De bello civili di Cesare

Cesare racconta la guerra contro Pompeo e i sostenitori del senato. La narrazione seleziona decisioni e necessità per costruire un’immagine del comando e.

Antonio Garofano Antonio Garofano 5 min di lettura

Il De bello civili (La guerra civile) è l’opera in cui Giulio Cesare racconta, in tre libri, lo scontro con Pompeo e con il senato negli anni 49-48 a.C.: dall’ingresso in Italia alla vittoria di Farsalo, fino all’arrivo ad Alessandria d’Egitto. A differenza del De bello Gallico, qui Cesare non combatte contro popoli stranieri ma contro cittadini romani, e il suo scopo principale è dimostrare di essere stato costretto alla guerra per difendere la propria dignità e i diritti dei tribuni. Qui trovi il riassunto libro per libro, i personaggi, i temi della propaganda cesariana e le differenze con i Commentarii gallici.

Dati essenziali

  • Autore: Gaio Giulio Cesare (100-44 a.C.).
  • Genere: commentarii, resoconti in terza persona.
  • Libri: tre; l’opera si interrompe durante la guerra di Alessandria.
  • Periodo narrato: dal gennaio del 49 alla fine del 48 a.C.
  • Composizione: incerta; forse fra il 47 e il 45 a.C., e forse rimasta senza revisione finale.
  • Continuazioni: Bellum Alexandrinum, Bellum Africum e Bellum Hispaniense, scritti da altri autori.

Il riassunto

Libro I: dall’Italia alla Spagna

Il senato, dominato dagli avversari di Cesare, gli ordina di congedare l’esercito; i tribuni della plebe che difendono i suoi diritti vengono minacciati e fuggono da lui. Cesare arringa i soldati e avanza in Italia. Il famoso passaggio del Rubicone, raccontato da altri storici, nel De bello civili non viene descritto: Cesare preferisce mettere in ombra il momento in cui varca il confine in armi. A Corfinio cattura Domizio Enobarbo e i suoi uomini e li lascia liberi, esempio della sua clemenza. Pompeo si ritira a Brindisi e poi in Grecia. Cesare, invece di inseguirlo subito, va in Spagna e sconfigge i legati pompeiani Afranio e Petreio presso Ilerda, costringendoli alla resa quasi senza combattere.

Libro II: Marsiglia e l’Africa

Marsiglia, schierata con Pompeo, viene assediata e alla fine si arrende. In Africa invece il legato cesariano Curione, giovane e coraggioso ma imprudente, viene sconfitto dal re numida Giuba e muore combattendo. Cesare racconta la sconfitta con onestà, ma attribuendola all’eccesso di fiducia di Curione.

Libro III: Durazzo, Farsalo, Alessandria

Cesare attraversa l’Adriatico in pieno inverno e sbarca in Epiro. A Durazzo tenta di assediare Pompeo con una lunga linea di fortificazioni, ma subisce un grave rovescio. Si ritira in Tessaglia, dove, a Farsalo, nell’agosto del 48, affronta l’esercito pompeiano, più numeroso, e lo sconfigge. Pompeo fugge in Egitto, dove viene ucciso per ordine dei consiglieri del giovane re Tolomeo. Cesare arriva ad Alessandria e resta coinvolto nelle lotte dinastiche egiziane: l’opera si interrompe all’inizio della guerra alessandrina.

Personaggi

  • Cesare: presentato come moderato, rispettoso delle leggi e clemente, sempre pronto a trattare la pace.
  • Pompeo: un grande generale diventato ostaggio dei nobili più intransigenti.
  • Gli ottimati: Catone, Lentulo, Scipione, Domizio, dipinti come arroganti, avidi e vendicativi.
  • Curione: il giovane luogotenente coraggioso e sfortunato.
  • I soldati: fedeli, valorosi, legati al comandante da un rapporto personale.

Temi

  • La legittimità: Cesare combatte per la sua dignitas e per i diritti dei tribuni, cioè del popolo.
  • La clemenza: il perdono ai vinti è la sua arma politica, in contrasto con le liste di proscrizione minacciate dai pompeiani.
  • La ricerca della pace: Cesare ricorda le sue proposte di accordo, sempre respinte.
  • La fortuna: più presente che nel De bello Gallico, soprattutto nei momenti di crisi.

Stile e propaganda

Lo stile è quello tipico di Cesare: chiaro, essenziale, con lessico selezionato e periodi ordinati. L’uso della terza persona dà un’impressione di oggettività. Ma la propaganda è più scoperta che nell’opera gallica: gli avversari sono caratterizzati in modo negativo, con ironia sul loro lusso e sulla loro sicurezza prima di Farsalo, e le omissioni, come quella del Rubicone, sono calcolate.

De bello civili e De bello Gallico

Nel De bello Gallico Cesare deve giustificare una conquista esterna; qui una guerra fra Romani, con un pubblico diviso. Per questo il tono è più polemico e la narrazione dà più spazio ai discorsi, alle trattative e ai giudizi sui personaggi. Per esercitarti sul latino di Cesare, parti dalle versioni del De bello Gallico, come Vercingetorige (BG VII 4) e la spedizione in Britannia (BG IV 20).

Un altro racconto della stessa guerra

Un secolo dopo, Lucano raccontò la guerra civile in un poema epico, la Pharsalia, con una prospettiva opposta: Cesare vi è un distruttore della libertà. Confrontare le due opere mostra come lo stesso evento possa essere narrato con fini diversi.

Come studiarlo

Individua per ogni libro un episodio chiave: Corfinio (clemenza), Curione in Africa (sconfitta raccontata con onestà), Farsalo (vittoria decisiva). Poi collega l’opera alla crisi della Repubblica studiata anche con Sallustio e Cicerone.

Il valore storico

Pur essendo di parte, il De bello civili è la fonte contemporanea più diretta sulla guerra, scritta dal suo protagonista. Va letto confrontandolo con le lettere di Cicerone, che vivevano gli stessi mesi dall’altra parte, e con Plutarco, Appiano e Cassio Dione.

Domande frequenti

Di che cosa parla il De bello civili?

Della guerra tra Cesare e Pompeo negli anni 49-48 a.C., fino all’arrivo di Cesare in Egitto.

Cesare racconta il passaggio del Rubicone?

No: nel suo racconto l’episodio non viene descritto, probabilmente per scelta.

Perché Cesare insiste sulla clemenza?

Per presentarsi come un vincitore moderato, diverso dai pompeiani e da Silla.

Per lo studio

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