Esame di Deutsch für Kunst- und Geisteswissenschaften: appunti di studio

Appunti di tedesco accademico per le scienze umane: stile nominale, passivo, participi estesi, Konjunktiv I, connettivi, citazioni e lessico critico.

Antonio Garofano Antonio Garofano

Prima o poi, se studi filologia, archeologia o storia dell’arte, ti capita fra le mani un saggio tedesco. Un’edizione critica con l’introduzione in tedesco, un articolo della Hermes o del Philologus, un capitolo di Wilamowitz o di Panofsky. E scopri che il tedesco imparato al liceo o nel primo corso non basta: le frasi durano mezza pagina, i verbi arrivano in fondo, e il sostantivo che ti serve è nascosto dietro sei aggettivi.

Questo corso è pensato esattamente per quel momento. Non insegna a ordinare un caffè: insegna a leggere, capire e tradurre testi scientifici delle scienze umane. Si tiene di solito nelle lauree magistrali, con 6 crediti, e si chiude con una prova di comprensione e traduzione, a volte seguita da un colloquio.

Esame Deutsch für Kunst- und Geisteswissenschaften
Corsi di laurea lauree magistrali umanistiche (LM-14, LM-15 e affini)
Crediti di solito 6 CFU
SSD GERM-01/C (ex L-LIN/14)
Prova prova scritta di comprensione e traduzione, spesso con orale

Programmi, docenti e appelli variano da ateneo ad ateneo: fa fede il sito della tua università.

Come usare questi appunti

Gli appunti partono dai fenomeni grammaticali che rendono difficile la prosa scientifica tedesca e li smontano uno per uno, con esempi del tipo che troverai nei saggi. Poi passano al lessico, alle convenzioni dei testi accademici e a una strategia di lettura.

Do per scontato che tu conosca le basi: i quattro casi, le declinazioni, il verbo in seconda posizione nelle principali e in fondo nelle subordinate. Se senti che queste basi vacillano, ripassale prima: in un testo scientifico ogni errore sul caso ti fa sbagliare chi fa che cosa a chi.

La prosa scientifica tedesca: caratteri generali

Il “Nominalstil”

La caratteristica più evidente della prosa scientifica tedesca è lo stile nominale (Nominalstil): là dove l’italiano o l’inglese userebbero un verbo, il tedesco accademico preferisce un sostantivo. Invece di “dopo che il manoscritto fu scoperto” scrive “nach der Entdeckung der Handschrift”. Invece di “perché il testo era stato tramandato male” scrive “wegen der schlechten Überlieferung des Textes”.

Lo stile nominale rende i testi densi e compatti, ma ti costringe a un lavoro di “smontaggio”. Quando incontri una catena di sostantivi, ricostruisci il verbo che sta dietro: die Herausgabe viene da herausgeben (pubblicare, curare un’edizione), die Datierung da datieren, die Zuschreibung da zuschreiben (attribuire). Molti di questi sostantivi finiscono in -ung e sono femminili: riconoscerli fa metà del lavoro.

Le catene di genitivi

Lo stile nominale produce catene di genitivi: die Bedeutung der Wiederentdeckung der Handschriften des Klosters, “il significato della riscoperta dei manoscritti del monastero”. La regola di lettura è semplice: ogni genitivo specifica il sostantivo che lo precede. Procedi da sinistra a destra e aggiungi “di” a ogni passaggio. In italiano spesso conviene sciogliere la catena con una subordinata.

I Funktionsverbgefüge

Un altro tratto tipico sono le costruzioni con verbo funzionale (Funktionsverbgefüge): un verbo semanticamente povero unito a un sostantivo che porta il significato. zur Verfügung stehen (essere a disposizione), in Frage stellen (mettere in dubbio), zum Ausdruck bringen (esprimere), Kritik üben (criticare), eine Rolle spielen (avere un ruolo), in Betracht kommen (entrare in considerazione), zur Sprache kommen (venire discusso). Vanno imparate come blocchi: tradotte parola per parola non hanno senso.

Cosa ti chiedono all’orale (prosa scientifica)

Che cos’è lo stile nominale e come si traduce? È la tendenza della prosa scientifica tedesca a esprimere con sostantivi, spesso derivati da verbi, ciò che altre lingue esprimono con verbi e subordinate. Esempio: nach der Entdeckung der Handschrift, “dopo che il manoscritto fu scoperto”. Per tradurre bisogna riconoscere il verbo dietro il sostantivo, spesso un nome in -ung, e decidere se mantenere il nome o sciogliere la costruzione. L’italiano accademico tollera lo stile nominale, ma meno del tedesco.

Che cos’è un Funktionsverbgefüge? È una costruzione composta da un verbo di significato generico, come bringen, stellen, kommen, e da un sostantivo, spesso con preposizione, che porta il significato. In Frage stellen significa “mettere in dubbio”, zum Ausdruck bringen significa “esprimere”. Va tradotta come un’unità. È molto frequente nella lingua amministrativa e scientifica.

Il passivo e le sue alternative

Vorgangspassiv e Zustandspassiv

Nei testi scientifici il passivo è ovunque, perché sposta l’attenzione dall’agente al processo. Il tedesco ne ha due tipi. Il passivo di processo (Vorgangspassiv) si forma con werden + participio: Die Handschrift wird im 15. Jahrhundert kopiert, “il manoscritto viene copiato nel XV secolo”. Il passivo di stato (Zustandspassiv) si forma con sein + participio e indica il risultato: Die Handschrift ist beschädigt, “il manoscritto è danneggiato”.

Attenzione ai tempi del passivo con werden: al preterito wurde (Der Text wurde 1840 ediert, “il testo fu pubblicato nel 1840”); al perfetto ist … worden, con worden e non geworden (Der Text ist 1840 ediert worden). L’agente si introduce con von + dativo per le persone (von Lachmann), con durch + accusativo per mezzi e cause (durch einen Brand).

Werden: tre funzioni

Il verbo werden ha tre funzioni che devi distinguere a colpo d’occhio, perché ti cambiano completamente il senso della frase. Come verbo autonomo significa “diventare”: Er wurde Professor. Con l’infinito forma il futuro (o un’ipotesi): Er wird das Buch lesen; Das wird wohl stimmen, “sarà probabilmente vero”. Con il participio forma il passivo: Das Buch wird gelesen.

Le alternative al passivo

Il tedesco scientifico usa anche costruzioni che hanno valore passivo senza esserlo formalmente. Le più frequenti:

  • sein + zu + infinito: indica possibilità o necessità passiva. Der Text ist kaum zu verstehen, “il testo si può comprendere a stento”. Diese These ist zu prüfen, “questa tesi va verificata”.
  • sich lassen + infinito: indica possibilità. Die Datierung lässt sich nicht sicher bestimmen, “la datazione non si può stabilire con sicurezza”.
  • aggettivi in -bar e -lich: nachweisbar (dimostrabile), erklärlich (spiegabile).
  • man + verbo attivo: Man nimmt an, dass …, “si suppone che…”.
Cosa ti chiedono all’orale (passivo)

Che differenza c’è fra Vorgangspassiv e Zustandspassiv? Il primo, formato con werden + participio, descrive un processo in corso: Die Kirche wird restauriert, “la chiesa viene restaurata”. Il secondo, formato con sein + participio, descrive lo stato risultante: Die Kirche ist restauriert, “la chiesa è restaurata”. Al perfetto il passivo di processo usa ist … worden. Nei testi scientifici entrambi sono frequenti.

Come traduci “Die These lässt sich nicht halten”? “La tesi non è sostenibile” o “non si può sostenere”. La costruzione sich lassen + infinito ha valore passivo e indica possibilità o impossibilità. È affine a sein + zu + infinito (Die These ist nicht zu halten), che può indicare sia possibilità sia necessità a seconda del contesto. Riconoscere queste costruzioni è essenziale per capire la posizione dell’autore.

L’attributo participiale esteso

Il problema

Se c’è una struttura che rende la prosa scientifica tedesca quasi illeggibile per un principiante, è l’attributo participiale esteso (erweitertes Partizipialattribut). Il tedesco può mettere fra l’articolo e il sostantivo un intero gruppo di parole costruito intorno a un participio: die von Lachmann 1850 nach strengen Prinzipien herausgegebene Ausgabe. Letteralmente: “la da Lachmann nel 1850 secondo rigorosi principi pubblicata edizione”. In italiano: “l’edizione pubblicata da Lachmann nel 1850 secondo principi rigorosi”.

La tecnica di lettura

La tecnica per scioglierlo è sempre la stessa, e conviene applicarla in modo meccanico:

  • Quando vedi un articolo (o un dimostrativo) seguito da una preposizione o da un altro elemento che non è un aggettivo né un sostantivo, sospetta un attributo esteso.
  • Salta in avanti e cerca il sostantivo che concorda con l’articolo: è la testa del gruppo (die … Ausgabe).
  • Subito prima del sostantivo trovi il participio con la desinenza aggettivale (herausgegebene).
  • Traduci con una relativa: “l’edizione che è stata pubblicata…” e poi inserisci tutto ciò che sta in mezzo.

Il participio può essere passato, con senso passivo (die herausgegebene Ausgabe, l’edizione pubblicata), o presente, con senso attivo (die im Kloster lebenden Mönche, i monaci che vivono nel monastero). Esiste anche il “gerundivo” tedesco, zu + participio presente, con valore di necessità o possibilità: die zu untersuchenden Handschriften, “i manoscritti da esaminare”.

Esempio completo

Prendi questa frase, del tipo che trovi nelle introduzioni alle edizioni critiche: Die in der Forschung lange als verloren geltende, erst 1962 in einer Klosterbibliothek wiederentdeckte Handschrift bietet einen besseren Text. L’articolo die cerca il suo sostantivo: Handschrift. Prima ci sono due attributi coordinati, ciascuno con il suo participio: geltende (presente, da gelten) e wiederentdeckte (passato, da wiederentdecken). Traduzione: “Il manoscritto, a lungo considerato perduto dagli studiosi e riscoperto solo nel 1962 in una biblioteca monastica, offre un testo migliore.”

Cosa ti chiedono all’orale (attributo esteso)

Come si scioglie un attributo participiale esteso? Si individua l’articolo, si cerca più avanti il sostantivo con cui concorda, si trova il participio declinato immediatamente prima del sostantivo, e si traduce l’insieme con una relativa in cui si inseriscono gli altri elementi. Se il participio è passato il senso è di solito passivo, se è presente è attivo. Con zu + participio presente si esprime necessità o possibilità. In italiano conviene quasi sempre sciogliere la struttura.

Traduci “die von ihm vorgeschlagene Lösung”. “La soluzione proposta da lui” oppure “la soluzione che egli ha proposto”. Vorgeschlagene è il participio passato di vorschlagen (proporre), con desinenza aggettivale concordata con Lösung, e von ihm indica l’agente. È un attributo esteso breve; nei testi scientifici se ne trovano di molto più lunghi.

Il Konjunktiv I e il discorso indiretto

A che cosa serve

Nei testi scientifici gli autori riferiscono continuamente le tesi di altri studiosi. Per farlo il tedesco usa il congiuntivo I (Konjunktiv I), il modo del discorso indiretto. Il suo uso segnala che l’autore riporta un’opinione senza prenderne la responsabilità. È quindi un’informazione preziosa: ti dice se ciò che leggi è la tesi dell’autore o la tesi di un altro che l’autore sta per criticare.

Le forme

Il Konjunktiv I si forma dalla radice dell’infinito con le desinenze -e, -est, -e, -en, -et, -en. Nella pratica la forma più frequente è la terza persona singolare: er komme, er habe, er gehe, er wisse. Il verbo sein è irregolare: er sei, sie seien. Il passato si forma con l’ausiliare al Konjunktiv I: er habe geschrieben, er sei gekommen.

Esempio: Wilamowitz meinte, der Text sei interpoliert, “Wilamowitz riteneva che il testo fosse interpolato”. Oppure: Nach Ansicht des Herausgebers habe der Schreiber eine ältere Vorlage benutzt, “secondo il curatore, il copista avrebbe utilizzato un modello più antico”.

Quando subentra il Konjunktiv II

Quando la forma del Konjunktiv I coincide con l’indicativo (succede soprattutto alla prima persona singolare e alle forme plurali: sie haben è sia indicativo sia congiuntivo), si usa il Konjunktiv II per rendere chiaro il discorso indiretto: Sie behaupten, sie hätten den Text gefunden. Il Konjunktiv II si forma dal preterito, spesso con Umlaut (hätte, wäre, käme), oppure con würde + infinito.

Il Konjunktiv II nei testi accademici

Il Konjunktiv II ha anche un uso di cortesia e di cautela, molto frequente negli articoli: Man könnte einwenden, dass …, “si potrebbe obiettare che…”; Es wäre zu fragen, ob …, “ci sarebbe da chiedersi se…”; Dies dürfte auf einen Irrtum zurückgehen, “ciò dovrebbe risalire a un errore”. Nota l’ultimo esempio: dürfte, Konjunktiv II di dürfen, esprime una probabilità prudente, non un permesso. È una delle forme più tipiche della cautela scientifica.

Cosa ti chiedono all’orale (Konjunktiv)

Perché il Konjunktiv I è importante nella lettura di testi scientifici? Perché segnala il discorso indiretto: l’autore riferisce l’opinione di un altro senza farla propria. Distinguerlo dall’indicativo permette di capire se una tesi è dell’autore o di uno studioso citato, magari per essere confutato. Esempio: Lachmann meinte, die Handschrift sei verloren. Quando la forma coincide con l’indicativo, si usa il Konjunktiv II.

Che valore ha “dürfte” in “Das dürfte richtig sein”? È il Konjunktiv II di dürfen e qui non indica permesso, ma una supposizione prudente: “dovrebbe essere giusto, è probabilmente giusto”. È una forma tipica della cautela nella prosa scientifica, insieme a könnte, wäre e wohl. Tradurlo con “potrebbe essere permesso” è un errore classico.

Connettivi e struttura argomentativa

I connettivi che contano

Un saggio è un argomento, e i connettivi sono i suoi cartelli stradali. Imparare a riconoscerli ti permette di seguire il ragionamento anche quando non capisci ogni parola.

Per aggiungere: außerdem, darüber hinaus, zudem, ferner. Per opporre: aber, jedoch, dagegen, hingegen, allerdings (quest’ultimo spesso concessivo: “tuttavia, è vero che”). Per concedere: zwar … aber (Zwar ist die Handschrift spät, aber ihr Text ist gut, “è vero che il manoscritto è tardo, ma il suo testo è buono”), obwohl, trotzdem. Per la causa: weil, da, denn (quest’ultimo coordinante, con verbo in seconda posizione). Per la conseguenza: deshalb, daher, deswegen, folglich, also. Per il fine: damit, um … zu.

Le particelle modali

Nella prosa scientifica compaiono anche alcune particelle che non hanno un equivalente diretto in italiano ma modificano il tono: ja (segnala un fatto noto: bekanntlich ha lo stesso valore), wohl (probabilmente), eben e gerade (proprio), doch (eppure, invece). Dies ist ja bekannt significa “come è noto, questo è risaputo”.

Le formule del dibattito

Ci sono poi formule tipiche con cui gli autori si posizionano: Es ist davon auszugehen, dass … (si deve partire dal presupposto che…); Dem ist entgegenzuhalten, dass … (a ciò va obiettato che…); Im Folgenden soll gezeigt werden … (nel seguito si mostrerà…); Bisher unbeachtet blieb … (finora non si è notato…); in Anlehnung an (sulla scorta di); im Gegensatz zu (al contrario di).

Cosa ti chiedono all’orale (connettivi)

Come funziona la struttura “zwar … aber”? È una costruzione concessiva: con zwar si ammette un fatto, con aber o doch si introduce la tesi principale che lo limita. Zwar ist die Quelle spät, aber sie ist zuverlässig: “è vero che la fonte è tarda, ma è attendibile”. Nei testi scientifici serve a riconoscere un’obiezione prima di superarla. In italiano si rende con “è vero che… ma” o “pur essendo… “.

Che differenza c’è fra weil e denn? Entrambi introducono una causa, ma weil è una congiunzione subordinante e manda il verbo in fondo (weil der Text verloren ist), mentre denn è coordinante e lascia il verbo in seconda posizione (denn der Text ist verloren). Denn non può aprire la frase. Nella scrittura scientifica si usa anche da, subordinante, spesso per cause già note.

Il lessico delle scienze umane

Parole chiave della critica

Alcune parole tedesche sono diventate termini tecnici internazionali delle scienze umane, e le troverai citate anche nei saggi italiani. Bildung: formazione, nel senso di formazione interiore della persona attraverso la cultura, da cui il Bildungsroman, il romanzo di formazione. Weltanschauung: visione del mondo. Zeitgeist: spirito del tempo. Gesamtkunstwerk: opera d’arte totale, il concetto wagneriano. Wirkungsgeschichte: storia degli effetti di un’opera, un concetto che Hans-Georg Gadamer ha sviluppato in Wahrheit und Methode (1960). Rezeptionsästhetik: estetica della ricezione, la scuola di Costanza di Hans Robert Jauss e Wolfgang Iser. Sitz im Leben: il contesto vitale di un testo, termine nato nella critica biblica.

Lessico filologico

Se lavori su testi antichi o medievali, ti servono termini precisi. die Handschrift (manoscritto; in sigla Hs., plurale Hss.), die Überlieferung (tradizione, trasmissione del testo), die Textkritik (critica del testo), die Lesart (lezione), die Abschrift (copia), die Vorlage (modello, antigrafo), der Schreiber (copista), die Ausgabe (edizione), der Herausgeber (curatore; sigla Hg. o Hrsg.), der Apparat (apparato critico), die Konjektur (congettura), verderbt (corrotto). Molti termini vengono dal latino e si riconoscono facilmente.

Lessico storico-artistico

Per la storia dell’arte e l’archeologia: das Gemälde (dipinto), die Plastik e die Skulptur (scultura), das Relief, der Fries (fregio), die Säule (colonna), das Gewölbe (volta), der Grundriss (pianta), die Werkstatt (bottega), der Auftraggeber (committente), die Zuschreibung (attribuzione), die Ausgrabung (scavo), der Fund (reperto), die Schicht (strato). Il tedesco ha anche due parole per “immagine”: das Bild, la parola comune, e die Abbildung (abbreviata Abb.), la figura riprodotta in un libro.

I falsi amici

Attenzione ad alcuni falsi amici frequenti: eventuell significa “forse”, non “eventualmente” nel senso di “nel caso”; aktuell significa “attuale, di attualità”; die Konkurrenz significa “concorrenza”, non “concorso”; das Gymnasium è il liceo; die Promotion è il dottorato; der Dozent non coincide con il “docente” italiano generico, ma indica una figura specifica del sistema accademico tedesco.

Cosa ti chiedono all’orale (lessico)

Che cosa significa Wirkungsgeschichte? Indica la storia degli effetti di un’opera o di un evento, cioè il modo in cui è stata recepita, interpretata e ha influenzato le epoche successive. Hans-Georg Gadamer ne ha fatto un concetto centrale dell’ermeneutica in Wahrheit und Methode (1960): la comprensione di un testo è sempre condizionata dalla storia delle sue interpretazioni. È affine al concetto di ricezione della scuola di Costanza.

Traduci “Die Lesart der Handschrift ist verderbt”. “La lezione del manoscritto è corrotta”. Lesart è il termine tecnico per “lezione” nella critica del testo, verderbt significa “corrotto” in senso filologico (da non confondere con verdorben, guasto, avariato, nell’uso comune). È una frase tipica degli apparati critici e delle introduzioni alle edizioni.

Le convenzioni del testo accademico tedesco

Abbreviazioni

I testi scientifici tedeschi usano abbreviazioni che devi riconoscere subito: vgl. (vergleiche, cfr.), ebd. (ebenda, ivi, ibidem), a.a.O. (am angegebenen Ort, op. cit.), S. (Seite, pagina), f. e ff. (e seguente, e seguenti), Anm. (Anmerkung, nota), Bd. e Bde. (volume, volumi), Hg. o Hrsg. (curatore), hg. v. (a cura di), Aufl. (Auflage, edizione), z. B. (per esempio), d. h. (cioè), u. a. (fra l’altro, e altri), bzw. (beziehungsweise, ovvero, rispettivamente), s. o. e s. u. (vedi sopra, vedi sotto), Jh. (secolo), v. Chr. e n. Chr. (a.C. e d.C.).

Generi testuali

I generi testuali principali sono il saggio scientifico (der Aufsatz, der Beitrag), la monografia, la recensione (die Rezension), l’abstract (die Zusammenfassung), la tesi (die Abschlussarbeit, die Dissertation). Un saggio ha di solito una Einleitung (introduzione) in cui si pone la domanda di ricerca (die Fragestellung), un corpo argomentativo e uno Schluss o Fazit (conclusione). La Fragestellung è il cuore: se la individui, capisci il saggio.

Le date e i numeri

Un’ultima nota pratica: i numeri ordinali si scrivono con il punto (das 15. Jahrhundert, il XV secolo; am 3. Oktober, il 3 ottobre). La virgola è il separatore decimale e il punto separa le migliaia, come in italiano.

Cosa ti chiedono all’orale (convenzioni)

Che cosa significano “vgl.” e “ebd.”? Vgl. sta per vergleiche e corrisponde all’italiano “cfr.”; rimanda a un’opera da confrontare. Ebd. sta per ebenda e corrisponde a “ivi” o “ibidem”; indica che la citazione viene dallo stesso luogo della nota precedente. Sono fra le abbreviazioni più frequenti nelle note dei saggi tedeschi, insieme a a.a.O., S. e f./ff.

Che cos’è la Fragestellung? È la domanda di ricerca, cioè il problema che un saggio si propone di affrontare. Di solito si trova nell’introduzione, spesso introdotta da formule come Im Folgenden soll untersucht werden, ob …. Individuarla è il primo passo per capire la struttura e la tesi di un testo scientifico. Molti studenti la cercano troppo tardi, a metà lettura.

Una strategia di lettura e traduzione

Prima del dizionario

Il metodo che ti propongo, e che molti docenti di questi corsi consigliano in forme simili, procede in quattro passaggi. Primo: leggi il titolo, l’introduzione e la conclusione, per capire l’argomento e la tesi. Secondo: in ogni frase lunga, individua il verbo coniugato e la sua posizione, e da lì le frasi principali e subordinate (segna le virgole, che in tedesco separano sempre le subordinate). Terzo: individua i soggetti, cioè i nominativi, e i blocchi nominali, compresi gli attributi estesi. Quarto: solo a questo punto apri il dizionario per le parole che restano oscure.

Il verbo alla fine

Una difficoltà tipica, quando traduci, è che il verbo arriva alla fine della subordinata, e a volte la subordinata è lunga cinque righe. Non provare a tradurre parola per parola mentre leggi: arriva prima al verbo, poi torna indietro. È lo stesso principio della traduzione dal latino, e chi viene da studi classici ha qui un vantaggio.

Un esempio commentato

Dass die Handschrift, die sich heute in der Bibliothek befindet, erst im 16. Jahrhundert dorthin gelangt ist, lässt sich aus einem Vermerk auf dem ersten Blatt erschließen. Il verbo coniugato principale è lässt (da sich erschließen lassen, “si può dedurre”); il soggetto è l’intera subordinata introdotta da dass; dentro di essa c’è una relativa (die sich … befindet). Traduzione: “Che il manoscritto, oggi conservato nella biblioteca, vi sia arrivato solo nel XVI secolo, si può dedurre da una nota sul primo foglio.”

Cosa ti chiedono all’orale (strategia di lettura)

Come affronti una frase tedesca molto lunga? Individuo prima i verbi coniugati e la loro posizione: seconda posizione per le principali, ultima per le subordinate. Uso le virgole per delimitare le subordinate e cerco i nominativi per trovare i soggetti. Poi scompongo i blocchi nominali, compresi gli attributi participiali estesi. Solo alla fine ricorro al dizionario per il lessico.

Perché chi ha studiato latino è avvantaggiato con il tedesco scientifico? Perché entrambe le lingue hanno un sistema di casi e un verbo spesso posizionato in fondo alla frase, e richiedono la stessa abitudine a leggere la frase intera prima di tradurla. Anche molti termini scientifici tedeschi derivano dal latino. Le strategie di analisi della frase sono quindi in parte trasferibili.

Leggere i classici tedeschi della storia dell’arte

Wölfflin e i concetti fondamentali

Se studi storia dell’arte, il tedesco ti serve anche perché alcuni testi fondativi della disciplina sono stati scritti in questa lingua, e i loro termini sono entrati nel lessico internazionale. Heinrich Wölfflin pubblica nel 1915 i Kunstgeschichtliche Grundbegriffe (Concetti fondamentali della storia dell’arte). Per descrivere il passaggio dallo stile rinascimentale a quello barocco propone cinque coppie di concetti: linear / malerisch (lineare e pittorico), Fläche / Tiefe (superficie e profondità), geschlossene / offene Form (forma chiusa e forma aperta), Vielheit / Einheit (molteplicità e unità), Klarheit / Unklarheit (chiarezza assoluta e relativa). Nota come quasi tutti siano sostantivi o aggettivi sostantivabili: è lo stile nominale applicato alla teoria.

Il termine malerisch è un buon esempio delle difficoltà di traduzione: non significa “pittoresco” nel senso comune, ma indica una visione fondata sulle masse, sulla luce e sul colore piuttosto che sul contorno. Tradurlo con “pittorico” è corretto, ma devi saper spiegare che cosa intende Wölfflin.

Panofsky e i tre livelli dell’interpretazione

Erwin Panofsky, formatosi in Germania e poi emigrato negli Stati Uniti, propone un metodo in tre livelli che trovi in tutti i manuali di iconologia. Lo formula prima in tedesco, in un saggio del 1932 sul problema della descrizione e dell’interpretazione del contenuto delle opere d’arte, e poi in inglese negli Studies in Iconology (1939). I tre livelli sono: la descrizione preiconografica (vorikonographische Beschreibung), che identifica forme, oggetti ed eventi; l’analisi iconografica, che riconosce i temi e i soggetti convenzionali (questa figura con la ruota è santa Caterina); l’interpretazione iconologica, che coglie il significato dell’opera come documento di una cultura e di una visione del mondo.

Il lessico di Panofsky in tedesco è il miglior esercizio per questo corso: Sinnschicht (strato di senso), Bedeutung (significato), Gehalt (contenuto essenziale, diverso da Inhalt, contenuto in senso generico), Deutung (interpretazione). La differenza fra Inhalt e Gehalt è sottile e spesso viene chiesta.

La descrizione di un’opera

Ti può capitare di dover leggere o scrivere una breve descrizione d’opera (Bildbeschreibung). Le formule ricorrenti sono utili da riconoscere: Im Vordergrund / im Hintergrund sieht man … (in primo piano / sullo sfondo si vede…); In der Bildmitte befindet sich … (al centro del quadro si trova…); links / rechts oben / unten (in alto / in basso a sinistra / a destra); Das Gemälde stammt aus dem Jahr … (il dipinto risale all’anno…); Es handelt sich um … (si tratta di…). La costruzione es handelt sich um + accusativo è frequentissima in ogni tipo di testo accademico.

Cosa ti chiedono all’orale (storia dell’arte in tedesco)

Quali sono le coppie di concetti di Wölfflin? Nei Kunstgeschichtliche Grundbegriffe (1915) Wölfflin contrappone lineare e pittorico, superficie e profondità, forma chiusa e forma aperta, molteplicità e unità, chiarezza assoluta e relativa. Le prime voci di ogni coppia caratterizzano il Rinascimento, le seconde il Barocco. Il termine malerisch non significa “pittoresco”, ma indica una visione per masse e luce anziché per contorni.

Che differenza c’è fra Inhalt e Gehalt? Inhalt è il contenuto in senso generale, ciò che un’opera rappresenta o un testo dice. Gehalt indica un contenuto più profondo ed essenziale, il valore o il significato sostanziale. Nella tradizione dell’iconologia di Panofsky il livello più alto dell’interpretazione mira al Gehalt. In italiano si rende a seconda del contesto con “contenuto” e “significato intrinseco”.

Leggere la filologia tedesca: il lessico del metodo

Lachmann e lo stemma

La filologia classica moderna è nata in buona parte in tedesco, e ancora oggi molti termini tecnici portano quel segno. Il nome a cui si lega il metodo stemmatico è Karl Lachmann, la cui edizione di Lucrezio uscì nel 1850. I termini che incontrerai sono: das Stemma (lo stemma dei codici, l’albero genealogico della tradizione), der Archetyp (archetipo), die Leithandschrift (manoscritto base), der Bindefehler (errore congiuntivo, che dimostra la parentela di due codici) e der Trennfehler (errore separativo, che dimostra che un codice non dipende da un altro). Questi ultimi due termini vengono dalla sistematizzazione di Paul Maas, la cui Textkritik fu pubblicata per la prima volta nel 1927.

Un esempio dalle introduzioni

Una frase del tipo che trovi nelle prefazioni: Da beide Handschriften einen gemeinsamen Bindefehler aufweisen, ist anzunehmen, dass sie auf eine gemeinsame Vorlage zurückgehen. Il verbo della causale è aufweisen (presentare), separabile, quindi in fondo alla subordinata; nella principale c’è ist anzunehmen, un sein + zu con valore di necessità logica. Traduzione: “Poiché entrambi i manoscritti presentano un errore congiuntivo comune, si deve supporre che risalgano a un modello comune.”

Cosa ti chiedono all’orale (lessico filologico)

Che differenza c’è fra Bindefehler e Trennfehler? Il Bindefehler, errore congiuntivo, è un errore comune a due o più testimoni che non può essere nato indipendentemente, e dimostra quindi la loro parentela. Il Trennfehler, errore separativo, è un errore di un testimone che un copista non avrebbe potuto correggere per congettura, e dimostra che un altro testimone non dipende da esso. I termini sono stati sistematizzati da Paul Maas nella Textkritik (1927).

Traduci “ist anzunehmen”. “Si deve supporre” o “è da supporre”. È la costruzione sein + zu + infinito con valore di necessità, qui logica: l’autore presenta la conclusione come obbligata dai dati. Con altri verbi la stessa costruzione può indicare possibilità (Das ist kaum zu glauben, “è difficile da credere”).

Il lessico della critica letteraria

Generi ed epoche

Anche chi studia letteratura italiana incontra di continuo termini critici tedeschi. Per i generi: die Gattung (genere letterario), die Lyrik (poesia lirica), die Epik (narrativa in senso ampio), die Dramatik, der Roman, die Erzählung (racconto), die Novelle. Per le epoche: die Aufklärung (Illuminismo), der Sturm und Drang, die Klassik (il classicismo di Weimar), die Romantik, der Realismus, die Moderne. Nota che Epoche in tedesco è femminile (die Epoche), come die Romantik.

La Novelle

La Novelle tedesca non coincide con la novella italiana, anche se la parola viene dall’italiano. È un racconto di media lunghezza, concentrato su un evento centrale. La definizione più citata è di Goethe, che in una conversazione con Eckermann del gennaio 1827 la descrisse come “eine sich ereignete unerhörte Begebenheit”, un evento inaudito che è accaduto. Analizziamo la formula, perché è un piccolo concentrato di grammatica: sich ereignete è un participio usato come attributo (da sich ereignen, accadere), con il riflessivo davanti; unerhörte è un aggettivo con il prefisso negativo un- (da hören, udire: “mai udito”); Begebenheit è un sostantivo astratto in -heit. Tradotto: “un evento inaudito realmente accaduto”.

Altri termini

Das lyrische Ich è l’io lirico, la voce che parla nella poesia, da distinguere dall’autore. Die Erlebnislyrik è la “lirica dell’esperienza vissuta”, la poesia fondata sull’esperienza personale, associata al giovane Goethe. Der Erzähler è il narratore, e die Erzählperspektive il punto di vista narrativo. Die Dichtung indica la poesia e, in senso più ampio, la letteratura creativa: Dichtung und Wahrheit, “Poesia e verità”, è il titolo dell’autobiografia di Goethe.

Cosa ti chiedono all’orale (critica letteraria)

Come definisce Goethe la Novelle? In una conversazione con Eckermann del gennaio 1827 Goethe la definisce “eine sich ereignete unerhörte Begebenheit”, un evento inaudito realmente accaduto. La definizione sottolinea la concentrazione su un singolo evento straordinario. La forma contiene un participio attributivo, sich ereignete, e un aggettivo negativo, unerhörte. È diventata la definizione canonica del genere nella teoria letteraria tedesca.

Che cos’è l’io lirico? È la voce che dice “io” in una poesia, da non confondere con l’autore reale. Il concetto, in tedesco das lyrische Ich, è stato introdotto per evitare letture troppo biografiche della poesia. Anche quando la poesia nasce da un’esperienza reale, come nella Erlebnislyrik, l’io del testo resta una costruzione letteraria.

Fonti e approfondimenti

Grammatiche e strumenti

  • Duden, Die Grammatik (Duden Band 4), Dudenverlag.
  • Duden, Das Stilwörterbuch (Duden Band 2), Dudenverlag.
  • Hans-Georg Gadamer, Wahrheit und Methode (1960).
  • Heinrich Wölfflin, Kunstgeschichtliche Grundbegriffe (1915).
  • Erwin Panofsky, Studies in Iconology (1939).
  • Paul Maas, Textkritik (1927).

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Antonio Garofano

Insegno letteratura italiana e latina e ho creato Aula di Letteratura per dare una mano agli studenti che preparano un'interrogazione o la maturità: spiegazioni chiare, parafrasi, analisi e riassunti dei testi che si studiano davvero a scuola, da Francesco d'Assisi a Montale. Mi appassiona l'intelligenza artificiale e da tempo provo a capire come usarla bene nello studio dei classici: come un supporto per orientarsi, ripassare e farsi domande, mai come scorciatoia al posto della lettura. I testi vanno letti, con calma, magari ad alta voce. Il resto viene dopo, e qui cerco di renderlo un po' più semplice.

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