“Der, die, das”: per molti studenti italiani il tedesco comincia e finisce lì, con tre articoli che sembrano assegnati a caso. Non è così, o almeno non del tutto. Il tedesco è una lingua di regole molto più regolari dell’inglese, e la sua difficoltà sta quasi tutta all’inizio, nel sistema dei casi e nell’ordine delle parole. Superato quello, si apre una lingua di una precisione straordinaria.
Questo esame, al primo o secondo anno, mette insieme tre cose: la lingua vera e propria (di solito con esercitazioni di lettorato e uno scritto, a un livello che si aggira fra A2 e B1 del Quadro comune europeo), una parte di linguistica tedesca e alcuni elementi di cultura dei paesi di lingua tedesca. L’orale verifica la parte teorica e spesso include una breve conversazione.
| Esame | Deutsche Sprache, Kultur- und Sprachwissenschaft I |
|---|---|
| Corsi di laurea | Lettere (L-10), Lingue e lauree umanistiche |
| Crediti | di solito 9-12 CFU, con lettorato |
| SSD | GERM-01/C (ex L-LIN/14) |
| Prova | scritto di lingua e orale |
Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.
Come usare questi appunti
Gli appunti sono in italiano, con gli esempi in tedesco. Le prime sezioni coprono la grammatica di base, organizzata come la spiegherei in aula: non per elenchi di desinenze, ma per sistemi. Le ultime sezioni affrontano la linguistica e la storia della lingua, che all’orale pesano molto.
Un consiglio pratico: impara ogni sostantivo con il suo articolo e il suo plurale, sempre. Non “Tisch”, ma “der Tisch, die Tische”. È noioso per due settimane, poi diventa un riflesso, e ti risparmia metà degli errori.
La pronuncia e la scrittura
L’alfabeto e i suoni particolari
Il tedesco si legge quasi come si scrive, molto più dell’inglese. Ci sono però alcuni suoni e grafie che devi conoscere bene.
Le tre vocali con Umlaut, cioè con i due puntini: ä si pronuncia come una e aperta (Bär, orso); ö è una e pronunciata con le labbra arrotondate, come nel francese peu (schön, bello); ü è una i con le labbra arrotondate, come il francese u (über, sopra). La ß, chiamata Eszett o scharfes S, indica una s sorda dopo vocale lunga o dittongo: Straße, heißen. In Svizzera non si usa, e si scrive ss.
Fra i nessi consonantici: sch si pronuncia come l’italiano sc di scena (Schule); sp e st a inizio di parola si pronunciano schp e scht (sprechen, Stadt); ch ha due pronunce, una palatale dopo e, i, ä, ö, ü e consonanti (ich, il cosiddetto Ich-Laut) e una velare dopo a, o, u (Buch, il Ach-Laut); z si pronuncia sempre come una z sorda, ts (Zeit); w come la nostra v; v per lo più come una f (Vater).
Dittonghi e vocali lunghe
I dittonghi più frequenti sono ei (pronunciato ai: mein), ie (una i lunga: Liebe), eu e äu (pronunciati oi: heute, Häuser), au (Haus). La lunghezza vocalica è distintiva: Staat (stato) con a lunga, Stadt (città) con a breve. Una regola di massima: la vocale è lunga se seguita da una sola consonante o da h muta (fahren), breve se seguita da due consonanti (Bett).
Accento e desonorizzazione finale
L’accento delle parole tedesche native cade di regola sulla radice, che per lo più è la prima sillaba (arbeiten, Mutter), mentre i prefissi inseparabili (be-, ver-, er-) non sono accentati (verstehen). Un fenomeno tipico è la desonorizzazione finale (Auslautverhärtung): le consonanti sonore b, d, g in fine di sillaba si pronunciano sorde. Hund si pronuncia con una t finale, Tag con una k. Ma nel plurale Hunde la d torna sonora.
Le maiuscole
Tutti i sostantivi si scrivono con l’iniziale maiuscola, anche quelli derivati da altre parti del discorso (das Lesen, la lettura; etwas Schönes, qualcosa di bello). Il pronome di cortesia Sie e le sue forme vanno sempre con la maiuscola.
Cosa ti chiedono all’orale (pronuncia)
Che cos’è la desonorizzazione finale? È il fenomeno per cui le consonanti sonore b, d, g, v, s in fine di sillaba si pronunciano sorde. Hund si pronuncia con la t finale, Tag con la k. Quando la consonante passa all’inizio della sillaba successiva, come nel plurale Hunde, torna sonora. La grafia non cambia: rispecchia la forma della radice, non la pronuncia.
Spiega le due pronunce di ch. Dopo le vocali anteriori e, i, ä, ö, ü, dopo i dittonghi ei ed eu e dopo consonante, ch è una fricativa palatale, l’Ich-Laut (ich, Milch). Dopo a, o, u e au è una fricativa velare o uvulare, l’Ach-Laut (Bach, Buch). La distribuzione è regolata dalla vocale precedente, quindi si tratta di due allofoni dello stesso fonema.
Il sostantivo: genere, numero, caso
Il genere
Il tedesco ha tre generi: maschile (der), femminile (die), neutro (das). Il genere non corrisponde sempre a quello italiano: der Mond (la luna) è maschile, die Sonne (il sole) femminile, das Mädchen (la ragazza) neutro. Quest’ultimo caso non è un capriccio: tutti i diminutivi in -chen e -lein sono neutri.
Ci sono infatti regole utili legate ai suffissi. Sono femminili i sostantivi in -ung (die Zeitung), -heit e -keit (die Freiheit, die Möglichkeit), -schaft (die Freundschaft), -ion (die Nation), -tät (die Universität). Sono maschili quelli in -er che indicano agenti (der Lehrer), in -ismus (der Realismus), i giorni, i mesi e le stagioni. Sono neutri quelli in -chen, -lein, -ment, -um (das Museum) e gli infiniti sostantivati (das Essen). Nei composti il genere è quello dell’ultimo elemento: das Haus + die Tür = die Haustür.
Il plurale
Il plurale tedesco ha diversi tipi, ed è il motivo per cui devi impararlo con la parola. I principali: aggiunta di -e (der Tag, die Tage), spesso con Umlaut (die Hand, die Hände); aggiunta di -er con Umlaut quando possibile (das Kind, die Kinder; das Buch, die Bücher); aggiunta di -(e)n, tipica dei femminili (die Frau, die Frauen); nessuna desinenza, a volte con solo Umlaut (der Lehrer, die Lehrer; der Vater, die Väter); aggiunta di -s, soprattutto per prestiti e parole che finiscono in vocale (das Auto, die Autos). L’articolo plurale è die per tutti i generi.
I quattro casi
Il tedesco ha quattro casi: nominativo, accusativo, dativo e genitivo. È il cuore della grammatica, e conviene capire la loro funzione prima delle desinenze. Il nominativo è il caso del soggetto e del predicato nominale (Der Mann ist Lehrer). L’accusativo è il caso del complemento oggetto (Ich sehe den Mann). Il dativo è il caso del complemento di termine e di molte preposizioni (Ich gebe dem Mann das Buch). Il genitivo è il caso del possesso (das Auto des Mannes), oggi spesso sostituito nella lingua parlata da von + dativo (das Auto von dem Mann, contratto in vom Mann).
La tabella dell’articolo determinativo va imparata a memoria, e la scrivo per righe. Maschile: der, den, dem, des. Femminile: die, die, der, der. Neutro: das, das, dem, des. Plurale: die, die, den, der. Nota due cose che semplificano la vita: solo il maschile cambia dal nominativo all’accusativo; e il dativo plurale aggiunge di solito -n anche al sostantivo (mit den Kindern).
L’articolo indeterminativo segue lo stesso modello: ein, einen, einem, eines per il maschile; eine, eine, einer, einer per il femminile; ein, ein, einem, eines per il neutro. Allo stesso modo si declinano kein (nessuno) e i possessivi (mein, dein, sein, ihr, unser, euer, ihr, Ihr).
La declinazione debole (n-Deklination)
Un gruppo di sostantivi maschili, per lo più indicanti esseri animati, prende -(e)n in tutti i casi tranne il nominativo singolare: der Student, den Studenten, dem Studenten, des Studenten. Ne fanno parte der Mensch, der Junge, der Kollege, der Name (quest’ultimo con genitivo des Namens) e molti in -ent, -ist, -ant. È un errore frequentissimo negli scritti: “Ich frage den Student” è sbagliato, si dice den Studenten.
Cosa ti chiedono all’orale (sostantivo)
Come si riconosce il genere di un sostantivo tedesco? Non esiste una regola universale, ma molti suffissi sono indicativi. Sono femminili i nomi in -ung, -heit, -keit, -schaft, -ion, -tät; neutri quelli in -chen, -lein, -um e gli infiniti sostantivati; maschili molti nomi in -er di agente e in -ismus. Nei composti il genere è dato dall’ultimo elemento. Per gli altri sostantivi l’articolo si impara con la parola.
Qual è la funzione dei quattro casi? Il nominativo indica il soggetto e il predicato nominale, l’accusativo il complemento oggetto, il dativo il complemento di termine, il genitivo il possesso e la specificazione. I casi sono anche richiesti da preposizioni e verbi specifici. Il genitivo è in regresso nella lingua parlata, dove viene sostituito da von + dativo. L’articolo è il principale portatore del caso.
Preposizioni e casi
Preposizioni con accusativo e con dativo
Molte preposizioni richiedono un caso fisso. Con l’accusativo: durch, für, gegen, ohne, um (e bis, che di solito si usa senza articolo). Con il dativo: aus, bei, mit, nach, seit, von, zu (e gegenüber). Gli studenti le imparano spesso come filastrocca, e funziona.
Le preposizioni “a due casi”
Il gruppo più importante è quello delle preposizioni di luogo che reggono sia l’accusativo sia il dativo: an, auf, hinter, in, neben, über, unter, vor, zwischen. La regola è chiara: accusativo quando c’è movimento verso un luogo (domanda wohin?, dove verso?), dativo quando c’è stato in luogo (domanda wo?, dove?). Ich lege das Buch auf den Tisch (metto il libro sul tavolo, movimento: accusativo). Das Buch liegt auf dem Tisch (il libro è sul tavolo, stato: dativo).
Collegate a questa regola ci sono le coppie di verbi di posizione: legen / liegen (mettere disteso / essere disteso), stellen / stehen (mettere in piedi / stare in piedi), setzen / sitzen (mettere a sedere / stare seduto), hängen (appendere / essere appeso). Il primo verbo della coppia è transitivo, debole e regge l’accusativo; il secondo è intransitivo, forte e si costruisce con il dativo.
Preposizioni con genitivo
Nella lingua scritta, e quindi nei testi che leggerai, compaiono preposizioni con il genitivo: während (durante), wegen (a causa di), trotz (nonostante), statt o anstatt (invece di), innerhalb e außerhalb. Nel parlato, con wegen e trotz, si usa spesso il dativo.
Cosa ti chiedono all’orale (preposizioni)
Come funzionano le preposizioni a due casi? Le preposizioni an, auf, hinter, in, neben, über, unter, vor, zwischen reggono l’accusativo quando indicano un movimento verso un luogo, cioè rispondono alla domanda wohin?, e il dativo quando indicano uno stato in luogo, cioè rispondono a wo?. Esempio: Ich gehe in die Stadt, ma Ich wohne in der Stadt. La distinzione si collega alle coppie di verbi di posizione come legen e liegen.
Che differenza c’è fra stellen e stehen? Stellen significa “mettere in posizione verticale” ed è transitivo, debole e collegato all’accusativo (Ich stelle die Flasche auf den Tisch). Stehen significa “stare in piedi, trovarsi in posizione verticale” ed è intransitivo, forte (stand, gestanden) e collegato al dativo (Die Flasche steht auf dem Tisch). La stessa opposizione vale per legen/liegen e setzen/sitzen.
L’aggettivo e la sua declinazione
Predicativo e attributivo
L’aggettivo usato come predicato non si declina: Das Haus ist groß. Quando invece precede il sostantivo, prende desinenze che dipendono da genere, numero, caso e soprattutto dall’articolo che lo precede. Questa è la parte che fa disperare gli studenti, ma c’è una logica.
La logica dei tre tipi
Il principio è che l’informazione su genere e caso deve comparire almeno una volta, o nell’articolo o nell’aggettivo. Se l’articolo la porta già, l’aggettivo prende una desinenza “debole” (-e o -en); se l’articolo non c’è, o non la porta, l’aggettivo prende la desinenza “forte”, simile a quella dell’articolo determinativo.
Declinazione debole, dopo l’articolo determinativo (der, die, das) e parole simili (dieser, jeder, welcher): -e al nominativo singolare di tutti i generi e all’accusativo femminile e neutro; -en in tutti gli altri casi. Der alte Mann, die alte Frau, das alte Haus, den alten Mann, dem alten Mann, die alten Leute.
Declinazione mista, dopo ein, kein e i possessivi: è come la debole, tranne nei tre casi in cui ein non ha desinenza (nominativo maschile, nominativo e accusativo neutro), dove l’aggettivo prende la desinenza forte. Ein alter Mann, ein altes Haus, ma einen alten Mann.
Declinazione forte, senza articolo: l’aggettivo prende le desinenze dell’articolo determinativo (tranne al genitivo maschile e neutro, dove prende -en). Alter Wein, frische Milch, kaltes Wasser, mit kaltem Wasser.
Comparativo e superlativo
Il comparativo si forma con -er (klein, kleiner), il superlativo con am …sten in funzione predicativa (am kleinsten) e con -st- più desinenza in funzione attributiva (der kleinste Mann). Molti aggettivi monosillabi prendono l’Umlaut (alt, älter, am ältesten; groß, größer, am größten). Ci sono irregolari da imparare: gut, besser, am besten; viel, mehr, am meisten; gern, lieber, am liebsten; hoch, höher, am höchsten. Il secondo termine di paragone si introduce con als (größer als ich); l’uguaglianza con so … wie (so groß wie ich).
Cosa ti chiedono all’orale (aggettivo)
Qual è la logica della declinazione dell’aggettivo? Le informazioni di genere e caso devono comparire almeno una volta nel gruppo nominale. Se l’articolo determinativo le porta, l’aggettivo prende desinenze deboli, -e o -en. Se non c’è articolo, l’aggettivo prende le desinenze forti, simili a quelle dell’articolo. Dopo ein, kein e i possessivi si ha la declinazione mista: forte dove ein non ha desinenza, debole altrove.
Declina “ein guter Freund”. Nominativo ein guter Freund, accusativo einen guten Freund, dativo einem guten Freund, genitivo eines guten Freundes. Al nominativo l’aggettivo prende la desinenza forte -er perché ein non indica il genere; negli altri casi l’articolo è marcato e l’aggettivo prende -en. Al plurale, senza articolo, si dice gute Freunde.
Il verbo: tempi e coniugazioni
Verbi deboli, forti e misti
I verbi tedeschi si dividono in deboli (regolari), forti (irregolari) e misti. I deboli formano il preterito con -te e il participio con ge-…-t: machen, machte, gemacht. I forti cambiano la vocale della radice (apofonia, in tedesco Ablaut) e formano il participio in ge-…-en: singen, sang, gesungen; fahren, fuhr, gefahren. I misti cambiano la vocale ma prendono le desinenze deboli: bringen, brachte, gebracht; denken, dachte, gedacht; kennen, kannte, gekannt.
L’apofonia è un’eredità indoeuropea: la stessa alternanza vocalica che vedi in inglese sing, sang, sung. Per questo i paradigmi forti si raggruppano in classi (per esempio ei-ie-ie: bleiben, blieb, geblieben; i-a-u: finden, fand, gefunden), e impararli per classe aiuta molto.
Il presente
Al presente i verbi deboli sono regolarissimi: ich mache, du machst, er macht, wir machen, ihr macht, sie machen. Molti verbi forti cambiano vocale alla seconda e terza persona singolare: e > i (sprechen: du sprichst, er spricht), e > ie (sehen: du siehst), a > ä (fahren: du fährst). I verbi sein, haben, werden e i modali sono irregolari e vanno imparati a memoria.
Il Perfekt
Nel parlato il passato si esprime quasi sempre con il Perfekt: ausiliare al presente più participio passato, che va in fondo alla frase. Ich habe das Buch gelesen. La scelta dell’ausiliare è il punto critico. Si usa sein con i verbi intransitivi di movimento (gehen, fahren, kommen), con quelli di cambiamento di stato (werden, sterben, aufwachen), e con sein e bleiben. Tutti gli altri prendono haben, compresi i riflessivi (ich habe mich gefreut), diversamente dall’italiano.
Attenzione ai participi senza ge-: i verbi con prefisso inseparabile (besuchen, besucht; verstehen, verstanden) e i verbi in -ieren (studieren, studiert). Con i verbi separabili il ge- va fra prefisso e radice: aufstehen, aufgestanden; einkaufen, eingekauft.
Il Präteritum e il futuro
Il Präteritum è il tempo della narrazione scritta: nei romanzi, nei giornali, nelle biografie. Nel parlato si usa soprattutto con sein, haben e i modali (ich war, ich hatte, ich konnte), e nel Nord più che nel Sud. Il Plusquamperfekt si forma con l’ausiliare al preterito (ich hatte gegessen). Il futuro si forma con werden + infinito (ich werde fahren), ma per il futuro vicino si usa spesso il presente con un’indicazione temporale (Morgen fahre ich nach Berlin).
I verbi modali
I sei verbi modali sono können (potere, essere capace), dürfen (avere il permesso), müssen (dovere, necessità), sollen (dovere, obbligo imposto da altri), wollen (volere), mögen (piacere; la forma möchte significa “vorrei”). Si costruiscono con l’infinito senza zu in fondo alla frase: Ich kann heute nicht kommen. Una differenza sottile ma frequente all’esame: nicht müssen significa “non essere obbligati” (Du musst nicht kommen, non sei obbligato), mentre “non devi” nel senso di divieto si dice nicht dürfen (Du darfst nicht rauchen).
Cosa ti chiedono all’orale (verbo)
Quando si usa sein come ausiliare del Perfekt? Con i verbi intransitivi che indicano un movimento da un luogo a un altro (gehen, fahren, fliegen), con quelli che indicano un cambiamento di stato (werden, einschlafen, sterben) e con sein e bleiben. Tutti gli altri verbi, compresi transitivi e riflessivi, usano haben. Alcuni verbi di movimento usati transitivamente prendono haben: Ich habe das Auto gefahren. È uno dei punti in cui il tedesco differisce di più dall’italiano.
Che differenza c’è fra müssen e sollen? Müssen esprime una necessità oggettiva o interiore (Ich muss arbeiten). Sollen esprime un obbligo che viene da un’altra persona, da una norma o da un consiglio (Der Arzt sagt, ich soll weniger rauchen). Al negativo, nicht müssen indica assenza di obbligo, mentre il divieto si esprime con nicht dürfen.
La struttura della frase
Il verbo in seconda posizione
La regola più importante della sintassi tedesca è che nella frase principale dichiarativa il verbo coniugato occupa la seconda posizione. Non necessariamente la seconda parola: il secondo “posto”, dopo un primo elemento che può essere il soggetto, un complemento o anche una subordinata. Ich fahre morgen nach Berlin. Morgen fahre ich nach Berlin. Nach Berlin fahre ich morgen. Se il primo posto è occupato da un elemento diverso dal soggetto, il soggetto va dopo il verbo (inversione).
La parentesi verbale
Quando il verbo è composto (ausiliare e participio, modale e infinito, verbo separabile), le due parti si separano e “chiudono” il resto della frase come una parentesi: è la Satzklammer, o parentesi verbale. Ich habe gestern im Park einen alten Freund getroffen. Ich muss morgen früh um sechs Uhr aufstehen. Der Zug kommt um acht Uhr an. La linguistica tedesca descrive la frase con il modello dei campi topologici: Vorfeld (campo anteriore, prima del verbo), parentesi sinistra (verbo coniugato), Mittelfeld (campo centrale), parentesi destra (la seconda parte del verbo), Nachfeld (campo posteriore). È un modello che ti verrà quasi certamente chiesto.
La subordinata: il verbo in fondo
Nelle subordinate introdotte da una congiunzione (dass, weil, ob, wenn, als, obwohl) o da un pronome relativo, il verbo coniugato va in ultima posizione. Ich weiß, dass er morgen kommt. Ich bleibe zu Hause, weil ich krank bin. Con i verbi composti, l’ausiliare va dopo il participio: …, weil ich ihn nicht gesehen habe. Se la subordinata precede la principale, occupa il primo posto, e il verbo della principale segue subito: Weil ich krank bin, bleibe ich zu Hause.
L’ordine nel campo centrale
All’interno del Mittelfeld l’ordine non è libero. Una regola pratica utile, valida per i sostantivi, è “tempo, causa, modo, luogo” (in tedesco si ricorda con l’acronimo TeKaMoLo): Ich fahre morgen wegen der Arbeit mit dem Zug nach München. Inoltre i pronomi precedono i sostantivi, e tra due complementi oggetto sostantivi il dativo precede l’accusativo (Ich gebe dem Kind das Buch), mentre con due pronomi l’accusativo precede il dativo (Ich gebe es ihm).
Cosa ti chiedono all’orale (sintassi)
Che cos’è il modello dei campi topologici? È un modello descrittivo della frase tedesca basato sulle posizioni del verbo. Distingue il Vorfeld, prima del verbo coniugato; la parentesi sinistra, occupata dal verbo coniugato nelle principali o dalla congiunzione nelle subordinate; il Mittelfeld; la parentesi destra, con la parte non coniugata del verbo; il Nachfeld. Spiega insieme la regola del verbo in seconda posizione, la parentesi verbale e il verbo finale nelle subordinate.
Dove va il verbo in una subordinata? In ultima posizione: Ich glaube, dass er recht hat. Nei tempi composti l’ausiliare coniugato segue il participio o l’infinito (dass er gekommen ist). Quando la subordinata apre il periodo, occupa il Vorfeld della principale, e quindi il verbo principale viene subito dopo: Wenn es regnet, bleibe ich zu Hause.
Formazione delle parole
La composizione
Il tedesco ama i composti, e qui la sua fama di lingua dalle parole interminabili è meritata. Un composto è formato da un elemento determinante e da un elemento determinato, che sta in fondo e dà genere e categoria: die Hand + der Schuh = der Handschuh (il guanto, letteralmente “scarpa da mano”). Spesso fra i due elementi compare un elemento di giunzione, come -s- (die Arbeitszeit) o -n- (die Sonnenbrille). Il significato si ricostruisce da destra a sinistra: Donaudampfschifffahrtsgesellschaft, il celebre esempio di parola lunghissima, è la “società di navigazione a vapore sul Danubio”.
Prefissi separabili e inseparabili
I verbi con prefisso sono un capitolo a sé. I prefissi inseparabili (be-, emp-, ent-, er-, ge-, miss-, ver-, zer-) non sono mai accentati e non si separano: Ich verstehe. I prefissi separabili (ab-, an-, auf-, aus-, ein-, mit-, nach-, vor-, zu-, zurück- e molti altri) sono accentati e nelle frasi principali vanno in fondo: Ich stehe um sieben auf. Alcuni prefissi (durch-, über-, um-, unter-, wieder-) possono essere sia separabili sia inseparabili, con significati diversi: übersetzen inseparabile significa “tradurre”, separabile “traghettare”.
Derivazione
I suffissi derivativi più produttivi permettono di capire molte parole nuove: -ung forma nomi d’azione dai verbi (bilden, die Bildung); -heit e -keit nomi astratti dagli aggettivi (frei, die Freiheit); -bar aggettivi di possibilità (lesbar, leggibile); -lich e -ig aggettivi di relazione (freundlich, lustig); un- la negazione (unmöglich).
Cosa ti chiedono all’orale (formazione delle parole)
Come si costruisce e si interpreta un composto tedesco? Un composto è formato da uno o più elementi determinanti e da un elemento determinato finale, che stabilisce genere e categoria grammaticale. Il significato si legge da destra a sinistra: der Handschuh è un tipo di Schuh. Fra gli elementi possono comparire elementi di giunzione come -s- o -n-. La composizione è il procedimento più produttivo del lessico tedesco.
Che differenza c’è fra prefissi separabili e inseparabili? I prefissi inseparabili, come be-, ver-, er-, non sono accentati, restano sempre attaccati al verbo e il participio non prende ge- (verstanden). I prefissi separabili, come an-, auf-, aus-, sono accentati, nelle principali si staccano e vanno in fondo, e il participio inserisce ge- fra prefisso e radice (aufgestanden). Alcuni prefissi possono essere usati in entrambi i modi con significati diversi.
Storia della lingua tedesca
Il tedesco fra le lingue germaniche
Il tedesco appartiene al ramo germanico occidentale della famiglia indoeuropea, con l’inglese, il nederlandese, il frisone e lo yiddish. Il germanico comune si era distinto dall’indoeuropeo per la prima rotazione consonantica, descritta da Jacob Grimm nel 1822 (la cosiddetta legge di Grimm): le occlusive sorde indoeuropee diventano fricative, come si vede confrontando il latino pater con l’inglese father e il tedesco Vater.
La seconda rotazione consonantica
Il fenomeno che distingue l’alto tedesco dalle altre lingue germaniche occidentali è la seconda rotazione consonantica (zweite Lautverschiebung), avvenuta grosso modo fra il VI e l’VIII secolo e diffusa da sud verso nord. Le occlusive sorde p, t, k diventano affricate a inizio di parola e dopo consonante, e fricative fra vocali. Lo vedi bene confrontando inglese e tedesco: pound / Pfund, ten / zehn, water / Wasser, make / machen, ship / Schiff.
La rotazione non arrivò dappertutto. Si attenua man mano che si sale verso nord, e la linea che separa l’alto tedesco dal basso tedesco, che non la conosce, è la cosiddetta linea di Benrath (maken/machen), che attraversa il Reno nei pressi di Düsseldorf. Il basso tedesco del Nord dice ancora Water e maken.
Le fasi storiche
Si distinguono convenzionalmente tre fasi. L’antico alto tedesco (Althochdeutsch), dal 750 circa al 1050, con testi come i Merseburger Zaubersprüche e l’Hildebrandslied, e il Libro dei Vangeli (Evangelienbuch), armonia evangelica in versi di Otfrid von Weißenburg. Il medio alto tedesco (Mittelhochdeutsch), dal 1050 al 1350, la lingua della poesia cortese: il Nibelungenlied, Walther von der Vogelweide, Wolfram von Eschenbach con il Parzival. Il protonuovo alto tedesco (Frühneuhochdeutsch), dal 1350 al 1650, con l’invenzione della stampa e la Riforma. Dal Seicento si parla di nuovo alto tedesco (Neuhochdeutsch).
Lutero e la lingua comune
Martin Lutero non “inventa” il tedesco moderno, come a volte si legge, ma ha un ruolo enorme nella sua diffusione. Traduce il Nuovo Testamento nel 1522 (il cosiddetto Septembertestament) e la Bibbia completa nel 1534. Si basa sulla lingua della cancelleria della Sassonia, una varietà centro-orientale già usata come lingua amministrativa sovraregionale, e la rende viva con un lessico concreto, popolare, cercando, come scrive lui stesso nella Lettera sul tradurre (1530), di ascoltare la madre in casa, i bambini per la strada e l’uomo comune al mercato, e di “guardargli in bocca” (auff das maul sehen) per vedere come parlano. La stampa e la Riforma diffondono questa lingua in tutto il mondo protestante.
Norma e ortografia
La codificazione della lingua continua nei secoli successivi con le accademie linguistiche del Seicento, le grammatiche di Johann Christoph Gottsched nel Settecento, il grande dizionario dei fratelli Grimm (il Deutsches Wörterbuch, iniziato nel 1838 e completato solo nel 1961). Nel 1880 Konrad Duden pubblica il suo dizionario ortografico, che dà il nome al Duden di oggi. Nel 1901 una conferenza ortografica fissa una norma comune per i paesi di lingua tedesca. La riforma dell’ortografia del 1996, molto contestata, ha cambiato alcune regole, per esempio l’uso di ß e ss (dass al posto di daß), ed è stata poi rivista negli anni successivi.
Cosa ti chiedono all’orale (storia della lingua)
Che cos’è la seconda rotazione consonantica? È il mutamento fonetico, avvenuto fra il VI e l’VIII secolo circa, che distingue l’alto tedesco dalle altre lingue germaniche occidentali. Le occlusive sorde p, t, k diventano affricate in posizione iniziale e dopo consonante (Pfund, zehn), e fricative in posizione intervocalica (Wasser, machen). Si è diffusa da sud verso nord con intensità decrescente. La linea di Benrath separa le aree che hanno machen da quelle che hanno maken.
Qual è il ruolo di Lutero nella storia del tedesco? Con la traduzione del Nuovo Testamento (1522) e della Bibbia completa (1534), Lutero diffonde una lingua basata sulla cancelleria sassone, arricchita da un lessico popolare e concreto. Grazie alla stampa e alla Riforma, questa lingua diventa un modello sovraregionale. Lutero non crea il tedesco moderno, ma ne accelera l’unificazione. Le sue idee sul tradurre sono esposte nella Lettera sul tradurre del 1530.
Il tedesco oggi: varietà e paesi
Una lingua pluricentrica
Il tedesco è lingua ufficiale in Germania, Austria e Liechtenstein, una delle lingue ufficiali in Svizzera, Belgio e Lussemburgo, e lingua co-ufficiale in Alto Adige. Per questo i linguisti lo descrivono come lingua pluricentrica: esistono più varietà standard nazionali, tedesca, austriaca e svizzera, ugualmente corrette. In Austria si dice Jänner per gennaio e Paradeiser per pomodoro; in Svizzera Velo per bicicletta e non si usa la ß.
Dialetti e situazione svizzera
Sotto lo standard, i dialetti tedeschi restano vivi soprattutto al Sud. La Svizzera tedesca è un caso di scuola di diglossia: tutti parlano lo svizzero tedesco (Schweizerdeutsch, in realtà un insieme di dialetti alemannici) nella vita quotidiana, anche in televisione e con i colleghi, mentre il tedesco standard, chiamato Schriftdeutsch o Hochdeutsch, si usa per scrivere e in situazioni formali.
Cenni di cultura
La parte culturale del corso, di solito, offre un quadro dei paesi di lingua tedesca: l’assetto federale della Germania con i suoi sedici Länder, la riunificazione del 3 ottobre 1990 dopo la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989, il ruolo di città come Berlino, Vienna, Zurigo. Se il tuo corso include letture letterarie, saranno probabilmente brevi testi di autori moderni. Alcuni nomi che vale la pena conoscere almeno di nome sono Goethe, Kafka, Thomas Mann, Brecht.
Cosa ti chiedono all’orale (varietà)
Perché il tedesco è una lingua pluricentrica? Perché è lingua ufficiale in più Stati, ciascuno con una propria varietà standard: il tedesco di Germania, quello d’Austria e quello di Svizzera, con differenze di lessico, pronuncia e talvolta grammatica. Nessuna è più corretta delle altre. Esempi sono l’austriaco Jänner e lo svizzero Velo, o l’assenza della ß in Svizzera.
Che situazione linguistica c’è nella Svizzera tedesca? Una diglossia: nella comunicazione orale quotidiana si usano i dialetti alemannici, lo svizzero tedesco, in quasi tutti i contesti, mentre il tedesco standard si usa soprattutto per lo scritto e in situazioni formali. Il dialetto non è socialmente stigmatizzato, ma è segno di identità. È un caso classico studiato dalla sociolinguistica.
Fonti e approfondimenti
Grammatiche e dizionari
- Duden, Die Grammatik (Duden Band 4), Dudenverlag.
- Duden, Die deutsche Rechtschreibung (Duden Band 1), Dudenverlag.
- Langenscheidt, dizionario tedesco-italiano.
Storia della lingua e linguistica
- Peter von Polenz, Deutsche Sprachgeschichte vom Spätmittelalter bis zur Gegenwart, de Gruyter.
- Martin Luther, Sendbrief vom Dolmetschen (1530).