: chi parla? da quale punto di vista? In Rosso Malpelo il narratore adotta i pregiudizi della comunità, e lo studente deve imparare a distinguere fra ciò che il narratore dice e ciò che il testo fa capire. Il discorso indiretto libero, che Verga usa largamente, è un altro strumento da far scoprire. Per un ripasso sul contesto puoi partire dagli appunti sul Verismo.

Il romanzo intero

Il problema didattico più grande per la narrativa è il tempo: a scuola si leggono spesso brani antologici, ma un romanzo si capisce solo leggendolo per intero. Una soluzione è assegnare la lettura integrale di alcuni romanzi durante l’anno, lavorando in classe su alcuni capitoli e sulla struttura complessiva. I Promessi sposi, nella secondaria di secondo grado, sono il caso più tipico di lettura integrale o quasi integrale.

Cosa ti chiedono all’orale (narrativa)

Che differenza c’è fra fabula e intreccio? La fabula è la storia ricostruita nell’ordine cronologico degli eventi; l’intreccio è la storia nell’ordine in cui il testo la racconta, con anticipazioni, flashback, salti. La distinzione viene dai formalisti russi. In didattica è utile far ricostruire la fabula di un racconto e confrontarla con l’intreccio, per capire le scelte dell’autore e gli effetti che producono, come la suspense.

Perché Rosso Malpelo è un buon testo per lavorare sul narratore? Perché Verga affida la narrazione a una voce che sembra appartenere alla comunità della cava, con i suoi pregiudizi su Malpelo. Lo studente deve quindi distinguere fra il giudizio del narratore e ciò che il testo lascia capire, cioè l’ingiustizia subita dal ragazzo. È un esercizio di lettura critica che mostra come il punto di vista costruisca il senso.

Leggere Dante a scuola

Il posto della Commedia

La Divina Commedia ha un posto speciale nella scuola italiana: nei licei la lettura di canti scelti delle tre cantiche accompagna di norma il secondo biennio e il quinto anno. Le Indicazioni nazionali del 2010 prevedono la lettura della Commedia nel percorso liceale, lasciando al docente la scelta dei canti. È un testo difficile, lontano nel tempo, denso di riferimenti storici, teologici, filosofici, e proprio per questo è una sfida didattica.

Le strategie

Le strategie più efficaci combinano più livelli. La lettura ad alta voce, che fa sentire la terzina e il ritmo dell’endecasillabo. La parafrasi, necessaria ma da non confondere con l’interpretazione. Il commento, che spiega i riferimenti e le scelte stilistiche. La contestualizzazione storica, per capire i personaggi e le vicende. E infine l’interpretazione, che chiede che cosa il canto dice ancora oggi. Alcuni canti si prestano a questo lavoro più di altri: il canto V dell’Inferno con Paolo e Francesca, il XXVI con Ulisse, il XXXIII con Ugolino, il primo del Paradiso.

Evitare la riduzione alla parafrasi

Il rischio maggiore è ridurre la lettura di Dante alla parafrasi verso per verso, che lascia gli studenti con l’impressione di un testo da decifrare e non da leggere. Un modo per evitarlo è presentare ogni canto prima nella sua struttura narrativa e drammatica, poi entrare nei dettagli, e chiudere con una discussione. Un ripasso sull’opera è negli appunti sulla Divina Commedia.

Cosa ti chiedono all’orale (Dante)

Come imposteresti la lettura di un canto della Commedia? Partirei dalla struttura narrativa del canto, per dare una visione d’insieme. Poi leggerei ad alta voce, per far sentire la terzina, e procederei con la parafrasi e il commento dei passi principali, spiegando riferimenti e scelte stilistiche. Inserirei il contesto storico necessario e chiuderei con una discussione interpretativa su che cosa il canto dice oggi. L’obiettivo è che la parafrasi resti uno strumento e non diventi la lezione.

Perché il canto XXVI dell’Inferno funziona bene in classe? Perché il personaggio di Ulisse e il suo “folle volo” pongono domande ancora attuali sul desiderio di conoscenza e sui suoi limiti. Il canto ha una struttura narrativa chiara, un discorso celebre, l’orazion picciola ai compagni, e permette collegamenti con Omero e con la letteratura successiva. Si presta bene a una discussione interpretativa.

La scrittura e la letteratura

La prova dell’esame di Stato

Dal 2019 la prima prova dell’esame di Stato prevede tre tipologie: A, analisi e interpretazione di un testo letterario italiano; B, analisi e produzione di un testo argomentativo; C, riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità. La tipologia A ha un impatto diretto sulla didattica della letteratura: lo studente deve comprendere un testo, analizzarlo rispondendo a domande mirate e produrre un’interpretazione con collegamenti.

La scrittura creativa

Accanto alla scrittura sui testi esiste la scrittura a partire dai testi: riscrivere una scena da un altro punto di vista, continuare un racconto, scrivere una lettera a un personaggio, imitare lo stile di un autore. Sono esercizi che molti docenti usano per far entrare gli studenti dentro i meccanismi del testo. Hanno il vantaggio di motivare e di far capire le scelte dell’autore dall’interno; il rischio è che diventino puro gioco se non sono collegati a una riflessione sul testo di partenza.

Il testo argomentativo sulla letteratura

Scrivere un’interpretazione argomentata di un testo è forse la competenza più alta che la didattica della letteratura possa sviluppare. Richiede di formulare una tesi, di sostenerla con riferimenti precisi al testo, di considerare letture alternative. È anche il naturale sbocco del modello della comunità ermeneutica: la discussione in classe prepara la scrittura individuale.

Cosa ti chiedono all’orale (scrittura)

Che cosa chiede la tipologia A della prima prova? L’analisi e l’interpretazione di un testo letterario italiano, in poesia o in prosa. Lo studente risponde a domande di comprensione e di analisi su aspetti tematici e formali e poi produce un’interpretazione complessiva, con collegamenti ad altri testi o al contesto. La prova, nella forma attuale dal 2019, richiede quindi di saper leggere da vicino e di saper argomentare un’interpretazione.

Come useresti la scrittura creativa nella didattica della letteratura? Proporrei esercizi come riscrivere un episodio dal punto di vista di un altro personaggio o imitare lo stile di un autore, sempre partendo da un’analisi del testo. Dopo l’esercizio chiederei agli studenti di riflettere sulle scelte che hanno dovuto fare, per capire quelle dell’autore. Così la scrittura creativa diventa uno strumento di comprensione e non solo un gioco.

L’educazione alla lettura

La lettura come piacere

Un obiettivo della scuola è formare lettori, non solo studenti capaci di analizzare. Lo scrittore francese Daniel Pennac, in Come un romanzo (1992), ha formulato un elenco di “diritti imprescrittibili del lettore” che è diventato molto popolare nelle scuole: il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il bovarismo, cioè il lasciarsi coinvolgere dalla storia, il diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere ad alta voce, di tacere. L’elenco è provocatorio, ma serve a ricordare che la lettura non può essere solo un obbligo.

Strategie

Le strategie per promuovere la lettura sono varie: la biblioteca di classe, la lettura libera con scelta personale del libro, la lettura ad alta voce da parte del docente, i circoli di lettura in cui gli studenti discutono di un libro, il confronto con gli autori contemporanei. L’importante è dare spazio anche a libri che non fanno parte del canone, inclusa la letteratura per ragazzi e la narrativa contemporanea, senza rinunciare ai classici.

Il rapporto con il canone

Il rapporto fra lettura libera e canone è un tema da affrontare con equilibrio. La scuola ha il compito di far conoscere i testi che da soli gli studenti difficilmente leggerebbero, come Dante o Leopardi, ma anche di formare lettori che continueranno a leggere dopo la scuola. Le due cose non si escludono: un lettore abituato a leggere con piacere sarà più disponibile anche verso i classici.

Cosa ti chiedono all’orale (lettura)

Che cosa sono i diritti del lettore di Pennac? Sono dieci diritti elencati da Daniel Pennac in Come un romanzo (1992): non leggere, saltare le pagine, non finire un libro, rileggere, leggere qualsiasi cosa, il bovarismo, leggere ovunque, spizzicare, leggere ad alta voce, tacere. L’elenco è una provocazione contro una scuola che trasforma la lettura in obbligo, e ricorda che la lettura deve essere anche libertà e piacere.

Come concili lettura libera e studio del canone? Dando spazio a entrambe: la lettura libera, con biblioteca di classe e circoli di lettura, forma l’abitudine e il piacere di leggere; lo studio del canone fa conoscere testi fondamentali che gli studenti difficilmente leggerebbero da soli. Un buon lettore è anche più disponibile verso i classici, quindi le due cose si rafforzano a vicenda.

Il manuale e l’antologia

Due strumenti diversi

Nella scuola italiana la letteratura si insegna di solito con due strumenti, spesso riuniti in un solo libro: il manuale di storia letteraria, che racconta autori, opere e correnti, e l’antologia, che raccoglie i testi. Il rapporto fra i due dice molto sul modello didattico. Quando il manuale prevale e l’antologia serve solo a illustrarlo con qualche esempio, si ha una didattica centrata sulle informazioni. Quando l’antologia è al centro e il manuale serve a dare il contesto, si ha una didattica centrata sui testi.

Leggere criticamente un’antologia

Un’antologia non è neutra: sceglie i testi, li taglia, li presenta con introduzioni, note e domande che orientano la lettura. Il docente deve saperla usare criticamente. Chiedersi perché è stato scelto quel brano, che cosa manca, quali domande sono proposte e quali no, è un esercizio utile anche da fare con gli studenti più grandi, perché li rende consapevoli che anche il canone scolastico è il risultato di scelte.

Il brano e l’opera

Il limite più grande dell’antologia è la frammentazione. Un capitolo dei Malavoglia letto da solo non restituisce la struttura del romanzo; un sonetto isolato del Canzoniere non fa capire il libro come costruzione. Per questo molti didatti consigliano di affiancare all’antologia la lettura integrale di alcune opere, anche brevi, e di presentare ogni brano dentro la struttura dell’opera da cui proviene.

Cosa ti chiedono all’orale (manuale e antologia)

Che rapporto dovrebbe esserci fra manuale e antologia? L’antologia, cioè i testi, dovrebbe essere al centro, e il manuale dovrebbe servire a dare il contesto necessario per leggerli. Se il rapporto si rovescia, la lezione diventa una trasmissione di informazioni su autori e correnti e i testi diventano semplici esempi. Partire dai testi e usare il manuale per illuminarli è la scelta più coerente con gli obiettivi dell’insegnamento letterario.

Perché è importante leggere opere intere e non solo brani? Perché il brano antologico isola una parte dalla struttura dell’opera e ne cambia il senso. Un capitolo di romanzo o un singolo componimento di una raccolta acquistano significato pieno solo dentro l’insieme. Leggere alcune opere per intero, anche brevi, insegna a cogliere la costruzione di un libro e abitua a una lettura più lunga e profonda.

Il Novecento e la letteratura contemporanea

Un problema di tempo

Uno dei problemi più noti della didattica della letteratura italiana è che il Novecento arriva spesso tardi e di corsa, negli ultimi mesi del quinto anno, schiacciato dalla preparazione all’esame. Il risultato è che molti studenti escono dal liceo conoscendo bene Manzoni e poco o nulla di Calvino, Morante, Pasolini, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Fenoglio. Il dibattito su come dare più spazio al secolo scorso è ancora aperto.

Le soluzioni proposte

Le soluzioni proposte sono diverse. La prima è anticipare alcune letture novecentesche negli anni precedenti, collegandole per tema o per genere ai testi del programma: una novella di Pirandello accanto a una di Boccaccio, una poesia di Montale accanto a una di Petrarca. La seconda è ridurre lo spazio dedicato ad alcuni autori minori dei secoli precedenti per liberare tempo. La terza è assegnare la lettura integrale di romanzi del Novecento durante l’estate o nel corso dell’anno, da discutere in classe.

La letteratura contemporanea

Ancora più difficile è il rapporto con la letteratura degli ultimi decenni, che non ha ancora un canone stabile. Qui il docente ha un ruolo di mediatore: può proporre libri contemporanei di qualità, discutere con gli studenti come si giudica un libro recente, mostrare che la letteratura non è finita con il Novecento. È anche un modo per collegare la scuola alla lettura personale degli studenti.

Cosa ti chiedono all’orale (Novecento)

Come daresti più spazio al Novecento nel programma? Anticiperei alcune letture novecentesche negli anni precedenti, accostandole per tema o per genere ai testi del programma, per esempio una novella di Pirandello accanto a Boccaccio o una lirica di Montale accanto a Petrarca. Ridurrei lo spazio di alcuni autori minori e assegnerei la lettura integrale di alcuni romanzi del Novecento da discutere in classe. Così l’ultimo anno non sarebbe l’unico momento di contatto con la letteratura del secolo scorso.

Perché è utile leggere a scuola anche autori contemporanei? Perché mostra che la letteratura è una pratica viva e non un museo, perché avvicina la scuola alle letture personali degli studenti e perché insegna a giudicare libri che non hanno ancora una collocazione stabile nel canone. Il docente aiuta a sviluppare criteri di valutazione propri, una competenza utile per tutta la vita.

Letteratura e altri linguaggi

Perché collegare

La letteratura dialoga da sempre con le altre arti: la pittura, la musica, il teatro, e dal Novecento il cinema e oggi le serie, il fumetto, i videogiochi narrativi. Collegare un testo letterario a un’opera di un altro linguaggio è una strategia didattica efficace, perché motiva gli studenti e permette di riflettere su che cosa è specifico di ciascun linguaggio.

Il confronto fra testo e adattamento

Un esercizio classico è il confronto fra un romanzo e il suo adattamento cinematografico. I Promessi sposi, per esempio, sono stati portati più volte sullo schermo e in televisione; Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa è diventato nel 1963 un film di Luchino Visconti. Confrontare testo e film non significa chiedersi quale sia “più bello”, ma capire che cosa cambia nel passaggio da un linguaggio all’altro: come si rende il narratore, come si rappresentano i pensieri, che cosa si taglia e che cosa si aggiunge.

Testo e immagine

Anche il rapporto fra letteratura e arti visive è ricco. La Commedia ha avuto una lunga storia di illustrazioni, da quelle dei codici miniati a quelle di Gustave Doré nell’Ottocento. Mettere a confronto un canto con alcune sue illustrazioni permette di discutere come ogni epoca ha immaginato il testo, e collega la didattica della letteratura alla storia della ricezione.

Cosa ti chiedono all’orale (altri linguaggi)

Come useresti un adattamento cinematografico in classe? Dopo la lettura del testo, farei vedere alcune sequenze del film e chiederei agli studenti di confrontarle con le pagine corrispondenti. Il confronto non dovrebbe servire a stabilire quale versione sia migliore, ma a capire che cosa cambia nel passaggio da un linguaggio all’altro: la resa del narratore, dei pensieri, del tempo, le scelte di taglio. Un esempio classico è il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa e il film di Visconti del 1963.

Perché il confronto fra testo e illustrazione è utile? Perché mostra come ogni epoca ha letto e immaginato un testo, collegando la didattica alla storia della ricezione. Le illustrazioni della Commedia, dai codici miniati a Gustave Doré, sono un esempio molto ricco. Gli studenti capiscono che l’interpretazione di un’opera cambia nel tempo e possono confrontare le immagini con la propria lettura.

La valutazione

Che cosa valutare

In letteratura si valutano conoscenze (autori, opere, contesti), competenze di analisi (riconoscere strutture formali e narrative), competenze di interpretazione (formulare e argomentare una lettura), competenze di scrittura (produrre testi sui testi). La valutazione deve tenere conto di tutti questi livelli e non limitarsi alle conoscenze storiche, che sono le più facili da verificare ma non le più importanti.

Strumenti

Gli strumenti sono vari: l’interrogazione orale, che permette di valutare la capacità di argomentare; l’analisi del testo scritta, sul modello della tipologia A; le domande a risposta aperta; la presentazione di un libro letto; la partecipazione alla discussione in classe. Per le prove scritte si usano griglie con indicatori di comprensione, analisi, interpretazione e correttezza linguistica.

Valutare l’interpretazione

Valutare un’interpretazione è difficile, perché non esiste una sola lettura corretta. Il criterio non è la corrispondenza con l’interpretazione del docente, ma la qualità dell’argomentazione: l’interpretazione è fondata sul testo? considera gli elementi rilevanti? è coerente? tiene conto del contesto? Questo criterio è coerente con il modello della comunità ermeneutica.

Cosa ti chiedono all’orale (valutazione)

Come valuteresti un’interpretazione di un testo letterario? Non in base alla corrispondenza con la mia interpretazione, ma in base alla qualità dell’argomentazione: se è fondata su elementi precisi del testo, se considera gli aspetti rilevanti, se è coerente, se tiene conto del contesto. Questo permette di valorizzare letture diverse purché sostenute, e di distinguere un’interpretazione argomentata da un’opinione generica.

Perché non basta valutare le conoscenze storiche? Perché le conoscenze su autori e correnti sono solo una parte della competenza letteraria, e non la più importante. Uno studente può sapere molte informazioni e non saper leggere un testo. La valutazione deve quindi verificare anche l’analisi, l’interpretazione e la scrittura, che sono gli obiettivi centrali dell’insegnamento della letteratura.

Progettare un percorso

Lo schema

Un percorso di letteratura si progetta come un’unità didattica: obiettivi formulati in modo verificabile, prerequisiti, testi scelti, fasi di lavoro, verifica. La scelta dei testi è il momento decisivo: devono essere significativi, adatti alla classe e collegati fra loro in modo chiaro.

Un esempio: la natura in Leopardi

Obiettivi: leggere e analizzare tre testi leopardiani; ricostruire l’evoluzione del concetto di natura nel pensiero di Leopardi; argomentare un’interpretazione. Testi: L’infinito, il Dialogo della Natura e di un Islandese dalle Operette morali, alcuni passi della Ginestra. Fasi: lettura e analisi dell’Infinito; lettura del Dialogo, con discussione sul passaggio a una visione della natura indifferente all’uomo; lettura dei passi della Ginestra e discussione sulla solidarietà fra gli uomini. Verifica: un testo argomentativo sull’evoluzione del concetto di natura, con riferimenti ai testi. Il percorso combina analisi, contesto, interpretazione e scrittura. Se la classe è più debole, si può ridurre il numero dei passi della Ginestra e affiancare al Dialogo una scheda con le parole chiave del pensiero leopardiano; se è più forte, si può aggiungere un confronto con una pagina dello Zibaldone.

Cosa ti chiedono all’orale (progettazione)

Come sceglieresti i testi per un percorso? In base a tre criteri: la loro importanza nel quadro dell’autore o del periodo, la loro adeguatezza alla classe, cioè lunghezza, difficoltà e interesse, e la possibilità di collegarli fra loro in modo significativo. Un buon percorso ha un filo conduttore chiaro, per esempio un tema o un’evoluzione di pensiero, e testi che lo illuminano da angolazioni diverse.

Perché il Dialogo della Natura e di un Islandese è utile in un percorso su Leopardi? Perché mostra con chiarezza la visione della natura come forza indifferente al destino umano, che si distingue dalla visione degli Idilli giovanili. Il testo è una prosa dialogica, quindi accessibile, e si presta a una discussione. Collegato all’Infinito e alla Ginestra, permette di ricostruire l’evoluzione del pensiero leopardiano.

Fonti e approfondimenti

Studi di didattica

  • Romano Luperini, Insegnare la letteratura oggi, Manni.
  • Italo Calvino, Perché leggere i classici, Mondadori, 1991.
  • Daniel Pennac, Come un romanzo, Feltrinelli.

Teoria della letteratura

  • Hans Robert Jauss, Perché la storia della letteratura? (ed. or. 1967).
  • Umberto Eco, Lector in fabula, Bompiani, 1979.
  • Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana (1870-1871).

Documenti

  • Ministero dell’Istruzione, Indicazioni nazionali per i licei (2010).

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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